Era il 79 a.C. quando una delle più fastose domus pompeiane venne avvolta dalla rovente lava del Vesuvio e costretta a un sonno sempiterno…o quasi.
Già, perché se è vero che la storia appartiene a un tempo passato, possiamo pur stare tranquilli che – prima o poi – arriverà sempre qualcuno pronto a dare una bella spolverata.
Un salto di circa venti secoli ed è precisamente il 25 maggio del 1925 quando l’incredulo archeologo Amedeo Maiuri, nella convinzione che le rovine pompeiane non potessero più ospitare opere di rilevante pregio sotto la spessa coltre fuligginosa, vede riemergere dal cuore di una delle più grandi domus di Pompei in Via dell’Abbondanza una sorprendente statua in bronzo “degna di essere annoverata fra le più importanti scoperte della dissepolta città”.

Era la Domus pompeiana Publius Cornelius Tages ma oggi, sul “campanello del citofono”, troveremo semplicemente “Casa dell’Efebo”. Si, perché il padrone di casa, il nostro amico Cornelio Tegeste, oltre a essere un liberto arricchito e speculatore edile, era anche un mercante appassionato d’opere d’arte e aveva voluto dedicare la sua villa al miglior pezzo della sua collezione, il bellissimo Efebo in bronzo utilizzato come porta-lampade per far luce fra il Tablino (sala di rappresentanza) e il Triclinio (sala da pranzo) estivo. “Nell’austero e pur dolcissimo volto si coglie tutta la profonda e fine spiritualità di un intimo sentimento, di un gesto religioso e non soltanto formale. – descriveva un commosso Maiuri nel raccontare la scoperta – L’ovale allungato e pur regolare del volto, la stretta e bassa arcuatura della fronte, le labbra piene ma non ancora dischiuse ci richiamano a un grande esempio dell’arte fidiaca, alla testa dell’Athena Lemnia”.

Non tutti siamo archeologi, è vero. Ma chi, studiando storia, non si è mai chiesto cosa significasse vivere ai tempi dei Romani, cosa provassero i nostri antenati a passeggiare nel foro, a incontrarsi alle terme o a riunirsi in Senato? O di quali strumenti si servissero per cucinare, truccarsi, lavarsi o semplicemente come vivessero le loro vite private nelle domus?

Già molti studiosi, storici, filologi e appassionati intenditori hanno provato a ricostruire la storia, servendosi delle fonti antiche, per restituirci uno spaccato della quotidianità romana. E oggi, grazie al lavoro costante e preciso degli addetti ai lavori, possiamo risvegliare alcune di queste storie.

Fino al 5 novembre, infatti, ci viene offerta la straordinaria occasione di dar forma concreta alla nostra immaginazione. Siamo stati invitati nella casa di un nostro vecchio amico romano del I sec a.C. in Toscana, precisamente a Vetulonia, al Museo Civico Archeologico “Isidoro Falchi”.

Un viaggio – curato magistralmente da Simona Rafanelli – chiamato L’arte di vivere al tempo di Roma. I luoghi del “tempo” nelle domus di Pompei, un tuffo nel passato, in una Storia fatta non solo da singoli eclatanti eventi, ma soprattutto da piccoli fatti anonimi, da semplici momenti vissuti da uomini che condussero le loro vite – forse – nel silenzio.
Accompagnati Apollo, Venere e sontuose quadrerie, protagonista di questo evento unico destinato a rimanere memorabile è Pompei, quella delle domus e dell’ars vivendi, di una quotidianità romana cristallizzata per secoli sotto le ceneri del Vesuvio.

Un tour all’interno della casa ci permetterà di riscoprire molto di più della nostra storia. Ogni graffito e affresco, ogni solco sui muri o sugli scalini, ogni oggetto, insomma ogni dettaglio ci fa capire realmente la vita che gli abitanti della domus svolgevano giorno per giorno. Un racconto che si focalizza sui temi legati alla natura, all’ambiente, all’educazione dei giovani, ma anche all’interiorità, alla filosofia e alle arti, che apre prospettive nuove sulla cultura materiale e sulla mentalità dei Romani.

E aggirarsi fra le stanze con questa attenzione, ci aprirà di colpo l’immaginazione e tutto prenderà vita: intratterremo delle conversazioni artistiche con Cornelio, avvieremo delle trattative commerciali, vedremo i servi affaccendarsi tra le stanze della casa e correre per il giardino, rispondendo alle richieste della domina e dei suoi ospiti.

A celebrare il divino e tutt’altro che banale otium – passeggiando tra affreschi, crateri, lucerne e maschere -, al di là di una staccionata a maglie romboidali, a noi si apre la scenografica riproduzione di un giardino pompeiano: piante in vaso e sculture, oltre a fontane zampillanti, ci proiettano all’interno di un ricercato e ornamentale ambiente bucolico che accoglie opere in marmo tutte provenienti dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Ecco così un labrum (bacino da fontana) su colonna scanalata e alcune erme a pilastrino; ma anche oscilla, una Venere accovacciata e delle maschere teatrali da sospensione, tutti quanti pregevoli manufatti in marmo.

A completare questa Arte di vivere non potevano mancare angoli della domus dedicati alla rappresentazione “teatrale” delle attività domestiche: ecco quindi la toeletta con raffinati strumenti per la cura del corpo delle signore dell’alta società come strigili, pinzette, specchio, balsamari e aghi crinali per fermare i capelli; la cucina con utensili dell’instrumentum domesticum e una riproduzione del momento centrale dell’otium, il banchetto conviviale, con un grosso cratere a calice e un monumentale portavivande per servire bevande calde (del I sec. d.C.) usati durante le coenae sontuose del proprietario di casa.

Quelle pareti, quegli oggetti, quelle opere parlano di loro, ci raccontano la storia di chi siamo stati e di cosa potremmo diventare. Troveremo un’atmosfera calda e accogliente, come se ci trovassimo in una delle nostre case, attorniati da volti apparentemente sconosciuti ma che hanno il sapore di familiarità.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. L'Efebo della via dell'Abbondanza al momento della scoperta nel 1925, nell'atrio della Casa di Publius Cornelius Tages. Foto d'Archivio del Museo Archeologico Nazionale di Napoli
  2. La più bella statua di Pompei. L'Efebo della via dell'Abbondanza, Foto di Giorgio Albano, Museo Archeologico Nazionale di Napoli
  3. L'Efebo della via dell'Abbondanza al centro del Tablino / Seconda sala della mostra con la ricostruzione della sequenza tablino-portico-giardino di una domus ad atrio di Pompei e la statua dell'Efebo al centro
  4. Prima sala della mostra con la ricostruzione di una domus ad atrio di Pompei / Rendering della prima stanza della mostra
  5. Affresco con una figura femminile coronata di foglie su fondo rosso / Affresco con natura morta / Affresco con uccellino e uva / Affresco con una giovane filatrice
  6. Assonometria dello spazio della mostra nel museo di Vetulonia
  7. Maschera teatrale in marmo / Rendering del fondo con il portico-giardino della seconda stanza della mostra
  8. Vetrina dei grandi arredi in bronzo per la sala del triclinio / Vetrina della cucina-dispensa / Vetrina della tavola con i vasi in bronzo / Vetrina della toeletta

IN COPERTINA:
L’arte di vivere, seconda stanza della mostra
[particolare]

Dove e quando

Evento: L’arte di vivere al tempo di Roma. I luoghi del “tempo” nelle domus di Pompei

Indirizzo:
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Fino al: 20171105