Germano Celant, noto teorico dell’arte povera, cura l’esposizione personale di Arman presso Palazzo Cipolla a Roma, promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo.
“Arman 1954-2005” è un’ampia retrospettiva comprendente circa settanta opere dell’artista francese (naturalizzato americano), dagli esordi degli anni ʼ50 ai primi anni del duemila.
Dopo quindici anni dall’ultima antologica le opere dell’“archeologo del futuro” tornano in Italia, mostrandoci una visione ironica della contemporaneità, la poliedricità manifesta nell’uso di vari media e la curiosità per le sperimentazioni.
Il percorso ricostruisce la poetica di Arman, dedito per cinquant’anni ad attività di pittura, scultura, assemblage e ready made; essa è fondata principalmente sulla logica del prelievo e della raccolta, evidente nelle Accumulations di utensili e materiali.
1 arman poubelle menagere 1960
Il professore Emmanuele F. M. Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro, rivela di aver conosciuto personalmente l’artista a Milano, nel clima vitale e laborioso degli anni ʼ60, e a testimonianza dell’ironia che caratterizzò Arman ricorda l’epigrafe che egli volle sulla sua tomba: “Enfin seul!”(“Finalmente solo!”). Arman si autodefinì infatti “un peintre qui fait de la sculpture”: abbandonò presto la pittura tradizionale per adottare altri strumenti creativi, come tracce, impronte, timbri ripetuti compulsivamente sulla carta e misti ad interventi pittorici. La svolta avvenne negli anni ʼ60, quando l’artista abbracciò la poetica del Nouveau Réalisme, che desume dalla realtà oggetti e anche materiali di scarto, generalmente poveri e insignificanti, per ergerli a opere d’arte. Arman infatti recuperò oggetti dozzinali e veri e propri rifiuti, ricomponendoli con esiti giocosi e irriverenti: le “manovre” dadaiste di Duchamp lo conquistarono e gli consentirono, come scrisse egli stesso nel 1964 e come ricorda Emanuele, di tradurre in arte “le inquietudini odierne, tra le quali la diminuzione degli spazi vitali e l’invasività dei nostri residui industriali”.
2 arman schmilblic 1990
I visitatori sono catapultati in un emporio astruso e chiassoso di oggetti contemporanei, accumulati come giocattoli, fumetti e carte in Poubelle Ménagére, affettati come la macchina da luna park in Schmilblic, sospesi come i macina caffè sulle caffettiere di Coule de Source; gli interventi pittorici, poi, si coniugano alle obliterazioni con timbri a inchiostro nei Cachets.
Arman è “pittore di oggetti disintegrati, tenuti insieme da una superficie o da una materia, trasparente o opaca”, afferma Germano Celant. Lo si nota nelle Colères o Rages degli anni ʼ60 o nei Sandwich Combo, della fine dei ʼ90, in cui Arman indaga l’azzeramento della funzionalità di un oggetto scomponendolo o distruggendolo. La distruzione è graduale in Concerto for 4 Pianos, in cui compaiono quattro pianoforti, il primo intero, il secondo tagliato a metà, il terzo in tre parti e il quarto in sei.
3 arman concerto for 4 pianos 1998
La “disfunzionalità” di un oggetto può conseguire sia dalla sua distruzione, com’è chiaro nel tavolo di legno fracassato su pannello di legno in Faux Louis XVI, che dall’ibridazione tra due oggetti, come il frigorifero e il carrello della spesa in Du Producteur au Consommateur o un pianoforte e un letto a baldacchino in Eine Klein Nacht Musik.
4 arman clic-clac-kodak hourrah 1961
Anche gli accumuli privano il singolo oggetto della sua originaria connotazione, confondendola e sfumandola nell’insieme risultante, come notiamo nell’accumulazione di macchine fotografiche in scatola di legno in Clic-Clac Kodak, Hourrah!, nell’accumulazione a mosaico o ad alveare di pennelli incassati in resina di poliestere di Untitled del 1969, nell’addossamento di fisarmoniche su carrello in Nuits de Chine; artificiale e futuristico, poi, quell’essere giurassico che risulta dall’accumulazione di chiavi inglesi in bronzo saldate tra loro e alla base, in Stegosaurus Plierus.
5 arman stegosaurus plierus 1978
Arman inoltre riflette sul concetto di scarto o resto, come si nota nelle serie Poubelles e Inclusions, sia in cemento sia in resina.
La mostra, dunque, indaga tappe cruciali della storia dell’arte contemporanea, concomitanti e conseguenti a notevoli sviluppi industriali ed economici, attraverso la cui rievocazione è possibile suggerire una riflessione sul futuro e soluzioni che ribaltino un avvenire polverizzato da sprechi e impoverimenti di risorse.

Dettagli

Orario:
tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle ore 10.00 alle ore 20.00.
La biglietteria chiude un’ora prima.

Arman, Clic-Clac Kodak, Hourrah!, 1961, accumulazione di macchine fotografiche in scatola di legno, 50,8 x 76,2 x 19 cm. (Collezione Arman Marital Trust, Corice Arman Trustee. © Arman Studio New York) Arman, Poubelle Ménagére, 1960, accumulazione di giocattoli, fumetti e carte in scatola di legno con coperchio di vetro, 65 x 40 x 10 cm (Collezione Arman Marital Trust, Corice Arman Trustee. © Arman Studio New York) Arman, Schmilblic, 1990, Macchina da luna park a fette, 16 x 50 x 180 cm (Collezione Arman Marital Trust, Corice Arman Trustee. © Arman Studio New York) Arman, Concerto for 4 Pianos, 1998, quattro pianoforti tagliati a fette, il primo è intero, il secondo tagliato a metà, il terzo in tre parti e il quarto in sei, dimensioni variabili, Musée d’art contemporain de Lyon (Collezione Arman Marital Trust, Corice Arman Trustee. © Arman Studio New York) Arman, Clic-Clac Kodak, Hourrah!, 1961, accumulazione di macchine fotografiche in scatola di legno, 50,8 x 76,2 x 19 cm. (Collezione Arman Marital Trust, Corice Arman Trustee. © Arman Studio New York) Arman, Stegosaurus Plierus, 1978, accumulazione di chiavi inglesi in bronzo saldate tra loro e alla base, 55,9 x 82,6 x 29,9 cm (Collezione Arman Marital Trust, Corice Arman Trustee. © Arman Studio New York)

Dove e quando

Evento: Arman 1954-2005

Indirizzo:
[Guarda su Google Maps]

Fino al: 20170723