Prosegue fino al prossimo 28 agosto l’imperdibile mostra ospitata negli ambienti dedicati alle mostre temporanee degli Ex Seccatoi del Tabacco e sono almeno tre i motivi per un viaggio in Umbria, a Città di Castello. Innanzi tutto il tema scelto dal curatore Bruno Corà, Presidente della Fondazione Burri, il Nero che da buio, assenza, si rifà colore studiato per essere inclusivo del pubblico non vedente, oltre a offrire un’esperienza sensoriale immediata e fortemente stimolante a tutti i visitatori.

Altrettanto importante è la motivazione sociale che sottende l’esposizione, nata dal progetto europeo riservato all’arte contemporanea e alla disabilità visiva. Infine, il fatto di come, “La Luce del Nero“, coroni la riapertura degli spazi degli ex Seccatoi di Tabacco dopo sette anni di lavori, e dieci milioni di investimento per riqualificare integralmente gli ambienti. Gli ampi locali, straordinariamente affascinanti, richiedevano importanti interventi di messa a norma, che sono stati eseguiti rendendo fruibili nuove aree espositive e oggi, nel mondo, sono veramente pochissimi i musei d’artista come quello di Burri che può vantare un percorso museale che inizia da Palazzo Albizzini e si compie agli ex Seccatoi.

Infatti, tra gli artisti del Ventesimo secolo, dopo il secondo conflitto mondiale, Burri è colui che più di ogni altro ha usato il Nero nelle sue opere, soprattutto con un’intensità crescente a partire dagli anni Settanta-Ottanta, giungendo perfino a dipingere totalmente di nero anche gli Ex Seccatoi del Tabacco, contesto di origine manifatturiera acquistato e trasformato da Alberto Burri per accogliervi le proprie opere, in particolare i suoi grandi cicli pittorici.

Realizzata nell’ambito del programma “Europa Creativa 2020” con il progetto “Beam Up” (Blind Engagement In Accessible Museum Projects 2020-2023), la mostra è uno dei novantatre progetti cofinanziati tra i trecentottanta presentati dai trentaquattro Paesi europei aderenti. Il Curatore, ha sottolineato come il nero “tra la fine del Medioevo e il XVII secolo avesse perso il suo statuto di colore.

Com’era prevedibile, sono stati gli artisti a riconferire al Nero la sua valenza cromatica e in particolare, tra loro, appare essenziale l’azione di Kazimir Malevič esponente di punta della corrente suprematista russa e autore del celebre ‘Quadrato nero su fondo bianco’ (1915), opera richiamata in questa mostra mediante una stampa che ne riproduce l’immagine.
Nella religione, nella mitologia e nell’astrofisica il nero è stato l’immagine originaria di un mondo precedente alla manifestazione della luce e la sua tenebra si è estesa fino al concetto di “materia oscura”, di cui tuttora sembra sia costituito tutto l’universo”.

Insieme a Burri hanno prodotto opere col nero anche artisti documentati in mostra – Agnetti, Bassiri, Bendini, Castellani, Fontana, Hartung, Kounellis, Lo Savio, Morris, Nevelson, Nunzio, Parmiggiani, Schifano, Soulages e Tàpies – ciascuno con modalità, intenzioni e valenze diverse, ma tutti capaci di suscitare nel visitatore stati d’animo, percezioni e sensazioni differenti.

Infine all’insegna del Nero e della caecitas è rivolto anche il sentimento dei poeti per significare lo sguardo interiore della “veggenza” psichica e poetica all’opposto di quella fisica.