(di Irma Tiribilli)

A Bologna prosegue, prorogata al 28 agosto, la mostra temporanea curata da Urs Stahel che, per la prima volta, occupando tutte le aree dedicate alle esposizioni, propone oltre cinquecento immagini – tra fotografie, album e video di duecento grandi fotografi italiani, internazionali, i finalisti del Mast Photography Grant e artisti anonimi – selezionate dalla collezione della Fondazione Mast.

Strutturata in un alfabeto che si distende sulle pareti, mette in rilievo un sistema concettuale che dalla “A” di “Abandoned” arriva fino alla “W” di “Waste”, “Water” e “Wealth” (le parole che cominciano con la Z sono rare in inglese) ove l’alfabeto rappresenta uno strumento volto a indicare i punti di interesse e le zone più intense con le quali si fa luce sul senso di ogni immagine.

L’importanza del tema del lavoro, i capolavori che lo mostrano e la loro qualità offrono una opportunità di osservazione e riflessione ove, il lessico visivo evoca connessioni per stimolare collegamenti e interazioni più ampie.

Lungo il percorso, in nero sono indicate le tematiche affrontate specificamente nelle opere presentate, in chiaro quelle che rimandano a un pensiero critico ulteriore. Il lavoro abita le nostre vite e la fotografia sociale, documentaria e storiografica testimoniata con una raccolta di immagini potenti, insolite e rare.

La mostra, proprio per la sua complessità, è stata strutturata in cinquantatré capitoli dedicati ad altrettanti concetti illustrati dalle opere e l’’intero argomento richiede un elenco di termini non sempre esaustivi, vista la portata di professioni, tematiche, funzioni, valori ripresi dal mondo del lavoro.

Anche per gli artisti e fotografi presentati, i numerosi capitoli possono essere vissuti come villaggi in cui convivono a stretto contatto le diversità più disparate e le aree industriali in cui si concentrano centinaia di professioni, punto di incontro di percezioni, atteggiamenti, progetti.

La fotografia documentaristica incontra l’arte concettuale; gli antichi processi di sviluppo e di stampa su diversi tipi di carta fotografica, come la tecnica all’albumina si confrontano con le nuove possibilità offerte dagli sviluppi tecnici e dalla innovazione digitale e inkjet; stampe dominate dal nero profondo affiancano opere dai colori vivaci.

Sul piano temporale, solo al Diciannovesimo secolo è stata dedicata una sezione legata alle fasi iniziali dell’industrializzazione e della storia dell’arte della fotografia. L’importanza del tema del lavoro, i capolavori che lo mostrano e la loro qualità offrono una opportunità unica di osservazione e riflessione.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Hans Peter Klauser
    Bagnanti felici sulla Sihl, 1936
    © Hans Peter Klauser / Fotostiftung Schweiz
  2. Henri Cartier-Bresson
    Gli ultimi giorni del Kuomintang (crollo del mercato),
    Shanghai, China, 1948-1949
    © Fondation Henri Cartier-Bresson/Magnum Photos
  3. Otto Steiner
    Saarland, paesaggio industriale 3, 1950
    © Estate Otto Steinert, Museum Folkwang, Essen
  4. Mimmo Jodice
    Napoli, via Nuova Bagnoli n. 512, 1975
    © Mimmo Jodice
  5. Sebastião Salgado
    Pozzo petrolifero, Burhan, Kuwait
    © Sebastiao Salgado/Amazonas Images/Contrasto
  6. Brian Griffin
    Addetta al magazzino (con olio che le cola dalle mani), 2013
    © Brian Griffin, courtesy of the artist
  7. Paolo Woods, Gabriele Galimberti
    The Heavens. Annual Report, 2013
    © Paolo Woods, Gabriele Galimberti, courtesy of the artists

In copertina

un particolare di: W. Eugene Smith
Operaio metallurgico con occhiali, Pittsburgh, 1955
© W. Eugene Smith/Magnum Photos

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Fondazione Mast- via Speranza 42 - Bologna
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Fino al: 28 Agosto, 2022