Le folle di turisti che attraversano il piccolo centro dell’isola di Burano, tra due ali di bancarelle sovraccariche di pizzi, nei quali rimane ben poco dell’ormai dimenticata grazia del merletto a tombolo, spesso trascurano il Museo del Merletto. Nel palazzetto che fu la sede della storica Scuola dei Merletti di Burano – fondata nel 1872 per recuperare e rilanciare una tradizione secolare – sono riuniti oltre duecento pezzi della produzione locale fra il XVI e il XX secolo, i cui raffinati disegni di aerea bellezza erano destinati a ornare gli abiti femminili o la biancheria di corredi custoditi in pesanti bauli. Questi ambienti ospitano fino all’8 gennaio 2020 la mostra Pittura di luce. Burano e i suoi pittori, dedicata ai pittori che agli inizi del secolo scorso portarono la piccola isola della laguna di Venezia sulla ribalta dell’arte contemporanea.

A Burano, in posizione appartata rispetto alla città, si riunì a partire dal 1910 un gruppo di artisti che gravitavano attorno a Gino Rossi (1884-1947): appena rientrato da un lungo soggiorno parigino, Rossi portava con sé l’influsso della pittura di Gauguin e del gruppo di Pont-Aven, che ne proseguiva le ricerche figurative dopo la partenza dell’artista per la Polinesia. Tra i “Buranelli” figurava anche Arturo Martini, giovane scultore trevigiano di grande talento, che aveva condiviso con Rossi l’esperienza parigina, mentre l’animatore ed elemento catalizzatore del gruppo era il non ancora trentenne Direttore della Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, Nino Barbantini, che aveva iniziato dal 1908 a ospitare nella prestigiosa sede sul Canal Grande le tendenze più innovative e antiaccademiche dell’arte italiana.

Dal 1911 si trasferiva a Burano il pittore Umberto Moggioli (1886-1919), e in seguito si aggiunsero Felice Casorati e Pio Semeghini. La vena contemplativa di Moggioli trovò nella quiete raccolta di Burano la fonte d’ispirazione per esprimere al meglio le sue qualità pittoriche. In opere come Il ponte verde (1911), o Primavera a Mazzorbo (1913) Moggioli coglie il fascino di luoghi solitari e silenziosi, pervasi dalla luce lagunare, così particolare nelle sue sfumature perlacee, nelle velature delle nebbie mattutine, nell’orizzonte basso che esalta le lunghe ombre dei crepuscoli invernali.

Scriverà Nino Barbantini nel 1948 ricordando la felicità creativa che animava il circolo di giovani ed entusiasti artisti: “Alla sera, per consolarci e consultarci in privato, salpavamo su una flottiglietta di sandoli verso Burano beata, e colà, sotto una pergola amicissima, nel crepuscolo incantato […] finivamo di demolire del tutto l’arte decrepita, la critica orba, la ciurma dei bottegai e dei borghesi senza testa e senza cuore. […] Quando tornavamo di notte per la laguna, ci pareva che il buon Dio avesse create le stelle perché brillassero per noi”.

Barbantini fu il primo a comprendere il valore innovativo della pittura di Gino Rossi, e ne ricordava così la comparsa sulla scena veneziana: “I fasti di Ca’ Pesaro non ebbero inizio che nel 1910, quando ci raggiunsero due tele, ‘Il muto’ e ‘La fanciulla del fiore’, che a me e a pochi amici con gli occhi aperti apparvero bellissime e le levammo ai sette cieli. Anzi la gioventù in persona aveva bussato alla nostra porta”. La produzione di Rossi si caratterizzava per la ricerca di un’espressività sintetica, arcaizzante, in contrapposizione con l’estetica decadente di molti suoi contemporanei. Nei primi anni Dieci, Burano diventa per Rossi la sua Bretagna, e vi trascorre lunghi periodi, vivendo in una situazione di estrema frugalità; dall’incontro con la comunità di pescatori dell’isola, povera e remota, nascono i ritratti dedicati agli umili: le pennellate dense e materiche colgono lo spirito di ogni figura e ne accentuano in senso espressionistico i caratteri più duri e “antiestetici”.

Allo stesso modo, i paesaggi lagunari appaiono sintetizzati in tratti essenziali e trasfigurati in atmosfere oniriche, in un originale vedutismo di tipo “espressionistico” in cui il soggetto prediletto è la piccola isola di Burano, inesauribile fonte d’ispirazione: lo sguardo di Rossi vi coglie gli aspetti di una laguna “minore”, lontana dalla grandiosità decadente di Venezia, in un ambiente primitivo e ancestrale in cui l’uomo stabilisce con la natura, sia pure “matrigna”, un legame indissolubile.

La fine di questa stagione dei “Buranelli” arriverà nel 1914 con lo scoppio della Prima guerra mondiale, e con la prematura scomparsa di Moggioli nel 1919; la storia dei pittori a Burano continuerà per buona parte del secolo, sempre a fianco dell’avventura di Ca’ Pesaro e dei “capesarini”, e si rinnoverà dal 1946 con la nascita del Premio Burano, dedicato al tema del paesaggio lagunare. Le quattro edizioni del Premio, tenutesi fra il 1946 e il 1956, vedono primeggiare la figura di Pio Semeghini: nelle atmosfere rarefatte che caratterizzano opere come il Paesaggio lagunare del 1953, il disegno si fa evanescente filo conduttore di una visione lirica, in uno sfaldamento dei volumi che apre la strada alle successive esperienze informali di pittori come Virgilio Guidi ed Emilio Vedova. Per entrambi, i paesaggi della laguna, con il mutevole incanto del costante dialogo tra luci e riflessi sulle acque, hanno rappresentato una fonte significativa d’ispirazione attraverso l’intero arco creativo, poiché: “la vera spiritualità, cioè la vera poesia, in un’opera d’arte è data dalla luce” sosteneva Virgilio Guidi.

Didascalie immagini

  1. Veduta di Burano
    (© Donata Brugioni)
  2. Umberto Moggioli, La casa dell’artista, Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro
    © Archivio fotografico – Fondazione Musei Civici di Venezia
  3. Pio Semeghini, La casa incantata, Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro
    © Archivio fotografico – Fondazione Musei Civici di Venezia
  4. Umberto Moggioli, Piccolo paesaggio di Burano, Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro
    © Archivio fotografico – Fondazione Musei Civici di Venezia
  5. Gino Rossi, Burano, Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro
    © Archivio fotografico – Fondazione Musei Civici di Venezia
  6. Pio Semeghini, Paesaggio lagunare, Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro
    © Archivio fotografico – Fondazione Musei Civici di Venezia

in prima pagina:
Tramonto d’inverno a Burano
(© Donata Brugioni)
[particolare]

Dove e quando

  • Fino al: – 08 January, 2020