A Milano, vale una visita “Il Raffaello dell’Ambrosiana. In Principio il Cartone” per ammirare il restauro del cartone preparatorio della Scuola di Atene di Raffaello Sanzio (Urbino, 6 aprile 1483 – Roma, 6 aprile 1520) dopo il completo restauro durato quattro anni. Si tratta del più grande cartone rinascimentale a noi pervenuto (misura 285×804 centimetri) ed è interamente realizzato dalla mano dell’artista come disegno preparatorio, a grandezza naturale, della Scuola di Atene, uno dei quattro affreschi commissionati nel 1508 a Raffaello da Papa Giulio II per decorare la Stanza della Segnatura in Vaticano.

Benché l’opera sia nota come Scuola di Atene, il titolo corretto è La Filosofia: le quattro pareti della Stanza della Segnatura propongono infatti la Filosofia, la Teologia (Disputa sul Santissimo Sacramento), la Giurisprudenza (Le Virtù) e la Poesia (Il Parnaso). Il Cartone dell’Ambrosiana si è conservato perché si trattava di un “ben finito cartone” e servì come riferimento per l’esecuzione dell’affresco, mentre per trasferire il disegno sul muro si ricavò da esso un cartone sostitutivo. Il capolavoro, diviso in “duoi pezzi di disegno di Raphaele d’Urbino in cartone”.

Il Cartone preparatorio per l’affresco in Vaticano arrivò in Ambrosiana nel 1610 come prestito dal conte Fabio II Visconti di Brebbia e venne acquistato nel 1626 dal cardinale Borromeo dalla vedova del conte Fabio Borromeo Visconti, per la somma di seicento lire imperiali e la conclusione dell’acquisto fu un vero e proprio successo per il cardinale Federico, che si assicurava così un’opera originale del genio urbinate, preziosissimo materiale di studio per gli allievi dell’Accademia Ambrosiana delle Arti e del Disegno.

Nei suoi scritti infatti egli teneva a sottolineare l’autografia del cartone, cosa che a suo avviso non si poteva affermare con altrettanta sicurezza per l’opera finita poiché, come noto, Raffaello si serviva ampiamente di aiuti. La commissione dell’opera risale a quando Papa Giulio II della Rovere affidò al giovane urbinate la decorazione di una delle stanze dei suoi appartamenti in Vaticano. Il titolo dell’opera, La Filosofia, come suggerisce l’omonima allegoria dipinta nella vela sovrastante l’affresco, secondo un complesso progetto iconografico, e ci presenta la filosofia (“humanarum rerum cognitio – conoscenza delle cose umane”) come la premessa necessaria per la conoscenza della teologia (“divinarum rerum notitia – rivelazione delle cose divine”), secondo una concezione tipica della scolastica medievale, per la quale la filosofia fornisce gli elementi indispensabili per la conoscenza delle verità rivelate.

Il cartone trasmette l’equilibrio compositivo e la chiarezza di contenuto che l’artista voleva raggiungere in questo dipinto, vero e proprio trionfo della saggezza antica radunata attorno alle figure cardine di Platone e Aristotele. Con una capacità sintetica senza pari, Raffaello riesce a condensare in due semplici gesti l’intera indagine filosofica dei due pensatori: il primo indica con la mano destra l’iperuranio, il mondo delle idee trascendenti, il secondo ha il palmo della mano rivolto verso il basso. Il suo gesto per alcuni rappresenterebbe l’aspetto scientifico legato all’osservazione della natura, il realismo contrapposto all’idealismo platonico; per altri (Brandt) sarebbe sintesi della medietas, la conciliazione degli estremi.

Tutt’intorno si dispone il consesso degli altri pensatori dell’antichità. In primo piano, sulla destra, si può osservare il gruppo dei filosofi interessati ai fenomeni celesti e della natura, tra di essi scorgiamo una figura barbuta che regge un globo: si tratta di Zoroastro, intento a dialogare con Tolomeo, di spalle e accompagnato dalla sfera terrestre. Poco più in là vi è una figura china a disegnare col compasso: è stata interpretata come Euclide nell’atto di dimostrare dei teoremi.

Sulla sinistra invece è riconoscibile la figura di Pitagora intento a scrivere, mentre il filosofo adagiato sulla scalinata ai piedi di Aristotele è Diogene. Rispetto all’affresco del Vaticano, manca l’imponente architettura che inquadra la scena, con possenti arcate aperte sul cielo limpido e ispirata ai progetti del Bramante per la nuova Basilica di San Pietro.
È assai probabile che sia stato realizzato un secondo cartone riportante il disegno della parte architettonica, purtroppo perduto. Nella redazione finale del dipinto, in primo piano, Raffaello aggiunse una figura pensosamente china su un blocco di marmo, probabilmente il filosofo Eraclito: la tradizione vuole che il pittore vi abbia ritratto le sembianze di Michelangelo, anche se oggi la critica preferisce indicarlo come Il pensieroso, e l’autoritratto di Raffaello, che a destra dell’affresco si raffigurò insieme al Sodoma.

Altri ritratti di personaggi famosi dell’epoca sono sparsi in tutto il dipinto: in Platone sono riconoscibili le fattezze di Leonardo, mentre la figura di Euclide, intenta a disegnare con il compasso, sembra sia un ritratto di Bramante.

A completare l’allestimento, saranno presenti, inoltre, apparati didattici e informativi, che illustreranno la storia, la tecnica e il restauro di questo capolavoro ed elementi unici di arredo realizzati da Riva 1920 su progetto di Stefano Boeri Architetti. Accompagna l’evento espositivo una pubblicazione bilingue italiano/inglese (Electa editore) con testi di Alberto Rocca, Direttore della Pinacoteca Ambrosiana.

Didascalie immagini

Foto 1 – Raffaello, Scuola di Atene,
® Governatorato dello Stato della Citta del Vaticano

Foto 2 – Raffaello, Scuola di Atene
cartone, carboncino e biacca bianca 285 × 804 cm in Ambrosiana dal 1610
© Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Mondadori Portfoli

Foto da 3 a 8 – particolari cartone preparatorio
© Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Mondadori Portfoli

In copertina un particolare
cartone preparatorio
© Veneranda Biblioteca Ambrosiana, Mondadori Portfoli

 

 

Storia conservativa del Cartone
dall’arrivo in Ambrosiana a oggi 

  • 1610 Il Cartone entra a far parte della collezione di Federico Borromeo come prestito dal conte Fabio II Visconti di Brebbia Borromeo. E’ diviso in due parti foderate in tela.
  • 1625 Nel suo Musaeum Federico Borromeo descrive il Cartone nell’ultimo settore del museo, in contiguità con le copie in gesso dell’Aurora e del Crepuscolo di Michelangelo e insieme con calchi di statue antiche già in collezione Leoni. Egli ne sottolinea l’importanza in quanto totalmente autografo di Raffaello, a differenza dell’affresco, per il quale il maestro si era servito di aiuti.
  • 1626 Alla morte del conte Fabio II Visconti di Brebbia Borromeo, la vedova Bianca Spinola cede definitivamente il Cartone all’Ambrosiana per seicento lire imperiali.
  • 1796 In seguito alla conquista di Milano da parte dell’esercito napoleonico, il Cartone viene requisito e trasferito a Parigi, al Louvre.
  • 1797-1798 Viene eseguito un complesso intervento di restauro sul Cartone, che comporta la foderatura e montaggio su un nuovo telaio, il raccordo delle parti mancanti e l’intonatura.
  • 1802-1815 È esposto al Louvre, nella Galérie d’Apollon
  • 1815 Viene consegnato alla Commissione per il recupero delle opere d’arte esportate dalle regioni italiane di dominio austriaco.
  • 1816 Rientra a Milano. Viene esposto al pubblico nel palazzo arcivescovile per poi rientrare in Ambrosiana. 1837 Lavori di ampliamento nell’Ambrosiana portano il Cartone nella Sala V, a lui intitolata (attuale sala 2 della Pinacoteca Ambrosiana).
  • 1855 Giacomo Moraglia progetta una teca a protezione del Cartone, il cui progetto iniziale si rivela troppo costoso. Viene realizzata di conseguenza una cornice dorata a protezione.
  • 1863 Viene realizzata una fotografia dell’opera senza vetri dal fotografo Pompeo Pozzi.
  • 1887 Riscontrato lo stato di conservazione precario, il prefetto dell’Ambrosiana Antonio Ceriani propone un rinforzo posteriore per distendere le molte gibbosità che espongono il disegno alla polvere. Viene in seguito convocato Giuseppe Bertini per un restauro non documentato. 
  • 1895 Il Cartone è pubblicato da Luca Beltrami nella guida del museo in una xilografia di Ambrogio Centenari, che conferma l’opera nella sala V (attuale sala 2).
  • 1905 In occasione del riordino delle raccolte dell’Ambrosiana curato da monsignor Achille Ratti con la consulenza di Gustavo Frizzoni, Luigi Cavenaghi e Luca Beltrami, il Cartone viene inserito in una nuova custodia di protezione (una teca composta da tre lastre di cristallo), reimpiegando la vecchia cornice dorata.
  • 1915-18 Per tutelarlo dagli eventi bellici viene trasportato in treno insieme ad altre opere d’arte da Milano a Roma, in Vaticano.
  • 1919 L’opera rientra a Milano.
  • 1942 Il Cartone viene messo al sicuro dai bombardamenti nel caveau della cassa di Risparmio delle Province Lombarde.
  • 1946 Il Cartone è esposto alla mostra di Lucerna organizzata per recuperare fondi per la ricostruzione dell’Ambrosiana.
  • 1966 La ristrutturazione della pinacoteca a opera di Luigi Caccia Dominioni e il riallestimento museale curato da Dell’Acqua-Paredi-Vitali posizionano il Cartone in una nuova sala appositamente realizzata (attuale sala V), all’interno di nuova teca costituita da un telaio in ferro e da quattro lastre di cristallo. Delle operazioni di rinforzo perimetrale e foderatura viene incaricato il restauratore milanese Giuseppe Arrigoni.
  • 1990-96 Il complesso dell’Ambrosiana viene interamente ristrutturato. La sala V viene riallestita, preservando però la teca del Caccia Dominioni.
  • 2014-19 Nel 2014 la Veneranda Biblioteca Ambrosiana, per il tramite della Fondazione Cardinale Federico Borromeo, avvia sul Cartone una lunga e laboriosa attività di indagine e opera di restauro conservativo, coordinato da un Comitato Scientifico composto dal Collegio dei Dottori della Biblioteca Ambrosiana e da esperti dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, dei Musei Vaticani, della Soprintendenza di Milano e del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, con la consulenza tecnica di Pinin Brambilla Barcilon e affiancati da docenti di diverse Università italiane. L’intervento è stato interamente sostenuto dal contributo della società RaMo SpA, per volontà del Fondatore Giuseppe Rabolini. Al termine delle operazioni di restauro, dirette e coordinate da Maurizio Michelozzi, l’opera è stata esposta nella sala espositiva interamente dedicata al Cartone di Raffaello, su progetto di allestimento di Stefano Boeri Artchitetti.  

Dove e quando

Evento: Pinacoteca Ambrosiana – piazza Pio XI, 2 – Milano
  • Fino al: – 31 December, 2019