Inserita all’interno del calendario che celebra gli ottant’anni della nostra Repubblica, a Palazzo Madama prosegue fino a domenica 7 giugno, la mostra che illumina il contributo delle donne alla storia artistica e civile del Paese e lo fa mettendo in dialogo opere di straordinarie protagoniste dell’arte, con le vicende delle Madri Costituenti. Non solo un tributo, ma anche l’esortazione a proseguire nel lavoro di ricerca, studio e valorizzazione del ruolo femminile svolto nella storia nazionale.

Promossa dal Senato della Repubblica e dal Ministero della Cultura, con l’organizzazione dei Musei Nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei nazionali Umbria, “Il volto delle Donne. 80 anni di Repubblica: storie di ingegno, dalle grandi artiste alle Madri Costituenti” propone un itinerario che, dal Quattrocento – epoca in cui, per la prima volta, artiste italiane riuscirono a ritagliarsi un ruolo professionale in un contesto saldamente dominato dagli uomini – si sviluppa fino ai primi decenni dell’Ottocento, quando la presenza femminile si affermò con maggiore evidenza anche nell’ambito delle Accademie e nelle reti artistiche internazionali.

Accanto a questo racconto, costruito attraverso tredici capolavori di nove artiste provenienti da importanti istituzioni museali, la mostra propone anche un approfondimento sulle ‘Madri Costituenti’ e i visitatori potranno così conoscere le ventuno donne che parteciparono ai lavori dell’organo elettivo incaricato di redigere la nuova Costituzione repubblicana. Un allestimento di alto livello nel quale le ‘Madri Costituenti’ rappresentano la prosecuzione di figure femminili che attraversano la storia dell’arte.

Come ha ricordato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, “Ci sono artiste che hanno saputo affermare il talento in circostanze avverse, superando ostacoli di ogni genere nel difficile cammino verso la libertà. Uno status che il mondo femminile in Italia, in Occidente, nel mondo libero, ha conquistato con grande fatica, con grande onore e grande dignità”.

Il “volto” evocato nel titolo rimanda a figure femminili che le artiste hanno rappresentato nelle proprie opere e che spesso coincidono con immagini di sante, sovrane ed eroine, talvolta interpretate attraverso il linguaggio dell’autoritratto. Tra il Quindicesimo e il Diciannovesimo secolo, furono pochissime le artiste che poterono esercitare il mestiere di miniatrici, pittrici o scultrici. In larga parte si trattava di figlie di pittori o di mercanti d’arte poiché i percorsi formativi erano riservati agli uomini e, per questa ragione, l’apprendimento del mestiere spesso avveniva all’interno dell’ambiente familiare.

Anche quando riuscivano a raggiungere una piena professionalità, nei rapporti con la committenza, per ottenere incarichi e sostenersi economicamente, dipendevano dalla mediazione di figure maschili (padri, fratelli o mariti), ma, pur entro tali limiti, riuscirono comunque a costruire un linguaggio autonomo e una riconoscibile identità espressiva che, nel tempo, incontrarono un consenso sempre più ampio.

In numerosi casi, proprio la scelta dei soggetti e la particolare sensibilità nella rappresentazione del mondo femminile contribuirono a rendere le loro opere originali, apprezzate e ricercate da collezionisti e mecenati di prestigio. Benché osteggiate da molti colleghi, che tendevano a escluderle dalle grandi commissioni pubbliche – come pale d’altare monumentali, cicli ad affresco e decorazioni ufficiali – adducendo il pretesto che non conoscessero l’anatomia maschile per non averla studiata dal vero, molte di loro riuscirono comunque a conquistare ambiti di libertà creativa, lasciando un’impronta duratura nella storia dell’arte.

La loro vicenda professionale rappresenta uno dei percorsi che, nel lungo periodo, hanno favorito il cammino dell’emancipazione femminile e il riconoscimento pubblico del talento delle donne. Anche grazie all’opera delle artiste, infatti, la presenza femminile ha progressivamente trovato spazio nella costruzione della vita pubblica e, in tale prospettiva, il percorso espositivo si conclude idealmente con i ritratti delle ventuno ‘Madri Costituenti’, elette il 2 giugno 1946.

Le artiste presenti in mostra sono, in ordine cronologico: Properzia de’ Rossi, Plautilla Nelli, Sofonisba Anguissola, Lavinia Fontana, Artemisia Gentileschi, Elisabetta Sirani, Rosalba Carriera, Angelica Kauffman, Élizabeth Vigée Le Brun.

Le ‘Madri Costituenti’, in ordine alfabetico: Anna Maria (Maria) Agamben Federici, Adele Bei, Bianca Bianchi, Laura Bianchini, Elisabetta (Elsa) Conci, Maria De Unterrichter Jervolino, Filomena Delli Castelli, Nadia Gallico Spano, Angela Gotelli, Angela Maria Guidi Cingolani, Leonilde (Nilde) Iotti, Teresa Mattei, Angelina (Lina) Merlin, Angiola Minella Molinari, Rita Montagnana, Maria Nicotra, Teresa Noce, Ottavia Penna Buscemi, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi, Vittoria Titomanlio.

Il catalogo dell’esposizione, pubblicato dalla casa editrice Moebius è completato con le schede delle opere, redatte da storici e storiche dell’arte della Galleria Nazionale dell’Umbria e della Pinacoteca Nazionale di Bologna, accompagnate dai profili biografici delle artiste curati da Francesco Pappalardo e la sezione dedicata alle ‘Madri Costituenti’, curata dalla Biblioteca del Senato.