A Napoli, la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, edificata nella prima metà del VI secolo nell’area più antica della città, fu la prima dedicata alla Vergine. Subì varie modifiche nel corso del tempo, come la pianta nel XVII e la cappella del Salvatore nel XVIII, mentre la torre campanaria è originaria del X-XI secolo (la più antica di Napoli).
Stefanodaputignano angeloreggicartiglio 1515-1520
Dopo un periodo di abbandono, la Basilica è tornata al suo splendore e, fino al 28 maggio 2017, ospita I Tesori nascosti. Tino di Camaino, Caravaggio, Gemito, curata da Vittorio Sgarbi, prosecuzione de Il Tesoro d’Italia, realizzata all’Esposizione Universale di Milano nel 2015 che superò gli 850.000 visitatori e in seguito trasferita (dal 13 aprile 2016 al 6 novembre scorso) nelle aree espositive del MuSa – Museo di Stato di Salò, proponendo il percorso Da Giotto a de Chirico.
Severoierace madonnacolbambinoesanti 1528circa
Nella Basilica, l’esposizione si propone di dipingere un quadro della “geografia artistica” italiana, tenendo conto delle sue molteplici tinte e sfumature, ospitando capolavori provenienti da diverse scuole e regioni. Sgarbi afferma: “La caccia ai quadri non ha regole, non ha obiettivi, non ha approdi, è imprevedibile. Non si trova quello che si cerca, si cerca quello che si trova. Talvolta oltre il desiderio e le aspettative”.
Guidoreni eccehomo 1630-1635
Il titolo suggerisce la volontà di “portare alla luce” ciò che normalmente è “nascosto”, opere d’arte che non sono esposte nei musei pubblici ma appartengono a fondazioni bancarie, istituzioni e collezionisti privati e, conseguentemente, difficilmente visibili al grande pubblico dando così spazio al mistero del collezionismo che, secondo Sgarbi, è “l’interesse per ciò che non c’è“.
Domenicomorelli latrattadeglischiavi 1860-1870
La grandezza dell’arte italiana è radicata in un territorio unico al mondo per cui le opere maggiori e i contesti minori si illuminano a vicenda e, proprio da questa asserzione, Roberto Longhi iniziò la sua nuova lettura, senza gerarchie e primati, dell’arte emiliana, in quell’area da lui definita Padanìa, riconoscendo, nel 1934, i caratteri distintivi dell’Officina Ferrarese, e dei Momenti della pittura bolognese. Iniziarono a essere cancellati i pregiudizi sul prevalere dell’arte toscana in base alla storiografia instaurata da Giorgio Vasari e a riconoscere in ogni regione caratteristiche proprie e originali. L’idea dell’Italia nella sua unità geografica e politica si forma attraverso due motori comunicanti: la lingua e lo stile italiano.
Gennarovillani amalfi 1928
L’italiano, il “volgare”, si definisce a partire dal Dodicesimo secolo come lingua nella letteratura e nei testi dei poeti siciliani prima, con i poeti dello stilnovo, in Toscana e, infine, con Dante, Petrarca e Boccaccio. Nel Rinascimento, sui testi degli ultimi due, si stabilisce quella lingua letteraria codificata da Pietro Bembo nelle Prose della volgar lingua del 1525. Per il veneto Bembo la poesia di Petrarca e la prosa di Boccaccio, entrambi toscani, sono i modelli per la scrittura di opere letterarie italiane. Nel 1520, cinque anni prima, era morto Raffaello e il Rinascimento aveva trovato il coronamento nella sua opera.
Cagnacciodisanpietro famigliasullaspiaggia 1932
Nel Cinquecento, dunque, si definisce un’idea dell’Italia oltre le divisioni territoriali e i dialetti locali, in una unità che vede protagonisti, con i primi grandi scrittori, gli artisti, da Giotto a Michelangelo, pittori e scultori che parlano italiano. Il Rinascimento delimita un’Italia unita prima del Risorgimento, ma in questo percorso si manifestano le differenze nelle diverse interpretazioni. Solo dopo il lungo processo di unificazione con la lingua e l’arte toscana quali modelli di riferimento, hanno inizio le ricerche volte a identificare i caratteri distinti delle diverse aree geografiche sul piano formale ed espressivo.
Dechirico bagnimisteriosi 1937-1960
Peculiarità “genetiche” delle diverse aree della “geografia artistica” italiana verificabili in mostra che offre, come un museo, un’ampia panoramica sui soggetti affrontati dagli artisti, da quello sacro alle raffigurazioni allegoriche e mitologiche, dal genere del ritratto a quelli del paesaggio e della natura morta.
Caravaggio maddalenaaddolorata 1605-1606
La mostra è stata allestita sfruttando al meglio gli spazi della basilica e, in corrispondenza dell’altare maggiore, circondata da altre opere seicentesche, la Maddalena addolorata del Caravaggio e proveniente da una collezione privata (ci sono al mondo almeno otto ‘Maddalene’, ma solo una è quella che Michelangelo Merisi aveva con sé durante il suo ultimo viaggio verso Porto Ercole).
Un viaggio atrraverso sette secoli d’arte italiana con opere minori e meno note di grandi artisti che – con un’app con breve testo e video per ciascuna – accompagna il visitatore in una percorso multimediale particolarmente efficace.

Dettagli

Caravaggio, Maddalena Addolorata, 1605-1606, particolare Stefano da Putignano, Angelo reggi cartiglio, 1515-1520 Severo Ierace, Madonna col bambino e santi, 1528 circa Guido Reni, Ecce Homo, 1630-1635 Domenico Morelli, La tratta degli schiavi, 1860-1870 Gennaro Villani, Amalfi, 1928 Cagnaccio di San Pietro, Famiglia sulla spiaggia, 1932 Giorgio De Chirico, Bagni misteriosi, 1937-1960 Caravaggio, Maddalena Addolorata, 1605-1606

Dove e quando

Evento: I Tesori nascosti. Tino di Camaino, Caravaggio, Gemito

Indirizzo:
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Fino al: 28 Maggio, 2017