Al Kunst Meran Merano Arte prosegue fino a domenica 12 ottobre il progetto espositivo collettivo Earthly Communities che, attraverso il linguaggio visivo, l’azione performativa e la produzione filmica, esplora questioni ecologiche, economiche e geopolitiche, a partire dal contesto altoatesino, in relazione alla storia dei rapporti tra Europa e Abya Yala, l’America Latina letta in chiave decoloniale con il suo nome usato dai nativi. La mostra segna la seconda tappa del programma triennale di ricerca curatoriale The Invention of Europe. A tricontinental narrative, a cura di Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi, dedicato a presentare un’indagine critica dell’idea di Europa come costruzione ideologica e fisica, puntando i riflettori sui processi storici che hanno condotto alla sua definizione a discapito di altri spazi continentali e sull’impatto che hanno avuto nel mondo contemporaneo.

Seguendo l’immagine speculativa di una mano umana che scava nel terreno, Earthly Communities riunisce pratiche artistiche che hanno un legame con Abya Yala e le sue diaspore, indagando l’azione invasiva dell’imperialismo europeo nei contesti di agricoltura, archeologia, urbanismo ed estrattivismo, rivelando delle forme di relazione basate sulla colonialità.
Ispirandosi a una teoria della conoscenza anticoloniale radicata nei movimenti indigeni e decoloniali, la mostra propone nuove strategie di esistenza collettiva in simbiosi con altre forme di vita, anche non umane, come piante, animali, minerali.

Il titolo del progetto è ispirato al saggio “Earthly Community” del filosofo e storico camerunese Achille Mbembe in cui approfondisce il rapporto tra le fratture coloniali e le fratture ecologiche emerse in Abya Yala dopo la conquista europea dei territori indigeni e, i disordini provocati dall’intervento coloniale, possono essere letti come le due facce di ciò che Mbembe definisce «un vasto processo di lacerazione, le cui conseguenze non possono essere previste da nessuno».
Earthly Communities comprende una mostra – con opere di Minia Biabiany, Marilyn Boror Bor, Carolina Caycedo, Luigi Coppola, Etienne de France, Alexandra Gelis, Mazenett Quiroga, Eliana Otta, Amanda Piña, Sallisa Rosa, Samuel Sarmiento – un programma performativo – con contributi di Ismael Condoii, Luigi Coppola, Alexandra Gelis e Amanda Piña – e un programma filmico, con opere di Laura Huertas Millán, Eliana Otta, e Naomi Rincón-Gallardo.

Gli artisti e le artiste sono stati invitati ad articolare, ciascuno attraverso il proprio linguaggio, questioni urgenti d’ordine globale partendo dalle specificità e dalla storia del contesto sudtirolese con la sua complessa rete di relazioni storiche ed economiche tra abitanti, agricoltura, economie alpine e macro-geopolitica.

Gli elementi che compongono la programmazione di Earthly Communities cercano di fare luce sul paradigma di governo che si è progressivamente affermato grazie all’imperialismo e al neoimperialismo. Il progetto espositivo, attraverso pratiche artistiche contemporanee, guarda alla resilienza delle conoscenze autoctone legate alla terra, sia in Abya Yala che in Alto Adige, offrendo nuove possibili forme di relazione sostenibile con essa.

Nel periodo espositivo è stato programmato un ricco calendario di appuntamenti per approfondire e completare, attraverso la performance e il film, le tematiche presentate da Earthly Communities. Il programma ha avuto inizio lo scorso 21 giugno e prosegue fino a tutto luglio. I prossimi appuntamenti prevedono la visita guidate alla mostra – domenica 21 settembre – in italiano con i curatori, Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi.

Nella giornata di giovedì 4 settembre, dalle ore 20, prenderà il via il programma filmico – ospitato e organizzato in collaborazione con il Filmclub Bozen di Bolzano – con Jiiblie (2025) e Journey to a Land Otherwise Known (2012) di Laura Huertas Millán; e a seguire, dalle ore 21, con Dung Kingship (2024) e Opossum Resilience (2019) di Naomi Rincón-Gallardo.
Il programma di performance si completerà sabato 20 settembre dalle ore 18, con Plants and Resistance (2025) di Alexandra Gelis e To Bloom () Florecimiento (2025) di Amanda Piña.
In occasione del finissage, domenica 12 ottobre dalle ore 14, i curatori faranno una visita guidata alla mostra, cui seguirà dalle ore 16 la proiezione del film di Eliana Otta Virtual Sanctuary for Fertilizing Mourning (2020) e, dalle ore 18, il dj set dal titolo Mishu Tinkuy di Condoii.

Il programma pubblico della mostra si completa con alcuni appuntamenti destinati ai giovani e ai più piccoli, con format sviluppati e condotti da Hannes Egger e Anna Gabrielli, responsabili della didattica e dell’educazione artistica a Merano Arte. In apertura dell’anno scolastico sarà proposta una settimana di attività rivolta alle classi, invitate a prendere parte al Tempio della comunità terrestre. Il 26 settembre sarà invece proposto un laboratorio per bambini, che trasformerà gli spazi espositivi in un grande campo da gioco.