Nelle sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale prosegue, fino a domenica 23 febbraio 2025, la mostra curata da Marianne Mathieu che rientra nel calendario delle celebrazioni ufficiali del 150° anniversario dell’Impressionismo, inclusa nella stagione commemorativa avviata dal Museo d’Orsay di Parigi. Come noto infatti, il 15 aprile 1874, rifiutati dal Salon – che riuniva artisti legati all’Académie des Beaux-Arts della capitale francese – un gruppo di giovani pittori concordò di esporre nello studio del fotografo Felix Nadar. Tra quei dissidenti vi erano Edgar Degas, Paul Cézanne, Pierre-Auguste Renoir, Camille Pissarro, Alfred Sisley, Claude Monet e una sola pittrice: Berthe Morisot.

Con oltre ottanta opere, tra dipinti, acqueforti, acquerelli, pastelli, documenti fotografici e d’archivio, molti dei quali inediti, il percorso di visita genovese permette di ripercorrere la vita di colei che scelse di intraprendere la professione di pittrice, condivisa non solo con i più grandi artisti dell’epoca – frequentavano abitualmente il suo salotto il giovedì sera – ma anche con figure di intellettuali quali Stéphane Mallarmé ed Emile Zola.

Attraverso undici sale, una cronologia che segue l’evoluzione della pittura di Morisot: dalle prime copie al Louvre – in particolare di artisti italiani, e tra questi, Veronese – alla svolta impressionista. Focus tematici approfondiscono le suggestioni perché, tra gli intenti del progetto espositivo, anche quello di illustrare come, i viaggi in Riviera negli inverni 1881-1882 e 1888-1889, abbiano influito sull’evoluzione della sua pittura e le reinterpretazioni dell’architettura locale nella sua residenza parigina. Tra questi, il progetto di arredo che realizza nel suo salone-atelier riprendendo l’architettura della chiesa del Gesù nella vecchia Nizza. In mostra la ricostruzione di questo spazio concepito dall’artista stessa.

I colori chiari, le pennellate sempre più libere hanno tratto una forte spinta da questa esperienza e, di questo periodo, si può ammirare anche Barca illuminata (1889): l’unico notturno dipinto dall’artista. Sulla costa mediterranea, inoltre, sceglie di dedicarsi alla rappresentazione della vegetazione locale e gli aranci diventano uno dei soggetti privilegiati, constatabile con Sotto l’arancio (1889) e, al limite dell’astratto, Rami d’arancio dello stesso anno.

Allo stesso tempo l’esposizione include una forte dimensione biografica in quanto, la sua arte crebbe sviluppandosi in ambito familiare: il salone a casa dei genitori prima e quello delle sue residenze una volta divenuta moglie di Eugène Manet (fratello di Edouard), hanno sempre svolto anche la funzione di atelier. Se scene di vita moderna e quotidiana sono manifesto dell’Impressionismo, con Morisot l’intimità familiare trova un respiro inedito.

Una delle rare testimonianze ancora conservate dell’attività giovanile è il ritratto della cugina Madame Boursier (1867) e, a testimoniarne la precoce ambizione, in mostra anche il ritratto che la sorella Edma le fece nel 1865 raffigurandola al cavalletto con il pennello nella mano destra. Ancora, Lillà a Maurecourt, dipinto all’indomani della mostra del 1874, si concentra su una scena familiare e presenta le caratteristiche salienti delle sue prime opere impressioniste mentre, in Giovane donna in grigio distesa (1878) si fa interprete del fascino sofisticato della ragazza parigina, un altro tema a lei caro.

Oltre che sua allieva, modella privilegiata fu la figlia ritratta a differenti età Julie Manet, che dopo la morte della madre, anche con un grande lavoro di documentazione, si impegnò per farne scoprire l’opera al grande pubblico. Merita di essere raccontata una storia di donne (alla quale è dedicato uno dei focus della mostra). Insieme a Julie, le nipoti con bambine e bambini rimasti anonimi, tutti raffigurati con grande sensibilità da Morisot, al punto da poterla definire anche “pittrice dell’infanzia” a esempio: La favola (1883), Fanciulla con la bambola (1884) e Ragazza in un parco (1893). Ad approfondire queste tematiche un ricco apparato di fotografie dell’album familiare.

Questi gli argomenti, affrontati nella prima parte del percorso, preludono all’esposizione dei capolavori dell’Impressionismo trionfante, dalla stesura pittorica decisamente rinnovata, in cui a dominare è la figura femminile: nell’ambiente domestico, en plein-air, in società. Sono le opere della maturità, dalla “sprezzatura” decisa che non si sottrae al dialogo intimo con il disegno dove gli studi tonali vengono poi trasferiti nei dipinti a olio.

I taccuini di schizzi comprovano il grande lavoro alla base dei suoi dipinti, insieme a disegni a matita e pastelli che diventano anche opera autonoma, proprio come gli oli e gli acquarelli.
Non manca una riflessione sul “non-finito”, una pratica che Morisot ha sperimentato anche in maniera radicale, fino a lasciar trasparire la tela grezza che diventa un colore tra gli altri, come in Giovane donna che si rimette un pattino (1880).

I temi della mostra e l’ambiente parigino, artistico e intellettuale, sono approfonditi in un palinsesto di incontri promosso da Palazzo Ducale di Genova, in collaborazione con l’Ambasciata di Francia. Il programma si inserisce nel progetto Esistere come donna ideato e realizzato da Electa, in collaborazione con Fondamenta Fondazione per le arti e la cultura.
Ricordiamo, come accennato nell’articolo di presentazione dello scorso agosto, per approfondire la figura di Berthe Morisot e altri aspetti del suo percorso artistico, alla Galleria Civica Arte Moderna di Torino è in corso, fino al prossimo 9 marzo, la mostra “Berthe Morisot, Pittrice Impressionista” (biglietto di ingresso ridotto su presentazione del biglietto della mostra genovese) di cui vi riferiremo il mese prossimo.