Fino all’8 gennaio 2017 la Pinacoteca Comunale Casa Rusca di Locarno raccoglie, per la prima volta in Svizzera, un’ampia mostra dedicata a Javier Marín. L’iniziativa di respiro internazionale s’inserisce nella serie di rassegne incentrate su artisti di fama mondiale che il Museo promuove da anni.
Javier Marín é nato a Uruapan, Michoacán (Mexico) nel 1962. Ha studiato dal 1980 al 1983 presso la Scuola Nazionale di Arti Visive (Accademia di San Carlo) dell’Università Nazionale Autonoma del Messico, (Città del Messico) dove ancora oggi vive e lavora. Formatosi all’inizio come pittore ed incisore, ha poi evoluto la sua indagine artistica verso la scultura in terracotta, resina e bronzo. All’inizio del 1983 ha cominciato a partecipare ad esposizioni collettive mentre é di tre anni più tarda la sua prima personale. Da quel momento, con più di cinquanta mostre personali ed un vasto elenco di mostre collettive, il suo lavoro é stato presentato in istituzioni culturali e spazi pubblici di grande importanza in America Latina, Stati Uniti ed Europa.
1 javier marin barbudo i-vii 2005-foto enrico cano
Le sue opere si trovano infatti in numerose collezioni private e pubbliche, tra Ie quali il Museum of Modern Art a Città del Messico, il Museum of Fine Arts a Boston e il Santa Barbara Museum of Art. Ha inoltre partecipato a eventi di riferimento per l’arte emergente come la Biennale di Venezia. L’artista è inoltre artefice di opere commissionate da istituzioni (nel 2010 ha realizzato Retablo, la monumentale pala d’altare che si erge nella cattedrale di Zacatecas, patrimonio mondiale dell’UNESCO in Messico), come avveniva nella tradizione del Barocco coloniale.
2 javier marin-foto armando canto
Non a caso, barocca è stata definita anche l’arte sua arte.La mostra di Casa Rusca permetterà al pubblico di avvicinarsi all’opera di Marín, artista prettamente figurativo, mediante una significativa panoramica del suo lavoro. L’esposizione a carattere antologico si concentrerà, attraverso la selezione di una cinquantina di opere di medie e grandi dimensioni, sullo sviluppo del percorso artistico dello scultore dalla metà degli anni Novanta ad oggi.
3 javier marin relieves cuadrados 2003 hombrecitos y mujercitas 2000-foto enrico cano
Il fulcro della poetica di Marín è rappresentato dal corpo umano. L’artista dialoga costantemente con la figura, maschile e femminile, nuda, imponente, disarticolata, scomposta, contorta, lacerata e trafitta, smembrata e riassemblata – eventualmente tenuta insieme da un filo di ferro,altamente drammatica. Nel suo porsi in maniera innovativa nel panorama artistico contemporaneo, non mancano tuttavia richiami all’arte antica, ma anche all’opera di Michelangelo, Cellini e Rodin, rielaborati con immagini e soggetti propri della cultura della sua terra d’origine.
I soggetti scultorei dell’artista sono vere e proprie presenze, che si espandono nello spazio, vivono di un senso di allungamento nonostante sembrino combattere contro una forza difficile da vincere e dalla quale sono trattenute.
4 javier marin grupo l 1012-foto enrico cano
È un’energia, quella che emanano, che si sprigiona come un moto centrifugo innanzi allo sguardo dell’osservatore tanto da attirarlo e avvicinarlo alle cavità delle sculture, ai residui di materialità che emergono e si inseriscono con evidenza nei corpi incompleti; la loro resa formale vive una torsione che ne impone la sperimentazione, la partecipazione.
Sono forme che si contorcono seppur sospese – donne e uomini stanno su strutture che ricordano zampe di animali mitologici – godono di una posizione rialzata che li distacca dal peso umano, li esenta dal rigore delle leggi della fisica e della gravità.
5 javier marin cabeza de hombre barbudo 1997-foto enrico cano
Il percorso espositivo si snoda attraverso grandi teste, torsi, figure intere di varie dimensioni e rilievi che esemplificano l’universo espressivo di Marín: le celebri Cabeza de mujer; i gruppi di Mujercitas y Hombrecitos (2000); la serie dei Barbudo I-VII (2005) in cui l’ingrandimento a dismisura di un dettaglio (il primo piano sulla barba) rispetto al complesso del viso invita ad una sorta di lettura cinematografica dell’opera; la Mujer suspendida (2015) in cui la posizione rialzata da terra pare voler liberare la donna dal peso del corpo umano e le forme imponenti del ciclo dei Bucles (2015), solo per citarne alcuni.
6 javier marin manotas 1995 por aqui por aqui 1995 torso de hombre yo no se 2001-foto enrico cano
L’unicità di Marín passa non solo dalla forte incisività narrativa, dalla maestria nell’uso delle diverse tecniche, ma anche dalla vasta e variegata gamma materica impiegata (bronzo, terracotta, resina) che, negli ultimi anni, è sfociata in una combinazione di materiali naturali, artificiali e sintetici. Per le sculture l’artista privilegia la resina poliestere (materiale che di norma è impiegato per usi industriali) che rende più viva e brillante mescolandola con semi di amaranto, terra, tabacco, carne secca, petali di fiori, creando colorazioni e sfumature originali. L’utilizzo di elementi organici rispecchia la sua volontà di conferire una dimensione temporale alle sue creazioni. Il ciclo evolutivo di vita-morte, di sviluppo e deperimento viene rimarcato ancor di più dai segni generati dai vari passaggi di lavorazione e dalle numerose fenditure e sfregi che lesionano la materia e che l’artista lascia in evidenza sull’opera.
7 mujer suspendida 2v 2015-foto enrico cano
La mostra è accompagnata da un catalogo corredato da immagini a colori di tutte le opere esposte, unitamente a contributi critici del curatore Rudy Chiappini, oltre ai testi di Roxana Velásquez e Adriana Martínez.
L’arte di Javier Marìn dunque, ci lascia in sospeso, tra l’andare e il rimanere, il soffrire o il fuggire,e proprio in quanto Arte ci apre a interrogativi davvero esistenziali.

Dettagli

Barbudo I-VII, 2005 Resina poliestere con fibre naturali (carne essiccata) ca. 140 x 75 x 80 cm (ciascun pezzo) (Foto © 2016 Enrico Cano) Barbudo I-VII, 2005 Resina poliestere con fibre naturali (carne essiccata) ca. 140 x 75 x 80 cm (ciascun pezzo) (Foto © 2016 Enrico Cano) Ritratto fotografico di Javier Marín (© Archivio Javier Marín / Foto: Armando Canto) Relieves cuadrados, 2003 Hombrecitos y mujercitas, 2000 (Foto © 2016 Enrico Cano) Grupo L 1012, 2016 Resina poliestere e filo di ferro, 188 x 196 x 45 cm (Foto © 2016 Enrico Cano) Cabeza de hombre barbudo, 1997 Resina poliestere, 140 x 90 x 66 cm (Foto © 2016 Enrico Cano) Manotas, 1995 Por aquí por aquí, 1995 Torso de hombre Yo no sé, 2001 (Foto © 2016 Enrico Cano) Mujer suspendida (2v), 2015 Resina poliestere, oro falso e pittura dorata 231 x 65 x 52 cm (Foto © 2016 Enrico Cano)

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Fino al: 08 Gennaio, 2017