“…programmo il mio futuro.
Mi cimento in rapporti impegnativi per trasformare un’idea in realtà tangibile
lontana da possibili rimpianti…
”

A Roma, nelle sale di Palazzo Bonaparte, prosegue fino al 3 luglio 2022 la prima mostra antologica, esponendo tutte le opere realizzate fino ad oggi, dello scultore Jacopo Cardillo, nato a Frosinone nel 1987, conosciuto con lo pseudonimo Jago e universalmente noto come “The Social Artist“, autentico talento nell’utilizzo dei mezzi di comunicazione, Jago arriva direttamente al cuore del pubblico che lo adora, paragonabile a una rockstar, trasmette l’amore per l’arte ai giovani: le dirette streaming e le documentazioni foto e video – attraverso le quali coinvolge il suo pubblico sul web – raccontano il processo inventivo di ogni opera e il percorso condiviso consente una diretta partecipazione dei suoi followers al singolo passaggio esecutivo.

All’età di ventiquattro anni, su presentazione di Maria Teresa Benedetti, Jago venne selezionato da Vittorio Sgarbi per partecipare alla 54ª edizione della Biennale di Venezia, esponendo il busto in marmo di Papa Benedetto XVI (2009) che gli valse la Medaglia Pontificia. Adesso, Sgarbi, nel saggio critico alla mostra, fra l’altro, scrive come nessuno «potrebbe lecitamente sospettare che Jago si sia fatto stratega per mascherare delle carenze di base, un po’ come capita con certi cantanti che strillano e si acconciano in modo eccentrico per farci dimenticare che non sanno cantare. Jago “canta” scultura in modo formidabile, davvero improbo tenergli il passo da un punto di vista strettamente tecnico-artigianale. Si è formato trovando in sé stesso quell’accademia che l’istituzione non riusciva a fornirgli fino in fondo, perseguendo come motivo pressante della sua ispirazione l’ineludibilità del confronto con l’antico, col mestiere dello scolpire così come codificato dal Rinascimento – mai dimenticare che la scultura è stata la sua arte primigenia che ha finito per nutrire tutte le altre – fino al secolo scorso, con l’idea della centralità del genere umano e della nobiltà della sua forma che un tale magistero intellettualmente sottende».

Ancora Vittorio Sgarbi: «Ben presto, però, Jago si convince che non basta ammirare per imparare. Bisogna farlo, a un certo punto, per sfidare, come in fondo facevano i grandi maestri che non volevano emulare gli antichi, volevano superarli, facendo scaturire da questo intento la modernità nel suo valore più autentico. Modernità che in tempi più recenti ha avuto altre manifestazioni su cui dovrebbe comunque fondarsi il bagaglio dell’artista contemporaneo, capaci di spostare il baricentro dell’espressione artistica dall’opera in senso stretto, chiusa entro determinate caratteristiche fisiche, all’orizzonte allargato dell’operazione – la concettualizzazione, la performance, l’happening, la diversificazione logistica e mediatica – che la contiene o anche la oltrepassa, quando non la ritiene più necessaria».

Jago incarna la complessa figura dell’artista che si affida solo a sé stesso senza mediazioni, assumendosi per intero il compito di dialogare con il mondo affermando: «…La mia scultura è lingua viva. Utilizzare una lingua non significa copiarla. Mi riconosco in un linguaggio e lo adotto: sento l’esigenza di realizzare un collegamento con quello che vedo, senza spirito di emulazione. Sono me stesso».
Attraverso le sue opere fornisce al pubblico una lettura personale della storia, risignificandola e utilizzando un materiale nobile come il marmo, appartenente alla tradizione, e procedimenti esecutivi classici (dal disegno al modello, dal bozzetto d’argilla al calco in gesso), insieme all’adozione della figura umana come soggetto prevalente.

Un codice e un linguaggio si esprimono nell’asperità di superfici ruvide, lontane dalla levigatezza, dalla lucentezza e dalla grazia di molte sculture del passato, ribadendo l’aspetto contemporaneo di un’inevitabile corrosione del tempo.
Nelle sue opere, utilizza anche elementi tragici in un costante gioco di rimandi, con una visione sempre tesa alle tematiche del presente, suscitando provocatoriamente negli spettatori riflessioni sullo status dei nostri tempi e di sé, dice: «mi considero un uomo e uno scultore del mio tempo. Utilizzo il marmo come materiale nobile legato alla tradizione ma tratto temi fondamentali dell’epoca in cui vivo. Il legame col mondo è fortissimo. Guardo a ciò che mi circonda, gli do forma e lo condivido».

La mostra “Jago. The Exhibition” è prodotta e organizzata da Arthemisia con la collaborazione di Jago Art Studio proponendo anche il primo esperimento di studio d’artista in una mostra pubblica in quanto Jago lavorerà a una nuova opera all’interno di Palazzo Bonaparte. Connotando gli elementi chiave di un lavoro, continuamente in fieri, capace di costante arricchimento, la curatrice, Maria Teresa Benedetti, sottolinea come si possa essere “sedotti dai nuovi linguaggi ampiamente adottati nella pratica artistica contemporanea, avvertire l’innegabile appeal della digital life, ma si può anche intuire la necessità di non escludere la storia, custode di valori che arricchiscono il nostro presente, pure così dirompentemente diverso.”

Prima testimonianza del percorso artistico è lo scavo sui grandi sassi raccolti nel greto di un fiume alle pendici delle Alpi Apuane, pazientemente scavati nel desiderio di raccontare una storia personale e umana. Pietà e violenza si intrecciano nel suo sguardo d’artista.
La scultura giovanile del Papa emerito è stata poi rielaborata nel 2016, prendendo il nome di Habemus Hominem e divenendo uno dei suoi lavori più noti. Tale spoliazione dai paramenti è stata esposta a Roma, nel 2018, presso il Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese, attirando un numero record di visitatori (più di tremilacinquecento durante l’inaugurazione).

Se sorprende la scardinante nudità di Papa Benedetto XVI, l’immagine Venere  (2018), priva della giovanile venustà, sconcerta e induce a riflettere sul valore simbolico della bellezza. D’altro canto incalza un drammatico oggi con la presenza del Figlio Velato (2019), icona simbolica di tragedie senza tempo, cui si connette l’intensa meditazione sul dolore, racchiusa nella desolata monumentalità della Pietà (2021).

Ancor prima, l’artista aveva proposto un tema svincolato da ogni rapporto con la storia, nel replicare la sequenza del battito cardiaco in Apparato Circolatorio (2017).

Dettagli

Didascalie immagini opere di Jago

  1. Memoria di sé, 2015
    Marmo, 145x65x50 cm
    Collezione Angelo Casa in esposizione
    presso Pop House Gallery
    foto © Jago
  2. Habemus Hominem, 2009 / 2016
    Marmo, 60x35x69 cm
    foto © Jago
  3. Sphynx, 2015
    Marmo, 65x30x50 cm
    foto © Jago
  4. Excalibur, 2016
    Marmo, 40x30x60 cm
    Collezione privata Romano Oliveri
    foto © Jago
  5. Apparato Circolatorio, 2017
    Ceramica, 30x15x15 cm – 30 pz
    foto © Jago
  6. Venere, 2018
    Marmo, 70x70x193 cm
    foto © Jago
  7. Figlio Velato, 2019
    Marmo, 200x100x50 cm
    Chiesa di San Severo fuori le mura (NA)
    foto © Alessio Li Volti
  8. Pietà, 2021
    Marmo, 140x80x150 cm
    foto © Jago

In copertina un particolare di:
Jago Venere, 2018
Marmo, 70x70x193 cm
foto © Dirk Vogel

Orario apertura

dal lunedì al venerdì 9.00 – 19.00
sabato e domenica 9.00 – 21.00
(la biglietteria chiude un’ora prima)

Proroga a grandissima richiesta
fino al 28 agosto

 

PROGETTO DIDATTICO

  • VISITA GUIDATA PER GRUPPI SCUOLA
    Obiettivo della visita sarà fornire agli alunni gli strumenti per leggere e comprendere il modus operandi dell’artista, osservando nelle opere gli elementi essenziali della forma, della tecnica e dello stile per capirne il messaggio e la funzione.
    Linguaggio, metodologia di lavoro e contenuti saranno adeguati in base all’età dei destinatari.
    Per la scuola secondaria di primo e secondo grado, post-attività, sarà inviato un dossier di approfondimento.
    Il percorso guidato sarà occasione per conoscere un artista che, con la sua capacità di raccontare se stesso e la sua arte tramite i social, ha conquistato il pubblico rendendolo partecipe della creazione e quindi anche della nascita di una sua opera. Se chi osserva è anche colui che dà significato all’opera, allora davanti alle opere di Jago, conosciuto in tutto il mondo come “The Social Artist”, noi siamo spettatori e allo stesso tempo protagonisti nell’arte.
  • VISITA GUIDATA PER GRUPPI ADULTI
    Artista di fama internazionale, amato dal pubblico e capace di istituire un rapporto tra il nostro tempo e la tradizione. La mostra dedicata a Jago si presenta come l’occasione per indagare l’universo creativo dell’artista e scoprire come la sua ricerca affondi profonde radici nelle tecniche dei maestri del Rinascimento per poi diventare contemporanea nel rapporto diretto con il pubblico, e senza tempo per i temi trattati. L’esposizione permetterà quindi di percorrere la carriera artistica di un personaggio pienamente immerso nel presente eppure già dai contorni leggendari.

Dove e quando

Evento: Jago. The Exhibition

Indirizzo: Palazzo Bonaparte Piazza Venezia, 5 (angolo Via del Corso) - Roma
[Guarda su Google Maps]

Fino al: 28 Agosto, 2022