Queste fotografie mostrano una porzione del nostro presente.
Non possiamo permetterci di guardare dall’altra parte.
Sebastião Salgado, Luglio 1999
Quel bianco e nero che non lascia spazio all’immaginazione: sembra quasi di dover trattenere il fiato, di doversi preparare a quello che c’è dentro ad ogni scatto. Bisogna essere pronti a certi occhi e a certe bocche, a gambe e braccia magre, alla terra, alla polvere, alla miseria e alle rovine.
Messi a fuoco e fuori fuoco non solo persone ma anime e fantasmi.
La fotografia d’autore è in mostra a Pistoia e non è permesso distogliere lo sguardo.
Tra Palazzo Buontalenti e Palazzo dei Vescovi – fino al 14 giugno 2020 – la Fondazione Pistoia Musei in collaborazione con il festival di antropologia del contemporaneo Pistoia – Dialoghi sull’uomo e Contrasto, presenta Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni, la grande mostra personale dedicata a Sebastião Salgado, grande artista, fotoreporter senza eguali.
Scattate in trentacinque paesi diversi, in tutti i continenti, le centottanta fotografie di Salgado hanno raccontato e raccontano – tra la condizione di profugo, l’istinto di sopravvivenza, l’esodo e i disordini urbani – la paura e la povertà così come la volontà, la dignità e il coraggio.
Momenti drammatici ed eroici di singoli individui che spingono tutti a un solo interrogativo:
“nel nostro cammino verso il futuro non stiamo forse lasciando indietro gran parte del genere umano?”

Sebastião Salgado, conosciuto in tutto il mondo per i suoi ritratti che non hanno pari, documenta da sempre le migrazioni di massa riconsegnando quella cruda e vera condizione esistenziale di milioni di uomini che hanno spezzato i legami con le proprie radici e si sono rimessi in viaggio verso altri luoghi.
Centottanta fotografie, sotto la curatela di Lélia Wanick Salgado, moglie e compagna di una vita passata a scattare immagini.
Da oltre vent’anni queste foto girano il mondo e, anche se è passata quasi una generazione dalla loro “nascita”, sembrano essere “ancora attuali”; il mondo che ritraggono non è cambiato poi così tanto, quella sopravvivenza si percepisce viva e fresca come fosse di oggi.
Il messaggio è chiaro e tutte le foto sembrano urlare storie di profughi, vittime di un processo globale che spiega quanto tutto ciò che accade sulla Terra sia collegato dal crescente divario tra la ricchezza e la povertà, le conseguenze della crescita demografica, la meccanizzazione dell’agricoltura e la distruzione dell’ambiente, i cambiamenti climatici e il fanatismo sfruttato a fini politici.
Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni non è solo esposizione, non è solo mostra, non è solo un percorso di opere d’arte – perché tali sono queste fotografie – ma diventa un vero e proprio manifesto: tra la povertà e i disastri naturali, tra la violenza e le guerre, l’abbandono delle case d’origine e la vita nei campi profughi, tutto per inseguire il sogno di una Terra Promessa.
Come poter girare lo sguardo?

“Oggi più che mai, sento che il genere umano è uno. Vi sono differenze di colore, di lingua, di cultura e di opportunità, ma i sentimenti e le reazioni di tutte le persone si somigliano. Noi abbiamo in mano la chiave del futuro dell’umanità, ma dobbiamo capire il presente. Queste fotografie mostrano una porzione del nostro presente. Non possiamo permetterci di guardare dall’altra parte.” scriveva Sebastião Salgado nel Luglio 1999.

A raccontare il lavoro portato avanti nel corso del suo intero percorso professionale, lo stesso Salgado racconta la sua opera per intero: non solo le tenebre ma anche la luce che si intravede se si pensa alle organizzazioni umanitarie che riescono a lavorano fra i rifugiati e i migranti, grazie al contributo della gente comune.
“Si potrebbe anche sostenere che l’opinione pubblica dei paesi occidentali abbia dato il proprio appoggio all’intervento della Nato in Bosnia e in Kosovo solo per via dell’impatto emotivo delle immagini televisive dei villaggi in fiamme e delle fosse comuni. Eppure, in Ruanda, l’Occidente ha assistito a tutte le stragi e non ha fatto nulla per fermarle. Oggi, bene o male, nel nostro immaginario, sono diventati inseparabili perché conosciamo entrambi.
Ma è sufficiente essere informati? Siamo davvero condannati a essere per lo più spettatori? Possiamo invece influire sul corso degli eventi?”
Salgado stesso non sa rispondere a queste domande ma si dice convinto che qualche risposta deve pur esistere, fiducioso nel genere umano che reputa in grado di capire e persino di controllare le forze politiche, economiche e sociali che esso stesso ha scatenato, da un capo all’altro della Terra.

Quella globalizzazione spesso presentata come una realtà si rivela una mancata soluzione e a guardare bene, negli scatti spettacolari e diretti, nemmeno la libertà può risolvere i problemi dell’umanità che senza il senso di responsabilità, l’ordine e la consapevolezza, non può arrivare lontano.
“Oggi più che mai, sento che il genere umano è uno. Vi sono differenze di colore, di lingua, di cultura e di opportunità, ma i sentimenti e le reazioni di tutte le persone si somigliano… Queste fotografie mostrano una porzione del nostro presente. Non possiamo permetterci di guardare dall’altra parte.”

Le fotografie catturano i momenti drammatici, dolorosi e allo stesso tempo eroici. Tutte insieme ci raccontano anche la storia del nostro tempo. Non offrono risposte, ma al contrario ci interrogano.
L’istinto di sopravvivenza, la tragedia africana, l’America latina e l’Asia. Lo scenario che si delinea porta alla consapevolezza che la maggior parte dei migranti del Terzo Mondo si dirige verso le città, ma per tutti la meta più ambita sono gli Stati Uniti e l’Europa.
La rottura con il passato è permanente. Non ci sono via di mezzo e l’unica sfumatura è quel grigio delle foto che ci si porta addosso dopo averle viste.

Anche se i loro viaggi sono lunghi e pieni di pericoli, per i popoli che emigrano – come i messicani, i marocchini, i vietnamiti, i russi e molti altri – il sogno di una vita migliore non si ferma. Molti diventano esiliati contro il loro stesso volere. Le guerre hanno infatti sradicato curdi, afghani, bosniaci, serbi, kosovari e palestinesi: anche questi popoli spesso desiderano tornare a casa.
A chiudere il percorso i ritratti: rappresentativi di altre decine di milioni di individui che si possono incontrare nelle baraccopoli, arrivano i volti dei bambini nei campi profughi e negli insediamenti rurali di America Latina, Africa, Asia ed Europa. Come lo stesso Salgado racconta, i bambini hanno scelto di essere fotografati: un bel giorno hanno incontrato uno straniero con la macchina fotografica al collo e all’improvviso il loro comportamento è cambiato, hanno deciso come dovevano essere immortalati.
Senza alcun controllo sul loro destino, innocenti per definizione, questi piccoli volti corrispondono alle storie dei loro genitori ma finiscono per provare e raccontare la propria vita ognuno a modo suo. Gli abiti, le pose, le espressioni, gli occhi comunicano tristezza e sofferenza ma, a volte, anche allegria e speranza.
Possiamo solo azzardare quale sia il loro stato d’animo ma vederli per come hanno deciso di mostrarsi rimanda ad un lontano senso di libertà.
Era il 1993 quando Sebastião Salgado intraprese il suo viaggio fotografico – concreto ed esistenziale – nell’universo delle migrazioni. Un viaggio che non si è mai concluso. Un viaggio che non smette di parlare.
E forse per la prima volta, i protagonisti di questi capolavori, si sono trovati nella condizione di poter dire “Ci sono anch’io”.
Didascalie immagini
- Allestimento della mostra Sebastião Salgado. Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni, 2019, Fondazione Pistoia Musei, Palazzo Buontalenti e Antico Palazzo dei Vescovi © Sebastião Salgado / Contrasto. Ph Rachele Salvioli
- Allestimento della mostra Sebastião Salgado. Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni, 2019, Fondazione Pistoia Musei, Palazzo Buontalenti e Antico Palazzo dei Vescovi © Sebastião Salgado / Contrasto. Ph Rachele Salvioli
- Sebastião Salgado, Water supplies are often far away from the refugee camps. Goma, Zaire. 1994. © Sebastião Salgado / Amazonas Images / Contrasto
- Allestimento della mostra Sebastião Salgado. Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni, 2019, Fondazione Pistoia Musei, Palazzo Buontalenti e Antico Palazzo dei Vescovi © Sebastião Salgado / Contrasto. Ph Rachele Salvioli
- Allestimento della mostra Sebastião Salgado. Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni, 2019, Fondazione Pistoia Musei, Palazzo Buontalenti e Antico Palazzo dei Vescovi © Sebastião Salgado / Contrasto. Ph Rachele Salvioli
- Sebastião Salgado, The beach of Vung Tau, formerly named Cap Saint Jacques, from where the majority of boat people left. Southern Vietnam. 1995.© Sebastião Salgado / Amazonas Images / Contrasto
IN COPERTINA
Sebastião Salgado, The beach of Vung Tau, formerly named Cap Saint Jacques, from where the majority of boat people left. Southern Vietnam. 1995.
© Sebastião Salgado / Amazonas Images / Contrasto
[particolare]
Sebastião Salgado. Exodus. In cammino sulle strade delle migrazioni
Fondazione Pistoia Musei in collaborazione con Contrasto e Pistoia – Dialoghi
sull’uomo. Palazzo Buontalenti, Pistoia
8 febbraio – 14 giugno 2020
© Sebastião Salgado / Amazonas Images / Contrasto
Dove e quando
- Fino al: – 14 June, 2020
- Sito web