Al fallimento dei moti rivoluzionari del 1831 seguì un’accesa discussione sociale e politica su metodi, tempistiche e strategie volte all’indipendenza e all’Unità d’Italia.
Frustrazione e desiderio di rivalsa erano diffusi e, una nuova generazione di pittori toscani, molti dei quali partiranno poi al seguito di Garibaldi, prima di impugnare le armi dettero inizio alla loro personale rivoluzione attraverso l’arte dandosi appuntamento a Firenze, negli anni 1855 e 1856, al Caffè Michelangiolo.

Gli accadimenti degli ultimi mesi palesano quanto sia immediato il venir etichettati, anche limitandosi a fare solo qualche lecita domanda fuori dal gregge, facile quindi immaginare come, il tenore degli spiriti reazionari e i termini soprattutto artistici di tale atteggiamento fortemente polemico affermati nel Caffè letterario, vennero ripresi dai critici di allora le cui parole tuonarono spesso implacabili nelle recensioni delle mostre.

La prima grande polemica pubblica ebbe luogo il 23 maggio 1857 quando, il direttore della Promotrice fiorentina, Augusto Casamorata, comunicò a Telemaco Signorini la mancata accettazione da parte della Commissione Artistica della Società di due dipinti – Casa Goldoni e Ponte delle Pazienze a Venezia – criticati di accentuazioni chiaroscurali eccessive. Di fatto vennero rifiutati gli elementi stilistici peculiari della “macchia” e dando “il la” a un dibattito critico nazionale.

Nel 1861, Vito D’Ancona, rifiutando la prestigiosissima medaglia d’oro conferita dal Giurì dell’Esposizione Nazionale di Firenze, insieme ad Abbati, Altamura, Bechi e altri, contestarono pubblicamente l’organo giudicante, considerato retrogrado e inadeguato al ruolo, disconoscendone la professionalità.

L’anno successivo, i pittori “belligeranti” vennero umiliati e ironicamente definiti Macchiaioli da un anonimo redattore che si guardò bene di firmare il suo pezzo apparso sulla “Gazzetta del Popolo” con il risultato di alzare i toni e, finalmente, infiammando il clima di torpore intellettuale della Toscana granducale sensibilizzando il dibattito critico, accrescendo il divario fra quanti si riconoscevano nel nuovo “verbo” liberale e chi, invece, continuava la tradizionale cultura figurativa accademica.

La congenita inclinazione a preferire, alla rarefazione dell’immagine, la tenuta formale del disegno così come la piena assimilazione del costruttivismo luministico macchiaiolo, composto sull’assioma luce-ombra, nonché la convergenza, in Toscana, di soggettività tanto diverse fra loro, provenienti da ogni parte d’Italia, ma anche i viaggi d’erudizione compiuti da Parigi a Firenze e viceversa, portarono poi, dalla prima metà degli anni sessanta, alla precoce messa in opera di un linguaggio verista che evolse, man mano fino alla fine del secolo, in senso naturalista.

Dopo questa doverosa premessa, che è sempre opportuno ricordare soprattutto a chi, ignorando le date, antepone la corrente impressionista dimenticando il movimento pittorico più importante dell’avanguardia italiana risorgimentale, segnaliamo che a Palazzo Mazzetti di Asti è allestita fino al prossimo 1° maggio 2022, una mostra che ricrea quel clima sociale da sfondo alla vicenda di artisti straordinari.

Realizzate tra la fine del Diciannovesimo secolo e gli inizi del successivo, opere capaci di raccontare come vennero recepite, e sviluppate dalle successive generazioni di pittori, le conquiste formali e concettuali dei Macchiaioli.

Capolavori dai contenuti innovativi per l’epoca che vertono sulla potenza espressiva della luce e rappresentano la punta di diamante di ricchissime raccolte di grandi mecenati del tempo, personaggi accomunati dalla passione per la pittura, imprenditori e uomini d’affari innamorati della bellezza, senza i quali oggi non potremmo ammirare tele talvolta donate dagli stessi autori e, più spesso, acquistate per sostenere gli amici pittori in difficili momenti.

Una bellezza sempre e comunque in grado di assecondare il piacere estetico e arricchire le più grandi quadrerie, poi ricercata anche dagli intenditori d’arte dei nostri giorni.

I Macchiaioli. L’avventura dell’arte moderna, curata da Tiziano Panconi – realizzata dalla Fondazione Asti Musei in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, la Regione Piemonte, il Comune di Asti con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e organizzata da Arthemisia con la collaborazione del Museoarchives Giovanni Boldini Macchiaioli di Pistoia – è stata progettata per mettere a confronto i capi d’opera della “macchia” (1856-1868) e del naturalismo toscano (1865-1900) proponendo una narrazione visiva dalla nascita all’evolversi e al concludersi dell’esperienza artistica dei Macchiaioli e del loro entourage, fino al Novecento inoltrato.

Accompagna l’evento espositivo un catalogo edito da Skira.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Nino Costa
    In meditazione sotto l’albero, 1855-60
    Olio su tavola, 35×26,5 cm
    Collezione privata, courtesy Museoarchives Giovanni Boldini Macchiaioli, Pistoia
  2. Vincenzo Cabianca
    Acquaiole della Spezia, 1864
    Olio su tela, 60×127 cm
    Collezione privata, Courtesy Butterfly Institute Fine Art, Galleria d’arte, Lugano
  3. Cristiano Banti
    Contadine toscane, 1865 ca.
    Olio su tavola, 18×11 cm
    Collezione privata
  4. Silvestro Lega
    Mamma col bambino, 1866-67
    Olio su tavola, 38×29,5 cm
    Collezione privata
  5. Giuseppe De Nittis
    Bambino al sole, 1869
    Olio su tavola, 19×16 cm
    Collezione privata, Courtesy Butterfly
    Institute Fine Art, Galleria d’arte, Lugano
  6. Odoardo Borrani
    Una visita al mio studio, 1872
    Olio su tela, 64,5×45 cm
    Collezione privata. Courtesy Farsettiarte, Prato
  7. Luigi Bechi
    Bambino al sole, 1875 ca.
    Olio su tavola, 35×45 cm
    Collezione privata, Courtesy Butterfly Institute Fine Art, Galleria d’arte, Lugano
  8. Telemaco Signorini
    Una via di Ravenna, 1876
    Olio su tela, 47×75 cm
  9. Giovanni Fattori
    Artiglieria in marcia, 1880-81
    Olio su tela, 41×69,5 cm
    Collezione privata
  10. Filadelfo Simi
    Rêverie, 1889 ca.
    Olio su tela, 100×75 cm
    Collezione privata
  11. Cesare Ciani
    Bambini sull’aia, 1901
    Olio su tela, 23,5×50,5 cm
    Collezione privata

In copertina

un particolare di
Giovanni Fattori
L’incontro, 1906
Olio su tela, 74×106 cm
Butterfly Institute Fine Art, Galleria d’arte, Lugano

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Palazzo Mazzetti- Corso Vittorio Alfieri, 357 - Asti
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Fino al: 01 Maggio, 2022