Sono 30 le candeline che il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci spegne nel 2018, e per l’occasione il museo pratese dedica una mostra a se stesso, esponendo una selezione delle sue opere più significative.
Fino al 25 giugno 2019 è infatti visibile Il museo immaginato. Storie da trent’anni di Centro Pecci, a cura dalla neo Direttrice Cristiana Perrella, un viaggio nei 30 anni di vita del Centro, fatto non soltanto di opere, ma anche dei suoi protagonisti, di ricordi, aneddoti e dati emersi dopo studi approfonditi.

Il Pecci, primo istituto museale in Italia dedicato all’arte contemporanea costruito ex novo, fin da subito si è distinto come luogo di ‘produzione culturale’, impegnato nella ricerca artistica in senso ampio.
Dal 1988 ad oggi qui sono state presentate più di 250 mostre tra arte, design, moda e un fitto programma di eventi legati alla letteratura, alla musica, alla performance, al teatro e al cinema.

Per Cristiana Perrella si tratta della prima uscita pubblica come direttrice, dopo la recente nomina a febbraio di quest’anno. La sua idea di quello che il museo è stato ed è si accompagna a una visione immaginativa, di un museo che reinterpreta il passato alla luce della sensibilità del presente, proiettandolo verso un futuro possibile. Il titolo stesso della mostra allude ad un autoromanzo che racconta se stesso in prima persona, un po’ verità, un po’ immaginazione.

Se oggi i musei di arte contemporanea, alla pari di aeroporti o stazioni, possono essere percepiti come ‘non luoghi’, dove non emerge l’identità del paese in cui si trovano poiché seguono standard ‘sovranazionali’ che si adattano a qualsiasi paese, sia per il contenitore architettonico che per il loro contenuto, esponendo artisti di fama internazionale, le cui opere sono visibili in tutti i grandi musei, la mostra in corso decide di esporre opere facenti parte della collezione permanente, con particolare attenzione all’ ‘Arte locale’ italiana e a quegli artisti cui il Centro in passato ha dedicato mostre monografiche. “Bisogna cercare quello che ci è vicino”, afferma la Presidente della Fondazione per l’Arte Contemporanea in Toscana Irene Sanesi, riprendendo una frase del filosofo Sergio Givone. “Solo così si può conoscere davvero chi siamo”.

La mostra in corso ripercorre i momenti salienti di questi tre decenni di attività, a partire dalla volontà di Enrico Pecci, industriale tessile pratese, che immagina un museo come regalo per la propria città, in memoria del figlio Luigi prematuramente scomparso. La sua iniziativa trova subito risposta nel Comune di Prato e in altri imprenditori e cittadini che decidono di inoltrarsi in questa avventura.

Tre sono i capitoli che compongono questo autoracconto.
La prima sezione è una ‘Timeline’, progettata dallo studio grafico Sara De Bondt: video, foto, documenti, tracce audio, poster, manifesti e cataloghi raccontano la successione di mostre, festival, talk, concerti, rassegne, laboratori che il Pecci ha ospitato nel corso della sua attività.
Sono qui visibili anche le persone che hanno fatto il Pecci. Foto d’epoca, magari non belle da un punto di vista prettamente estetico, ma di forte valore per chi ne conosce la storia.

La seconda sezione è il frutto dell’analisi, sia statistica che semantica, dei dati dell’archivio del Centro, elaborati con il supporto del laboratorio MoSIS (Modelli e Sistemi Informativi Statistici) del PIN (Polo Universitario Città di Prato), che hanno dato luogo a una serie di mappe e grafici che raccontano la vita del Centro, tracciandone una storia parallela. I dati mostrano le opere in collezione, le mostre fatte, gli artisti esposti, di cui è stata presa in esame anche la provenienza geografica, il sesso, l’età. Sono state analizzate anche le parole e i costrutti linguistici che il Pecci ha scelto per comunicare se stesso nei comunicati stampa diffusi finora. Sono così emerse aree concettuali, parole chiave e relazioni semantiche, che ne mostrano il DNA.

Timeline e risultati dell’analisi dei dati d’archivio costituiscono uno stimolo per capire quello che il museo è stato finora, sia per chi lo ha frequentato nel corso degli anni, sia per chi ancora non lo conosce, e sono propedeutici alla terza sezione, più propriamente espositiva. Dopo questo originale preambolo, vengono quindi presentate le opere della collezione permanente, selezionate ripercorrendo la storia delle più importanti mostre del Pecci dal 1988 ad oggi. Ecco dunque alcuni dei protagonisti dell’arte italiana e internazionale tra gli anni Ottanta e Novanta, come Zorio, Schnabel, Cucchi, Merz, Acconci, Morris, a cui il Centro ha dedicato importanti personali. Così come John Coplans o Craigie Horsfield documentano l’interesse precoce del museo per la fotografia – è del 1989 la mostra Un’altra obiettività – attestata anche da Robert Mapplethorpe e Nobuyoshi Araki, cui il Centro ha dedicato celebri monografiche, rispettivamente 1993/94 e 2000.

Trovano riscontro nelle esposizioni susseguitesi al Pecci anche i cambiamenti epocali avvenuti a livello socio-politico in Europa e nel mondo a cavallo tra XX e XXI secolo. Europe now è la mostra, tenutasi nel 1988, che accoglie con favore il concetto di comunità culturale cosmopolita, dove erano visibili opere di Michelangelo Pistoletto come di Anish Kapoor, artista indiano ma naturalizzato inglese. Un concetto di Europa già attuale, che individua una comunità culturale, prima ancora che politica.

A cavallo tra anni Ottanta e Novanta le mostre del Centro documentano anche la progressiva apertura verso l’Europa dell’Est, in particolare verso la Russia post-sovietica. In Artisti russi contemporanei (1990), ad esempio, sono esposte opere poi divenute parte della collezione permanente, come quella di Ilya Kabalov.

Il Pecci dedica attenzione anche alle nuove tendenze arte italiana, dicevamo, con rassegne come Una scena emergente (1991), dov’era esposta la grande opera di Stefano Arienti Cartoline, ora di nuovo visibile.
In seguito il museo pratese è stato anche sede di grandi installazioni ambientali, come il lavoro di Mario Merz La spirale appare, o l’opera realizzata da Barbara Kruger sulla facciata di una fabbrica pratese, che diviene parte della mostra Inside/Out (1993). In mostra oggi è presente una citazione di quel lavoro rielaborata con sarcasmo dai Superflex (I copy therefore I am), con la conseguente trasformazione dall’assunto cartesiano ‘Cogito ergo sum‘ (‘Penso quindi sono‘) in ‘Copio ergo sum‘ (‘Copio quindi sono‘), che invita a riflettere sull’idea del copyright e della proprietà intellettuale, anche in arte.
Altra installazione ambientale in esposizione è la destabilizzante e monumentale opera di Thomas Hirschhorn, acquisita dal Pecci in occasione de La fine del mondo, la celebre mostra che ha riaperto l’attività espositiva del Pecci nel 2016.

Eccezione alla collezione permanente del Pecci, non facendo strettamente parte della sua storia, è Work No 2833: Don’t Worry, 2017 dell’inglese Martin Creed, artista con cui la Direttrice Perrella ha collaborato direttamente in passato e che ha quindi un particolare valore nella sua scelta. Collocata nell’atrio del museo prima dell’uscita, l’opera in prestito presenta la scritta al neon “DON’T WORRY” e si presta, con sottile ironia, a una duplice lettura: se da un lato la frase invita a guardare il futuro con fiducia, dall’altro la “W” in inglese viene automaticamente associata al punto di domanda, chiudendo la mostra con uno spunto di riflessione.

Oltre a Il museo immaginato, in corso al Pecci è anche la mostra Codice Colore. Opere della collezione di Alessandro Grassi, dedicata alla eterogenea raccolta dell’impreditore pratese, poi trasferitosi a Milano, oggi in comodato al Pecci, di cui vi avevamo già parlato a settembre.

Le celebrazioni del trentennale del Centro, oltre alle due esposizioni vedono aggiungersi numerose iniziative collaterali multidisciplinari, con la collaborazione del territorio e di altre istituzioni pratesi. Si parte con la performance Otto di Kinkaleri, Premio UBU 2002 come miglior spettacolo di danza, riadattata oggi per essere eseguita dal vivo nei rinnovati spazi del museo, in collaborazione con il Teatro Metastasio, che è stata eseguita il giorno dell’inaugurazione e riproposta con appuntamenti fissi il venerdì (ore 21.30) e la domenica (ore 18) del primo mese di mostra. Il Pecci ha inoltre commissionato a Marcello Maloberti una seconda performance, RAID, appositamente concepita per le sue sale, che si è svolta il 13 ottobre in occasione della Giornata del Contemporaneo.

In parallelo il Centro porta avanti molteplici attività che con il tempo sono divenute appuntamenti costanti per pratesi e non soltanto, dedicati a tutti gli amanti dell’arte e delle arti in senso lato.
In primis il programma di proiezioni cinematografiche, tra cui segnaliamo The second summer of Love, una serie di film d’artista riferiti all’affermazione della musica elettronica e giovanile avvenuta negli ultimi 30 anni, in concomitanza con l’attività del museo, partita dalla Gran Bretagna per poi diffondersi in Europa e negli Stati Uniti.
E ancora, laboratori e corsi per grandi e piccini, approfondimenti serali su tematiche eterogenee come architettura, fotografia, comunicazione, musica e arte, ai quali partecipano esperti del settore e che richiamano un pubblico molto diversificato.

Dopo aver aperto un ristorante di alta cucina due anni fa in occasione della riapertura, oggi, per i suoi 30 anni, il Pecci inaugura anche il nuovo bar bistrò, allo scopo di incrementare la funzione sociale del museo. Funzione svolta anche dall’Anfiteatro ad esso annesso, un teatro all’aperto di 950 posti, destinato ad accogliere in estate concerti musicali all’aperto, per far sì che il Centro sia uno spazio vissuto in ogni momento dell’anno.
Riaperto al pubblico è finalmente il CID, centro di documentazione e biblioteca, una delle più importanti in Italia per quanto riguarda l’arte contemporanea, dove sono raccolti anche i materiali di tutte le mostre qui realizzate.
Infine, a breve saranno riaperte anche le sale didattiche, dove si terrà il programma educational pensato per i più piccoli.

Tutte queste iniziative mettono in luce i molteplici linguaggi del Pecci, che parla lingue diverse e vuole aprirsi ad un pubblico sempre più vasto, al fine di divenire un luogo di aggregazione dove trascorrere del tempo per visitare mostre, ma non solo.

In copertina
Mario Merz, La spirale appare, 1990 (particolare)

ferro, fascine, vetro, neon, giornali, installazione ambiente
Courtesy Centro Pecci
Photo Carlo Gianni

In foto:

  • Gilberto Zorio, Canoa, 1984
    
canoa (in due parti) due barre di rame, pergamena, solfato di rame, giavellotto di rame,
    cm 220x1200x340
    Courtesy Centro Pecci
    Photo Carlo Di Pasquale e Federica Lazza
     
  • Julian Schnabel, Ri de Pomme, 1988

    olio e gesso su telone,
    cm 488×488
    Courtesy Centro Pecci
    Photo Ivan D’Alì
     
  • Jannis Kounellis, Senza titolo, 1985-1995
    
lastre di ferro, piombo, coltelli, cannelli in rame, gas, fiamme,
    cm 200×420

    Comodato dell’Associazione Amici del Museo Pecci
    Courtesy Centro Pecci
     
  • Vito Acconci, Multi Bed # 1, 1992
    
ferro zincato, plexiglas, plexiglas specchiato, neon, gommapiuma, tessuto 
    galvanised iron, plexiglass, mirrored plexiglass, neon, foam 
    120 x 215 x 215 cm

    Courtesy Centro Pecci 
    Photo Federica Lazza
     
  • Anish Kapoor, Here and There, 1987

    pietre rotonde, 1 pietra cubica, pigmento,
    cm 90x260x160
    Courtesy Centro Pecci
    Photo Carlo Fei
     
  • Thomas Hirschhorn, Break-Throught (Two), 2016

    polistirolo bianco, scotch, cartone, legno, vernice
    dimensioni variabili
    Comodato della Fondazione Cassa di Risparmio di Prato
    Courtesy Centro Pecci
    Photo Silvia Bavetta
     
  • Mario Merz, La spirale appare, 1990
    
ferro, fascine, vetro, neon, giornali, installazione ambiente
    Courtesy Centro Pecci
    Photo Carlo Gianni
     
  • Stefano Arienti, Cartoline, 1990-1991

    pannelli di polistirolo, cm 200x100x2 ciascuno
    struttura in legno, luci al neon 
    installazione ambiente
    Courtesy Centro Pecci.
    Photo Carlo Fei

Dove e quando

Evento: Il museo immaginato. Storie da trent’anni di Centro Pecci
  • Fino al: – 25 June, 2019
  • Indirizzo: Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci – Viale della Repubblica 277, 59100, Prato
  • Sito web