Fra le celebrazioni dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, che prendono ufficialmente il via da questo settembre 2020, va anche annoverata questa mostra veronese, che ha in serbo anche altri interessanti obiettivi.
Con l’esposizione dal titolo La Mano che Crea è stato realizzato un progetto per riscoprire la figura di Ugo Zannoni, scultore, collezionista e mecenate dell’Ottocento scaligero. Se questo è l’obiettivo principale, non secondario è stato quello di un nuovo approccio per la realizzazione della mostra, concepita come un laboratorio dove professori e studenti dell’Accademia di Belle Arti e dell’Università di Verona hanno potuto collaborare e fare esperienza diretta di ciò che avviene dietro le quinte, prima e durante l’apertura dell’esposizione. Il concetto di Museo partecipativo non poteva non essere seguito parlando appunto della figura di Zannoni, il cui spirito è stato sempre rivolto alla didattica e all’impegno civile in favore della cultura, contribuendo in modo centrale a gettare le basi per la creazione della Galleria d’Arte Moderna di Verona.

Sono infatti stati realizzati corsi e laboratori di alta formazione per la produzione artistica, la professione museale e le metodologie di gestione del patrimonio culturale, come la catalogazione, il restauro e la mediazione culturale.
Abituati, negli ultimi anni, a vedere mostre realizzate senza alcuno scopo o vero interesse scientifico, questa iniziativa merita di essere considerata con grande attenzione, anche pensando alle nuove generazioni e al mondo della didattica che tanto ha bisogno di nuovi stimoli.
La riscoperta della figura dello scultore Ugo Zannoni è già un nobile obiettivo, considerando non solo la sua indole artistica ma anche la sua importanza di mecenate e professore. Nato a Verona nel 1836, studia all’Accademia di Venezia per entrare poi all‘Accademia di Brera a Milano nel 1858, dove il suo maestro è stato Pietro Bernasconi, allievo di Vincenzo Vela. Sono gli anni milanesi che lo renderanno un artista autorevole, con incarichi importanti e commissioni pubbliche di rilievo. La critica artistica per anni ha giudicato negativamente la scuola milanese del secondo Ottocento ma “alla luce di autorevoli studi recenti sulla storia dell’arte dell’Ottocento, dovuti in parte ai membri del comitato scientifico di questa mostra, i tempi sono favorevoli per riconsiderare la figura complessiva di Zannoni e il suo contributo come artista, collezionista e mecenate. Per far questo, è necessario rivolgere nuove indagini all’insieme di relazioni artistiche, culturali e politiche che lo videro protagonista al di là della popolarità acquisita come autore di uno dei più riusciti tributi risorgimentali al “divino” poeta, il monumento a Dante Alighieri.”

Nel 1865 vince il concorso per il monumento di Dante in occasione del VI centenario della nascita del poeta fiorentino, che diverrà la sua opera più celebre, ancora oggi collocata in piazza dei Signori a Verona di fronte al palazzo che ospitò il poeta per alcuni periodi durante il suo esilio. La fama di questa scultura lo porterà ad aprire uno studio a Milano, dove comincerà a realizzare statue per il Duomo della città, così come altre opere per l’esposizione internazionale del 1872, aprendo contatti internazionali ed altolocati, tanto da essere nominato da re Vittorio Emanuele II Cavaliere della Corona. Sono anni di grandi fermenti politici che vanno a braccetto con l’entusiasmo degli artisti, presi dal vortice dei sentimenti risorgimentali. Ugo Zannoni da anziano soleva ricordare quel periodo con la frase: ‘Che speranze, che fede!‘
Il trasferimento a Milano lo porterà a lavorare con maggiore libertà d’arte, di pensiero e di provocazione giovanile nel clima degli ideali romantici, meglio che nel Veneto smunto e tutto una caserma austriaca, dopo gli ardimenti di Lorenzo Bartolini e Giovanni Duprè si poteva battagliare per le nuove idee contro l’accademia, com’è il sogno di ogni giovane che dell’accademia sia appena uscito. Questa era la Milano di Zannoni, la capitale colta e battagliera che lo stimolava a reagire al torpore della sua Verona, città che al confronto, dopo anni di presidio militare asburgico, doveva apparirgli forse come una bella addormentata. Non può sorprendere dunque se il senso di libertà, l’energia vitale e l’orgoglio nazionalistico che lo scultore esordiente respirò in quel contesto determinarono il precoce successo del monumento a Dante e rinforzarono nel suo animo un sentimento municipalistico protettivo verso la terra dei suoi affetti famigliari, che sfociò nell’amorevole dedizione per le sorti del Museo Civico.
Dopo aver partecipato alle esposizioni internazionali di Filadelfia e di Parigi ed essere nominato consigliere dell’Accademia di Brera alla morte di Francesco Hayez, torna a Verona.

Dal 1905 si adopera per costituire una Galleria d’Arte Moderna nel Museo Civico scaligero e a questo scopo dona la propria collezione al Comune. Con questo nobile gesto, Zannoni donerà a Verona trentacinque sculture del suo atelier e ottantatre dipinti di autori in prevalenza lombardi. Con lui molti altri suoi amici furono coinvolti, andando ad incrementare la raccolta artistica cittadina di arte contemporanea, che venne aperta al pubblico il 1° maggio 1908 nelle sale di Palazzo Pompei, rinnovate per l’occasione. Al piano terra troverà collocazione la cosiddetta sala Risorgimentale, su precisa richiesta di uno dei suoi amici mecenati veronesi, l’avvocato e patriota Pietro Zenati, amico dell’artista, coinvolto con Mazzini e Cavour, il cui busto fu scolpito proprio da Zannoni e lì esposto, circondato dalle bandiere tricolori e decorazioni militari.
Ma il tempo non ha favorito l’apprezzamento di queste opere. A incidere sulla sorte delle sue sculture fu appunto l’appartenenza di Zannoni a una generazione di scultori italiani sottovalutata dal dominio della critica filo-francese del Novecento, che tra i nati nel secolo decimonono premiava l’impressionismo di Medardo Rosso e la rivoluzione plastica di Rodin e Boccioni, saltando a piedi pari la scuola naturalista e realista. Sorte analoga toccò alla collezione che Zannoni aveva donato al Museo.
Così, dopo il trasferimento della collezione moderna da Palazzo Pompei a Palazzo Forti nel 1938, palazzo donato da Achille Forti per essere una sede indipendente della collezione, tra periodi di chiusura della sede e priorità imposte dalla carenza di spazi espositivi, nel corso del Novecento numerosi pezzi sono stati via via spostati nei depositi, passando inosservati al pubblico, agli studi e alle campagne di riordino conservativo e di catalogazione. Fino ad oggi e a questo brillante progetto di mostra-laboratorio.
Ecco perché la mostra, come si legge nelle parole della co-curatrice e direttore dei Musei Civici di Verona Francesca Rossi, ha quindi il merito di offrire il primo studio approfondito sulle vicende della collezione Zannoni. Grazie a una sistematica campagna di ricognizione, le circa duecento opere donate, sono state oggetto di ricerche, interventi conservativi, documentazione fotografica e schedatura.
La collezione Zannoni rappresenta uno spaccato esemplare dell’affascinante mondo del collezionismo d’arte ottocentesco, così come un esempio delle ragioni che portarono il collezionista al lascito al Comune di Verona, dove si riflette il forte senso civico che ha animato singolarmente la società civile veronese e veneta tra Otto e Novecento.
In esposizione, nell’ampia quarta sala della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, sono rievocati l’atelier dello scultore e la collezione dell’artista, tipica di una galleria privata dell’Ottocento.

La mostra fa rivivere, anche, l’ordinamento della prima esposizione civica d’arte moderna nelle cosiddette “Sale Zannoni”, allestita in tre sezioni nel Museo Civico a Palazzo Pompei dal 1908 al 1938 (con opere di Ugo e Giuseppe Zannoni, di artisti veronesi e ‘forestieri’).
Poiché la fama dell’artista è legata soprattutto alla realizzazione di un monumento simbolo, la celebre statua di Dante Alighieri, in mostra è esposto il bozzetto in bronzo del famoso monumento dantesco, a rappresentare questo episodio cruciale del percorso artistico dello scultore.
L’iniziativa considera anche risvolti meno popolari della vita dello scultore veronese e, in particolare, esplora il contesto delle amicizie, degli affetti famigliari e delle relazioni che ne hanno segnato il percorso in un’epoca di grande fervore civile della città e della Nazione.
I laboratori organizzati con l’Accademia di Belle Arti si sono orientati in diversi ambiti: dalla progettazione di apparati da installare in mostra, come una linea del tempo figurata dedicata alla memoria dei principali donatori dei musei veronesi sino al 1938, all’ esplorazione del tema del collezionismo e del mecenatismo contemporaneo con una serie di video-testimonianze di collezionisti-mecenati contemporanei, a un cantiere di restauro in Galleria visibile al pubblico, dedicato a gessi di Zannoni provenienti dai depositi.
La scenografia dell’allestimento curata da Alba Di Lieto, ha beneficiato dell’esercitazione in tirocinio di uno studente di architettura del Politecnico di Milano – polo territoriale di Mantova.
Tutto questo è stato impostato e condotto con il costante apporto del comitato scientifico e dei volontari del Servizio Civile Nazionale che hanno coadiuvato lo staff del museo nella ricognizione delle opere nei depositi, nella ricerca documentaria e bibliografica in archivi e biblioteche comunali, e nell’organizzazione delle campagne di manutenzione e restauro delle opere provenienti dai doni Zannoni.
Nelle parole della curatrice il senso di questo progetto: “Se questo modello di museo partecipativo potrà servire a far percepire sempre più i musei come luoghi aperti e accoglienti, accessibili a tutti, capaci di ricreare ed educare senza annoiare, e di interpretare i desideri e i bisogni dei giovani e le trasformazioni della società, il successo di questa iniziativa potrà dirsi raggiunto.”
Didascalie immagini
- Vincenzo Hayez, Ritratto di Ugo Zannoni, 1873, olio su tela, 72 x 59,5 cm, Verona, Galleria d’Arte Moderna Achille Forti
- Ugo Zannoni, Busto ritratto di Cesare Bernasconi, 1871, marmo, 78 x 52,3 x 37,5 cm, Verona, Musei Civici, Galleria d’Arte Moderna Achille Forti
© Ennevifoto, Verona - Ugo Zannoni, La Carità, 1902, gesso, 45 x 21 x 16 cm, Verona, Musei Civici, Galleria d’Arte Moderna Achille Forti
- Allestimento della mostra
IN COPERTINA
Immagine dell’allestimento
[particolare]
Dove e quando
Evento: LA MANO CHE CREA. La Galleria pubblica di Ugo Zannoni (1836-1919). Scultore, collezionista e mecenat
- Fino al: – 31 January, 2021
- Sito web