Una collezione “involontaria”, così è definito il corpus di opere esposte nella Project Room del Museo d’Arte Moderna di Bologna in occasione della mostra Roberto Daolio. Vita e incontri di un critico d’arte attraverso le opere di una collezione non intenzionale, dedicata al lavoro del critico d’arte, curatore e docente presso l’Accademia di Belle Arti del capoluogo emiliano.
“Non intenzionale”, poiché slegata dalle dinamiche del collezionismo e priva di una tassonomia predefinita; ma nata dalla “necessità” del curatore, di dare spazio, attenzione e fiducia all’avanguardia artistica relazionandosi con i protagonisti, talvolta ancora emergenti, attraverso una relazione umana e collaborativa.
Raccolta e intima, pur nella sua ricchezza di materiali, la mostra, curata da Uliana Zanetti con la collaborazione di Giulia Pezzoli e Barbara Secci – con la collaborazione e il sostegno di Accademia di Belle Arti di Bologna – percorre le tappe più significative dell’iter professionale di Roberto Daolio (Correggio, 1948 – Bologna, 2013) partendo dagli anni Settanta quando, dopo la laurea al D.A.M.S. di Bologna, organizza con Renato Barilli e Francesca Alinovi la prima, storica Settimana Internazionale della Performance. Presente in mostra la documentazione fotografica di questo evento e una corposa selezione di lavori che artisti, scrittori, intellettuali amici, hanno donato al curatore. Libri, ritratti e opere dedicati a prova di una amicizia o in occasione di mostre e collaborazioni a testimonianza del fatto che il mondo dell’arte trova la sua autenticità nel rapporto umano in primis.
La selezione di opere, parte della collezione recentemente donata all’istituzione museale dagli eredi di Daolio, prosegue mettendo in luce l’attività con istituzioni e luoghi di sperimentazione; tra le tante, la G.A.M, la galleria Neon di Bologna e la Ex Fabbrica del Vapore di Milano nonché il lavoro di critico per testate giornalistiche di settore e non solo.

Tra critica e curatela, negli anni, tema comune dell’indagine, è l’attenzione alle arti visive contemplandone anche le “minori”, come nel caso del fumetto, con particolare riferimento alla specificità del percorso creativo.
Su questi presupposi prendono forma i progetti “Nuova Officina Bolognese” (1991) e “Officina Italia” (1997) in collaborazione con Renato Barilli e, contestualmente, “Spazio Aperto”, progetto dedicato a giovani artisti e curatori.

Il concetto di “spazio”, figurato e non, diventa fondamentale nella ricerca e nell’ideazione, tanto da generare una serie di progetti di arte pubblica e relazionale in grado di abbattere la barriera tra cittadino e museo/galleria focalizzandosi sul rapporto tra arte e dimensione sociale-antropologica. Questo avviene anche inserendo installazioni nei “non luoghi”: la stazione, l’aeroporto, i sottopassaggi e i giardini pubblici creando una vera e propria dinamica relazionale in un contesto “altro” e coinvolgendo studenti, istituzioni e spazio urbano.

Su una parete che riproduce le maggiori pubblicazioni del critico, le video testimonianze di chi con Daolio ha collaborato e si è confrontato: artisti e colleghi intervistati dal gruppo di lavoro costituitosi nell’ambito della Scuola di Specializzazione in Beni Storico Artistici dell’Università di Bologna (Davide Da Pieve, Lara De Lena, Roberto Pinto e Caterina Sinigaglia), con il supporto di Mario Gorni e Jacopo Simi finalizzate alla pubblicazione del volume Roberto Daolio. Aggregati per differenze (1978 – 2010).
La biografia di Roberto Daolio, così come la sua “collezione involontaria” testimoniano l’eredità intellettuale lasciataci, documento di un capitolo della critica d’arte ma anche di un approccio lungimirante al lavoro di curatore. Così il percorso espositivo, oltre a riassumerne le tappe, espone opere di artisti affermati a livello nazionale e internazionale ma mette in luce anche un insegnamento e un modello di valore inestimabile per le nuove generazioni di professionisti del mondo dell’arte.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Roberto Daolio, ritratto
    © foto di Mili Romano, 2004
  2. Paolo Bertocchi, Perduti nel tempo. Per un S.Gerolamo contemporaneo, 2004, stampa lambda montata su alluminio (1/4)
  3. Annalisa Cattani e Fabrizio Rivola, Warm up , 1:3, 2002, stampa fotografica su ceramica
  4. Alessandra Tesi, Verde HL 1, 1996, fotografia a colori su carta lucida 225 x 150 cm

Courtesy per tutte le immagini: Istituzione Bologna Musei | MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna.

IN COPERTINA
Paolo Bertocchi, Perduti nel tempo. Per un S.Gerolamo contemporaneo, 2004, stampa lambda montata su alluminio (1/4)
[particolare]
Courtesy Istituzione Bologna Musei | MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna
 

Dove e quando

Evento: Roberto Daolio Vita e incontri di un critico d'arte attraverso le opere di una collezione non intenz

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Fino al: 20180506