Considerato uno dei padri del rinnovamento pittorico dell’Ottocento, Gustave Courbet è diventato famoso anche al grande pubblico per i suoi nudi femminili e soprattutto per il suo provocatorio dipinto intitolato l’origine del mondo. Eppure, il suo amore per il vero lo ha reso un pittore sublime nella rappresentazione dei fenomeni naturali, come finalmente possiamo scoprire nella mostra che si è aperta a Palazzo dei Diamanti in Ferrara il 22 settembre. Circa 50 opere ci guidano attraverso l’amore che il pittore francese sentiva per la natura e la sua terra, la Franca Contea, o le spettacolari marine tempestose e le rocce carsiche ricche di lussureggiante vegetazione animata di fauna selvatica. Oltre due terzi della sua produzione artistica sono costituiti da paesaggi, che sono molto spesso presenti anche nelle opere di tematica sociale. È un percorso che si dipana tematicamente, attraverso varie sezioni dedicate ai luoghi e ai momenti della vita di Courbet. E grazie a lui un tema come quello della rappresentazione paesaggistica diverrà importante e centrale, terreno di sperimentazione fra i pittori moderni: sia Cezanne che Monet guarderanno agli studi di rocce e marine di Courbet come un punto fondante della loro pittura. “Attraverso una stesura cromatica gestuale e immediata, che si serve di una gamma inusuale di strumenti (dalla spatola allo straccio fino al polpastrello), la pittura di Courbet raggiunge effetti di contrasto e densità materica che sembrano trasporre sulla tela l’energia vitale della natura stessa”.

«Il bello è nella natura e si incontra nella realtà sotto le forme più diverse. Appena lo si trova, esso appartiene all’arte, o piuttosto all’artista che sa vederlo», scrive nel foglio programmatico che accompagna il catalogo della sua mostra nel 1885, una personale intitolata Du Realisme: 40 quadri, accompagnati da uno scritto, che si aprivano con il dipinto L’Atelier del pittore. Fu un grande successo a Parigi ma soprattutto nella provincia e all’estero, Bruxelles, Francoforte e Monaco di Baviera. Dopo quasi 50 anni torna in Italia con una retrospettiva piena di capolavori. Le tele esposte nella sede di Palazzo dei Diamanti provengono dai musei internazionali più importanti e permettono di incontrare l’alta qualità pittorica di questo artista come spesso non ci si aspetta. Uomo dalla forte e complessa personalità, fu tanto amato dai pittori impressionisti e post impressionisti non solo per le tematiche sociali, ma anche per la sua tecnica pittorica, che riusciva a cogliere realisticamente ogni dettaglio con pastosità e leggerezza insieme. Le splendide immagini di mare in tempesta ci donano l’effetto di sentire il vento, gli spruzzi d’acqua e l’odore salmastro, così come riesce a rendere l’effetto della neve o del pelo degli animali.

Il prologo della mostra si apre con un suo autoritratto, romantico e drammatico al tempo stesso, per proseguire con la stupenda Qurcia di Flagey, un piccolo centro vicino alla sua città natale, che può essere visto come un suo metaforico autoritratto ma anche il simbolo dell’attaccamento alla sua terra. Una terra che si ritrova spesso nelle opere che rappresentano l’amata valle della Loue, rappresentata con cieli diversi, in momenti differenti delle stagioni, protagonista indiscussa delle prime opere.

Anche gli animali sono una parte importante della sua arte, soprattutto quelli selvatici, colti nei momenti drammatici delle loro esistenze. Il momento della caccia diviene un soggetto molto usato, che permette all’artista di cogliere le peculiarità atmosferiche e materiche. Abbina qui il tema del paesaggio, del mondo animale con scene di genere, figli della antica tradizione del Seicento fiammingo o della contemporanea pittura inglese. Courbet trascorreva spesso lunghi periodi invernali ad Ornans, andando a caccia d’inverno in mezzo alla neve. La Volpe nella neve ne è una straordinaria testimonianza: le pennellate sono usate in modo sapiente per rendere la leggerezza della neve sulle fronde, mentre il pelo dell’animale risulta realizzato con una tecnica totalmente diversa, memore degli studi sui classici dell’arte.

Anche il Cacciatore a cavallo, oggi a New Haven, nella Yale University Art Gallery, è legato a questi momenti venatori: il cavaliere è colto in atteggiamento rilassato insieme al suo cavallo, al centro di un approfondito studio magistrale degli effetti coloristici della luce e delle ombre sul terreno circostante.

Anche i cervi saranno spesso soggetti protagonisti delle opere di Courbet, sia in episodi drammatici di caccia, che in bucoliche scene di sereni caprioli al pascolo lungo un lussureggiante paesaggio con torrente, dove la sinfonia dei verdi intensi si accende grazie all’inserzione di rocce balenate dalla luce.

Ciò che stupisce di più sono i paesaggi di mare che ci ha lasciato, splendido esempio di pittura realistica con la natura e gli elementi naturali come unici protagonisti. Tra il 1865 e il 1869 Courbet soggiorna spesso in Normandia, dove incontra il pittore Whistler e Monet. Sarà la circostanza per l’esecuzione di una serie di tele con soggetto marino molto importanti per il suo percorso artistico. L’incontro con l’oceano, la violenza dei momenti di tempesta e l’incredibile quiete che emana il paesaggio nei giorni in cui il mare si calma, lo spingono a sperimentare nuovi modi di dipingere. In questi paesaggi puri, con i cieli cangianti e le architetture naturali della costa dalle falesie di gesso, dove non c’è traccia di presenza umana, la visione si concentra sulle diverse condizioni atmosferiche, dando vita a due differenti tipologie di soggetto, le Onde e le Marine, incarnazione delle due diverse anime dei paesaggi che realizza in questa regione. Le opere hanno una forza visiva intensa, sia grazie al perfetto equilibrio fra cielo ed acqua che per la matericità della sua tavolozza.

Non possono ovviamente mancare opere dove viene messo in luce la correlazione fra paesaggio e figura umana, soprattutto quella femminile, tanto amata ed indagata da Courbet e la sua arte. In mostra si può ammirare il famoso quanto discusso Fanciulle sulla riva della Senna, opera criticata ferocemente al Salon del 1857 sia per le dimensioni monumentali in un dipinto che rappresentava una scena di genere, che, e soprattutto, per l’evidente sensualità delle due ragazze. Un’opera che darà il via alla grande fortuna pittorica del lungo Senna degli Impressionisti. Di tipo diverso è la Giovane bagnante, del 1866, dove l’artista lavora sul tema del nudo ma spogliandolo dei tradizionali riferimenti mitologici o allegorici: una morbida figura che incarna il piacere sensuale del contatto con gli elementi primari della natura, nei sottoboschi di Ornans, quasi una novella Eva in piena armonia con il paesaggio circostante di cui è pienamente partecipe.

La mostra Courbet e la natura è una stupenda occasione per conoscere o riscoprire uno dei più grandi pittori dell’Ottocento attraverso il suo amore per la natura e il paesaggio: opere di una bellezza sublime che vi faranno rimanere a bocca aperta.

Didascalie immagini

  1. Gustave Courbet, Autoritratto con il cane nero, 1842 Olio su tela, cm 46,5 x 55,5 Parigi, Petit Palais, Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris
  2. Gustave Courbet, La quercia di Flagey, 1864, Olio su tela, cm 89 x 111,5 Ornans, Musée Gustave Courbet © Musée Courbet
  3. Gustave Courbet, La valle della Loue con cielo di tempesta, c. 1870, Olio su tela, cm 54 x 65 Strasburgo, Musée des Beaux-Arts © foto Musées de Strasbourg, M. Bertola
  4. Gustave Courbet, Volpe nella neve, 1860 Olio su tela, cm 85,7 x 128 Dallas Museum of Art, Foundation for the Arts Collection, Mrs. John B. O’Hara Fund
  5. Gustave Courbet, Cacciatore a cavallo, c. 1864, Olio su tela, cm 119,4 x 95,3 New Haven, Yale University Art Gallery. Dono di J. Watson Webb, B.A. 1907, e Electra Havemeyer Webb
  6. Gustave Courbet, Caprioli alla fonte, 1868 Olio su tela, cm 97,5 x 129,8 Fort Worth, Kimbell Art Museum
  7. Gustave Courbet, L’onda, c. 1869 Olio su tela, cm 46 x 55 Edimburgo, National Galleries of Scotland. Dono di Sir Alexander Maitland in memoria della moglie Rosalind, 1960
  8. Gustave Courbet, Giovane bagnante, 1866 Olio su tela, cm 130,2 x 97,2 New York, Metropolitan Museum of Art, H.O. Havemeyer Collection. Lascito della signora H.O. Havemeyer, 1929

In copertina un particolare di:
Gustave Courbet, L’onda, c. 1869

Dove e quando

Evento: Courbet e la natura
  • Fino al: – 06 January, 2019
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