Nelle sale dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale prosegue, fino a domenica 23 febbraio 2025, la mostra curata da Marianne Mathieu che rientra nel calendario delle celebrazioni ufficiali del 150° anniversario dell’Impressionismo, inclusa nella stagione commemorativa avviata dal Museo d’Orsay di Parigi. Come noto infatti, il 15 aprile 1874, rifiutati dal Salon – che riuniva artisti legati all’Académie des Beaux-Arts della capitale francese – un gruppo di giovani pittori concordò di esporre nello studio del fotografo Felix Nadar. Tra quei dissidenti vi erano Edgar Degas, Paul Cézanne, Pierre-Auguste Renoir, Camille Pissarro, Alfred Sisley, Claude Monet e una sola pittrice: Berthe Morisot.

Con oltre ottanta opere, tra dipinti, acqueforti, acquerelli, pastelli, documenti fotografici e d’archivio, molti dei quali inediti, il percorso di visita genovese permette di ripercorrere la vita di colei che scelse di intraprendere la professione di pittrice, condivisa non solo con i più grandi artisti dell’epoca – frequentavano abitualmente il suo salotto il giovedì sera – ma anche con figure di intellettuali quali Stéphane Mallarmé ed Emile Zola.

Attraverso undici sale, una cronologia che segue l’evoluzione della pittura di Morisot: dalle prime copie al Louvre – in particolare di artisti italiani, e tra questi, Veronese – alla svolta impressionista. Focus tematici approfondiscono le suggestioni perché, tra gli intenti del progetto espositivo, anche quello di illustrare come, i viaggi in Riviera negli inverni 1881-1882 e 1888-1889, abbiano influito sull’evoluzione della sua pittura e le reinterpretazioni dell’architettura locale nella sua residenza parigina. Tra questi, il progetto di arredo che realizza nel suo salone-atelier riprendendo l’architettura della chiesa del Gesù nella vecchia Nizza. In mostra la ricostruzione di questo spazio concepito dall’artista stessa.

I colori chiari, le pennellate sempre più libere hanno tratto una forte spinta da questa esperienza e, di questo periodo, si può ammirare anche Barca illuminata (1889): l’unico notturno dipinto dall’artista. Sulla costa mediterranea, inoltre, sceglie di dedicarsi alla rappresentazione della vegetazione locale e gli aranci diventano uno dei soggetti privilegiati, constatabile con Sotto l’arancio (1889) e, al limite dell’astratto, Rami d’arancio dello stesso anno.

Allo stesso tempo l’esposizione include una forte dimensione biografica in quanto, la sua arte crebbe sviluppandosi in ambito familiare: il salone a casa dei genitori prima e quello delle sue residenze una volta divenuta moglie di Eugène Manet (fratello di Edouard), hanno sempre svolto anche la funzione di atelier. Se scene di vita moderna e quotidiana sono manifesto dell’Impressionismo, con Morisot l’intimità familiare trova un respiro inedito.

Una delle rare testimonianze ancora conservate dell’attività giovanile è il ritratto della cugina Madame Boursier (1867) e, a testimoniarne la precoce ambizione, in mostra anche il ritratto che la sorella Edma le fece nel 1865 raffigurandola al cavalletto con il pennello nella mano destra. Ancora, Lillà a Maurecourt, dipinto all’indomani della mostra del 1874, si concentra su una scena familiare e presenta le caratteristiche salienti delle sue prime opere impressioniste mentre, in Giovane donna in grigio distesa (1878) si fa interprete del fascino sofisticato della ragazza parigina, un altro tema a lei caro.

Oltre che sua allieva, modella privilegiata fu la figlia ritratta a differenti età Julie Manet, che dopo la morte della madre, anche con un grande lavoro di documentazione, si impegnò per farne scoprire l’opera al grande pubblico. Merita di essere raccontata una storia di donne (alla quale è dedicato uno dei focus della mostra). Insieme a Julie, le nipoti con bambine e bambini rimasti anonimi, tutti raffigurati con grande sensibilità da Morisot, al punto da poterla definire anche “pittrice dell’infanzia” a esempio: La favola (1883), Fanciulla con la bambola (1884) e Ragazza in un parco (1893). Ad approfondire queste tematiche un ricco apparato di fotografie dell’album familiare.

Questi gli argomenti, affrontati nella prima parte del percorso, preludono all’esposizione dei capolavori dell’Impressionismo trionfante, dalla stesura pittorica decisamente rinnovata, in cui a dominare è la figura femminile: nell’ambiente domestico, en plein-air, in società. Sono le opere della maturità, dalla “sprezzatura” decisa che non si sottrae al dialogo intimo con il disegno dove gli studi tonali vengono poi trasferiti nei dipinti a olio.

I taccuini di schizzi comprovano il grande lavoro alla base dei suoi dipinti, insieme a disegni a matita e pastelli che diventano anche opera autonoma, proprio come gli oli e gli acquarelli.
Non manca una riflessione sul “non-finito”, una pratica che Morisot ha sperimentato anche in maniera radicale, fino a lasciar trasparire la tela grezza che diventa un colore tra gli altri, come in Giovane donna che si rimette un pattino (1880).

I temi della mostra e l’ambiente parigino, artistico e intellettuale, sono approfonditi in un palinsesto di incontri promosso da Palazzo Ducale di Genova, in collaborazione con l’Ambasciata di Francia. Il programma si inserisce nel progetto Esistere come donna ideato e realizzato da Electa, in collaborazione con Fondamenta Fondazione per le arti e la cultura.
Ricordiamo, come accennato nell’articolo di presentazione dello scorso agosto, per approfondire la figura di Berthe Morisot e altri aspetti del suo percorso artistico, alla Galleria Civica Arte Moderna di Torino è in corso, fino al prossimo 9 marzo, la mostra “Berthe Morisot, Pittrice Impressionista” (biglietto di ingresso ridotto su presentazione del biglietto della mostra genovese) di cui vi riferiremo il mese prossimo.

Dettagli

La mostra è un progetto di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura con Electa, anche editore del catalogo, in collaborazione con il Museo di Belle Arti Jules Chéret di Nizza con il sostegno di Regione Liguria e Comune di Genova e il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia.

Le sezioni del percorso espositivo

testi di Marianne Mathieu
(courtesy Electa)

Sala 1 – Berthe Morisot a scuola dai maestri
Poiché la frequentazione dell’École des Beaux-Arts sarà preclusa alle aspiranti artiste fino al 1897, Berthe Morisot prende lezioni private. Il suo primo insegnante, Joseph Guichard (1806-1880), le assicura una solida formazione classica e la iscrive come copista al Louvre, dove l’allieva riproduce le prove dei maggiori maestri, soprattutto quelli italiani. Intorno al 1858, per prendere confidenza con l’impiego dei colori, la giovane copia Il Calvario di Veronese, una delle prime opere superstiti della pittrice.
Al Louvre, Morisot fa conoscenza con altri artisti desiderosi di rinnovare la pittura dell’epoca. Proprio al Louvre incontra Édouard Manet di cui sposerà il fratello, Eugène, nel dicembre del 1874. Il ritratto di Eugène eseguito dall’amico Alphonse Legros nel 1862 è tipico dell’estetica degli anni sessanta dell’Ottocento, caratterizzata da toni spenti, verdi profondi e sfumature terree. Il ritratto di madame Boursier, una cugina di Berthe, ne è un altro esempio. Esposto in pubblico per la prima volta in questa occasione, è una delle rare testimonianze ancora conservate dell’attività giovanile di Morisot.

Sala 1 – Berthe Morisot ritratta dalla sorella Edma
Berthe Morisot nasce in un’agiata famiglia borghese: il padre Edmé Tiburce (1806-1874) è un prefetto e la madre Marie Cornélie (1819-1876) è a sua volta figlia di un funzionario pubblico d’alto rango. Nel 1857, desiderosa di donare al marito un disegno delle figlie, la madre della futura pittrice fa impartire delle lezioni alle sue tre bambine. La maggiore, Yves (1838-1893), rinuncia immediatamente, mentre Edma (1839-1921) si dedica con passione al disegno fino al suo matrimonio nel 1869. Solo Berthe si costruisce un destino di pittrice e riesce a conciliare la propria vocazione con i doveri che le impone il ceto sociale a cui appartiene.
Questo ritratto di Berthe Morisot è stato dipinto da Edma quando le due sorelle studiavano insieme, intorno al 1865. I colori scuri sono caratteristici del periodo. È il primo ritratto noto dell’artista ed è anche l’unico in cui viene raffigurata con il pennello in mano, a testimoniarne la precoce ambizione.

Sala 2 – Il fascino sofisticato della ragazza parigina
Fin dal debutto, Morisot si fa un nome come pittrice delle fanciulle in fiore. Fa posare le ragazze della sua cerchia: la sorella, la cugina e le amiche che, come lei, risiedono nel XVI arrondissement della capitale. Talvolta si rivolge anche a modelle professioniste come quella, di cui resta ignota l’identità, al centro della tela intitolata Giovane donna in grigio distesa.
L’interesse dell’autrice per la fisionomia della modella è limitato: i lineamenti della ragazza sono appena abbozzati. Il pennello indugia invece sulla posa languida e sul suggestivo tessuto dell’abito di lusso. Morisot si fa interprete del fascino sofisticato della ragazza parigina, di un’arte di vivere e di un modo di essere propri del suo tempo e del suo ambiente.
In questa prova la pennellata è sciolta e ben distinguibile. La tavolozza si ravviva, i bianchi argentei dalle sfumature infinite danno la misura del talento di colorista di Morisot e sottolineano l’arditezza di opere che tendono alla monocromia.

Sala 3 – Julie Manet, la modella bambina
Fin dalla nascita Julie diventa la modella per eccellenza di Morisot; la vita della bambina si lega indissolubilmente al lavoro della madre. Nel 1882 Julie viene ritratta da sola in Sul lago, nel Bois de Boulogne nei pressi della residenza di famiglia. Nel 1883 posa a Bougival, dove i genitori hanno affittato una casa di campagna.
In Eugène Manet in giardino con sua figlia, Julie gioca con alcune barchette accanto al padre, raffigurato mentre disegna. In La favola appare in compagnia della domestica, la giovane e graziosa Pasie. Le opere citate sono emblematiche della maturità dell’artista. Le tonalità pastello, soprattutto gli azzurri, i verdi e i rosa, predominano. La pennellata a virgola è quella tipica dell’Impressionismo. Alcune forme sono così abbozzate da diventare difficili da identificare.

Sala 4 – L’incarnazione dell’Impressionismo
Morisot si impone come pittrice di figure esclusivamente femminili. Julie posa a sei anni con una bambola, a otto con il cane Gamin, a dieci con un mandolino, a undici con un libro in mano.
Altre modelle posano per la pittrice. La nipote e allieva Paule Gobillard viene ritratta nel 1884 all’aperto e nel 1887 in interni, in un ambizioso dipinto eseguito espressamente per l’esposizione internazionale organizzata a Parigi dal gallerista Georges Petit.
Una giovane contadina di Nizza, Célestine, posa nel 1889 davanti al Baou de Saint-Jeannet; Jeanne-Marie viene immortalata nel giardino di Parigi tra il 1888 e il 1893.
Cos’hanno in comune queste modelle? La gioventù! La gioventù e la freschezza – ovvero la grazia – ecco il vero soggetto della pittura di Berthe Morisot, il cardine della sua opera. L’artista si sforza soprattutto di restituire un atteggiamento, un’atmosfera, quell’ineffabile “non so che” cui si suole alludere con il termine “grazia”. Come spiega Morisot nei suoi taccuini, l’artista cerca di “fissare qualcosa di ciò che si trova davanti […] un gesto di Julie, un sorriso, un fiore, un frutto, un ramo […], una appena di queste cose…”. L’atmosfera prevale sul soggetto, l’insieme sul particolare.
I dipinti di Berthe Morisot non sono ritratti. La pittrice non studia a fondo le sue modelle, non rivela nulla del loro carattere, non lascia trasparire la loro vita segreta. Trasfigurate dall’atmosfera, i tratti levigati se non addirittura cancellati dalla luce, le sue figure sono universali e senza tempo, in poche parole: colme di grazia.

Sala 5 – L’angelo del non finito
Morisot espone principalmente alle mostre impressioniste organizzate a Parigi tra il 1874 e il 1886. In queste occasioni i critici commentano le sue opere, sottolineando il loro aspetto particolarmente abbozzato. Si soffermano sulla pennellata, assai libera e sempre ben evidente. Rimarcano inoltre l’aspetto incompiuto di certi suoi quadri, quelli in cui il supporto, non dipinto, viene lasciato a vista. Morisot non nasconde affatto la tela su cui lavora, ma la integra nella composizione e la sfrutta come un colore tra gli altri. A seconda dei casi, quella tinta assume un tono più o meno marrone – come nel Ritratto di Berthe Morisot e sua figlia e in Lucie Léon al piano – oppure bianco sporco, come nella Giovane donna che si rimette un pattino. Quando li ritiene conclusi, Morisot lascia deliberatamente i suoi lavori così come si presentano; fa insomma evolvere la nozione di opera finita dando prova di un’estrema determinazione.

Sala 5 – Morisot e l’incisione
Nel 1888 – su invito di Stéphane Mallarmé – Morisot lavora a un’incisione destinata a illustrare un poema dell’amico, Le Nénuphar blanc. In seguito inizia una serie di stampe a puntasecca nella speranza di pubblicare una raccolta per proprio conto, di cui realizzerà solo le otto tavole qui esposte, che nel loro insieme testimoniano il suo talento di disegnatrice. Alla luce di queste incisioni, l’aspetto abbozzato dei suoi dipinti non può essere imputato a una presunta imperizia, ma va piuttosto interpretato come espressione di una precisa volontà.

Sala 6 – Berthe Morisot e il paesaggio, tappa a Nizza
Tra i rari paesaggi firmati da Morisot si contano quelli creati in occasione dei suoi soggiorni a Nizza nell’inverno 1881-1882 e in quello del 1888-1889. Il soggetto prescelto è il porto. Insieme al marito – del quale è presentato un raro acquerello – lavora a bordo di una barca, pratica cara agli impressionisti. Queste opere, dall’inquadratura piuttosto stretta, raffigurano motivi isolati e lasciano ampio spazio allo studio dell’acqua e dei suoi riflessi. Procedendo in questo modo, Morisot elimina dalle vedute i cantieri che costellano l’area nel periodo della sua prima visita, di cui dà invece conto la foto d’epoca qui proposta. Nel 1889 immortala il Namouna, lo yacht del magnate della stampa statunitense James Gordon Bennett, illuminato a festa durante la serata di apertura del Carnevale. L’opera, intitolata per l’appunto Barca illuminata, è l’unico notturno mai dipinto dall’artista.
A Nizza non è insolito che Berthe faccia esercitare la figlia sugli stessi soggetti cui lavora personalmente. Barca illuminata e Il Carnevale di Nizza, due delle principali composizioni create dalla pittrice, si affiancano gli acquerelli realizzati da Julie.

Sala 7 – Il salotto-atelier di Morisot
Nel 1882 Berthe Morisot e il marito fanno costruire a Parigi la propria residenza di famiglia. La coppia, fortemente coinvolta nel progetto, partecipa all’elaborazione dei disegni per il futuro appartamento. La sala principale ha una doppia destinazione. È insieme l’atelier della pittrice e il locale più prestigioso dell’intera abitazione, quello in cui i padroni di casa riceveranno gli ospiti. Morisot presta dunque particolare attenzione alla sua decorazione.
Sulla strada si affaccia una vetrata. La parete principale accoglie un camino, uno specchio Luigi XV e l’unica opera pittorica concepita per lo spazio. Il quadro trova posto in alto, di fronte alla camera da letto dell’artista collocata nel mezzanino. L’armadio a muro è destinato al materiale per dipingere. Sul lato opposto si aprono due ampie porte. In alto, la finestra interna che separa la camera da letto dal salotto–atelier, disegnata dalla stessa pittrice, è ispirata a quelle della chiesa del Gesù visitata dall’artista a Nizza nel 1882. Il disegno monumentale esposto in questa sala riproduce l’architettura di quella chiesa e l’elemento architettonico cui si è rifatta Morisot.

Sala 8 – Dipingere come Botticelli
Sulla costa mediterranea Berthe Morisot si dedica anche alla rappresentazione della vegetazione locale. La villa tra gli aranci, uno schizzo realizzato sulle alture di Nizza, raffigura la residenza di un medico omeopata, il dottor Arnulfi. Tornata a Nizza nel 1888-1889, Morisot affitta villa Ratti sulla collina di Cimiez, un’abitazione circondata da un parco di due ettari dall’atmosfera idilliaca. Deliziata, la dipinge. Le sue figure, immerse in un ambiente naturale lussureggiante, e l’esotica vegetazione della zona, costituiscono una fonte di ispirazione costantemente rinnovata. In Sotto l’arancio, una delle opere più ambiziose realizzate durante quel soggiorno, Julie posa sotto l’albero che dà titolo al quadro. Dinanzi a panorami ben diversi da quelli cui sono avvezzi gli amici e colleghi Claude Monet e Auguste Renoir, Morisot seleziona frammenti ben precisi della natura che la circonda, isolando i soggetti che la interessano. Rami d’arancio è una testimonianza di tale scelta. L’opera illustra una delle ambizioni dell’artista: “raffigurare degli aranci, non rigidi, ma flessuosi, affascinanti come le cose che ho visto di Botticelli a Firenze” (febbraio 1882).

Sala 9 – Da Berthe Morisot a Julie Manet, la pittura in eredità
Negli anni novanta dell’Ottocento Morisot crea le sue ultime opere. Pastorella sdraiata riflette il suo gusto per la linea e Sole calante sul lago del Bois de Boulogne la tendenza alla dissoluzione delle forme. Julie lavora regolarmente accanto alla madre e crea le proprie versioni degli stessi soggetti.
Nel 1895, quando Morisot muore, Julie continua a dipingere e approfitta appieno dei consigli di Renoir. La raccolta delle pesche rivela la doppia fonte di insegnamento cui attinge Julie e rimanda alle composizioni create da Berthe sulla Riviera ligure. Come la madre prima di lei, dipinge l’infanzia e le fanciulle in fiore. Prima del ballo, Nel salotto di Rue de Villejust e Julien Rouart mentre dipinge danno conto delle sue inclinazioni. Le sue opere, come le riproduzioni in grande formato di fotografie dell’epoca, raffigurano l’abitazione parigina dell’orfana intorno al 1895-1899 e forniscono informazioni rilevanti su quegli interni abbelliti da dipinti impressionisti. Le ragazze ritratte sono amiche di Julie, come le sorelle Angoulvent della foto, oppure – nei dipinti – delle modelle professioniste. I due signori immortalati in bianco e nero non sono altri che Renoir e Mallarmé, quest’ultimo tutore di Julie dal 1892.

Sala 10 – Sottrarre Morisot all’oscurità
Nelle sue ultime volontà Morisot si rivolge alla figlia: “Penso che la cosa migliore sia che tu vada a vivere con le tue cugine in Rue de Villejust”. Nel maggio del 1895 Julie Manet si trasferisce in un appartamento del palazzo di famiglia con le sorelle Gobillard, rimaste anch’esse orfane. Paule, la maggiore, è stata allieva della zia e si dedica alla pittura. Jeannie, coetanea di Julie, si distingue come pianista. Gli ingrandimenti fotografici mostrano il trio poco dopo il trasloco. Berthe Morisot aveva a suo tempo immortalato la figlia mentre suonava. Julie riprende il tema caro alla madre e fa posare le cugine Jeannie e Paule per alcuni ambiziosi dipinti realizzati intorno al 1898-1899. L’anno successivo, dopo il suo matrimonio con Ernest Rouart, Julie inizia un’opera di documentazione, impegnandosi a far scoprire al grande pubblico la pittura della madre. Grazie a lei, e poi ai suoi figli, l’opera di Morisot uscirà finalmente dall’oscurità.

Sala 11 – La vita nel castello
Il castello di Vassé, nel dipartimento della Sarthe, appartiene ai Vaissières, cugini dei Manet. I legami tra le due famiglie perdurano da generazioni. Édouard ed Eugène Manet e le rispettive consorti, Suzanne Leenhoff e Berthe Morisot, e in seguito Julie Manet e il marito Ernest Rouart, sono spesso ospiti di quella dimora.
Nel 1887 Berthe Morisot regala alla cugina acquisita Marie de Vaissières il suo ritratto eseguito a pastello. In occasione di un’altra visita, realizza le vedute del castello e la miniatura su avorio (presentate in mostra).
Nel 1892 la pittrice acquista il castello di Mesnil, nei dintorni di Parigi, in cui spera di trasferirsi con il marito. Morisot dipinge sul posto numerose tele, tra le quali questa veduta della colombaia che ispirerà anche Jeanne Baudot, allieva di Renoir e amica di Julie. Alla morte dell’artista, nel 1895, il castello passerà alla figlia. Dato che, una volta scomparso Eugène, Berthe Morisot aveva rinunciato all’idea di viverci, sarà Julie a risistemarlo e a farne un’accogliente casa di famiglia.

 

Breve biografia

  • 1841 – Berthe Morisot nasce il 14 gennaio a Bourges. Discende da una famiglia borghese di importanti funzionari pubblici. Ha due sorelle, Yves ed Edma, e un fratello.
  • 1952 – I Morisot si stabiliscono definitivamente a Parigi. L’artista risiederà nel XVI arrondissement della capitale per il resto della sua vita.
  • 1855 – Prende le prime lezioni di disegno.
  • 1857 – È allieva di Joseph Guichard, un discepolo di Ingres influenzato da Delacroix.
  • 1858 – Esegue le prime copie al Louvre.
  • 1860 – Studia presso Jean-Baptiste Camille Corot, uno dei maggiori paesaggisti francesi.
  • 1863 – Su raccomandazione di Corot, Morisot segue i corsi di Achille Oudinot.
  • 1864 – Studia i disegni di un cugino di Delacroix, il pittore Léon Riesener.
  • 1865-7 – Viene accolta al Salon ufficiale di Parigi dove espone in qualità di allieva di Corot e Oudinot.
  • 1866 – La sorella maggiore della pittrice, Yves Morisot, sposa Théodore Gobillard, di professione esattore.
  • 1868-70 – Conosce Édouard Manet al Louvre. I Manet e i Morisot stringono amicizia e iniziano a frequentarsi. Berthe posa regolarmente per Manet e fino al 1874 sarà una delle sue modelle preferite.
  • 1869 – La sorella Edma sposa Adolphe Pontillon, un tenente di vascello. Berthe prosegue da sola la carriera di pittrice.
  • 1870-1 – Scoppia la guerra franco-prussiana, nasce la Comune di Parigi, cade il Secondo Impero e viene proclamata la Terza Repubblica. L’organizzazione del Salon ufficiale viene sospesa.
  • 1872-3 – Morisot espone al Salon, ma alcune sue opere vengono rifiutate dalla giuria.
  • 1874 – In gennaio muore il padre dell’artista. Morisot partecipa alla prima mostra degli impressionisti. Sposa Eugène Manet, fratello minore del pittore.
  • 1875 – Insieme a Monet, Renoir e Sisley, presenta i suoi lavori in un’asta organizzata all’Hôtel Drouot. Trascorre la luna di miele in Inghilterra.
  • 1876 – Prende parte alla seconda mostra impressionista. In dicembre muore la madre.
  • 1877 – È presente alla terza mostra impressionista.
  • 1878 – Il 14 novembre dà alla luce l’unica figlia, Julie Manet.
  • 1879 – Rinuncia a esporre alla quarta mostra impressionista, programmata troppo a ridosso della nascita di Julie.
  • 1881 – Presenzia alla sesta mostra impressionista, trascorre l’inverno
    a Nizza.
  • 1882 – Si reca a Genova e poi a Firenze. Dopo alcuni giorni, Julie si ammala e il viaggio viene interrotto. Tornata a Nizza, la pittrice visita la chiesa del Gesù. Partecipa alla settima mostra impressionista.
  • 1883 Morisot fa costruire un immobile nei pressi di Place de l’Étoile a Parigi. Al piano terra colloca l’appartamento di famiglia e riceve gli ospiti nel salotto-atelier, uno spazio saturo di rimandi all’architettura e ai paesaggi liguri. Muore il cognato Édouard Manet.
  • 1884 – Stringe amicizia con il poeta simbolista Stéphane Mallarmé e Claude Monet.
  • 1886 – Conosce Pierre-Auguste Renoir. Partecipa all’ottava e ultima mostra degli impressionisti.
  • 1887 – Commissiona a Renoir il ritratto della figlia Julie (Parigi, Musée d’Orsay). Prende parte con Monet e Renoir all’esposizione internazionale organizzata da Georges Petit.
  • 1888-9 Durante l’inverno, di nuovo a Nizza, soggiorna a Villa Ratti.
  • 1892 – Acquista il castello di Mesnil, nei pressi di Parigi. Muore Eugène Manet. Mallarmé viene nominato tutore di Julie. La galleria Boussod e Valadon di Parigi dedica alla pittrice la sua prima e unica personale.
  • 1895 – L’artista muore per le conseguenze di una congestione polmonare. Julie e due cugine, Jeannie e Paule Gobillard, si trasferiscono insieme in un appartamento del palazzo di famiglia.
    L’opera di Berthe Morisot, ancora poco nota, sarà rivelata al grande pubblico grazie all’impegno della figlia.

Didascalie immagini opere Berthe Morisot

(courtesy Ufficio stampa Electa)

  1. Eugenèe Manet in giardino con sua figlia, 1883
    olio su tela, 60×73,5 cm, collezione privata,
    CMR 138 © Christian Baraja SLB
  2. Il mandolino, 1889
    olio su tela, 57×55 cm, collezione privata,
    CMR 242 © Christian Baraja SLB
  3. Barca illuminata, detto anche Il Namouna, 1889
    olio su tela, 26×20 cm, collezione privata,
    CMR 238 © Christian Baraja SLB
  4. Pastorella sdraiata, 1891
    olio su tela, 35×56 cm, collezione privata,
    CMR 283 © Christian Baraja SLB
  5. La Senna a Valvins, 1893
    olio su tela, 35×28 cm, collezione privata,
    CMR 350 © Christian Baraja SLB
  6. Ragazza in un parco, 1893
    olio su tela, 80 x 91 cm
    Tolosa, musée des Augustins
    © 2024 Ph Josse/Scala, Firenze
  7. panoramica nella sala 4 del percorso
    © 2024 Francesco Margaroli per Electa
  8. scatto nella sala 3 del del percorso con, in evidenza, Sul lago, 1882, © 2024 Francesco Margaroli per Electa
  9. ulteriore scatto del percorso con, in evidenza, Giovane donna che si rimette un pattino, 1880, © 2024 Francesco Margaroli per Electa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Orari di apertura

lunedì dalle ore 14 alle ore 19
martedì, mercoledì e giovedì dalle ore 9 alle ore 19
venerdì dalle ore 9 alle ore 20
sabato dalle ore 10 alle ore 20
domenica dalle ore 10 alle ore 19
Aperture/chiusure straordinarie:
24 dicembre, chiusura anticipata alle 16
30 dicembre apertura con orario festivo dalle ore 10 alle ore 19
6 gennaio apertura con orario festivo dalle ore 10 alle ore 19
La biglietteria chiude un’ora prima

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Appartamento del Doge di Palazzo Ducale - piazza Giacomo Matteotti, 9 - Genova
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Fino al: 23 Febbraio, 2025