A Palazzo Bonaparte prosegue, fino al 4 settembre, la retrospettiva dedicata a Han Yuchen. Il Tibet, la sua gente, i suoi paesaggi, la sua anima per un’immersione nella bellezza naturale e spirituale del “Tetto del mondo”, ma anche una galleria di ritratti di chi vive in quell’immenso altopiano.

Un percorso di circa quaranta opere, molte delle quali di grandi dimensioni, divise in tre sezioni (Paesaggi, Ritratti e Spiritualità) che tracciano il profondo legame morale e spirituale, che unisce la regione autonoma a un Maestro della pittura a olio cinese.

Un artista particolarmente legato ai valori tradizionali e alla qualità della pittura, ma anche caratterizzato da una fortissima passione per l’arte europea dell’Ottocento, tanto da aver creato, nel 2007, il Museo d’Arte Han Yuchen nella città di Handan, con opere di Millet, Corot e Goya, solo per citare tre nomi eccelsi.

Proprio ricollegandosi all’esempio di Millet, il Maestro cinese ha fatto di una pittura limpida e poetica il suo segno di riconoscimento, una cifra stilistica diretta e semplice come la vita dei tibetani che ha scelto di immortalare, rievocando per certi aspetti un realismo di matrice ottocentesca, ricco di valori etici e ideali, che si fonde con le capacità tecniche sviluppate in Cina nell’ambito della pittura ad olio.

La rassegna romana è curata da Nicolina Bianchi e Gabriele Simongini e, nel suo saggio in catalogo (edito da Skira), la curatrice, scrive: «Premessa di ogni rassegna è imparare a padroneggiare l’intreccio fra gli aspetti comunicativi e quelli propulsivi dello speciale linguaggio artistico dell’autore. Questa mostra dedicata alla personale visione del Tibet del noto Maestro cinese Han Yuchen ne offre ampia possibilità agli osservatori. Offre l’occasione di imparare a conoscere quello speciale colloquio che s’innesca, non tanto con ciò che si osserva, quanto con un determinato modo di vivere, l’incontro con l’artista attraverso le sue opere».

Prosegue: «Attraverso quella posizione affettiva e mentale nei confronti del suo agire quotidiano e nei confronti dei particolari luoghi e personaggi con i quali il Maestro ha condiviso, per ben dieci anni di periodici viaggi in Tibet, momenti importanti della sua vita. Il Tibet di Han Yuchen, narrato nella sua “purezza di luce” e colore, è una testimonianza e insieme un lavoro di raccordo, di sintesi. È la testimonianza essenziale di un pittore, meglio, del poeta delle sterminate solitudini, dei siderali silenzi.

Conosco Han Yuchen da tempo perché insieme all’artista Ma Lin, nostro comune amico, ho condiviso vernissage di importanti esperienze espositive di successo a Palazzo Medici Riccardi e alla Biennale nella stessa città di Firenze, a Palazzo Ducale di Genova e al Vittoriano di Roma per la Rassegna internazionale “Risonanza cinese”, nella sua edizione italiana.

Grazie al suo colto e impegnato “narrato” pittorico, Han Yuchen è riconosciuto come l’esteta del “Tetto del mondo”, il Tibet, e dello stile di vita della sua gente. In questo “suo” Tibet il paesaggio e l’uomo diventano protagonisti di una stessa storia misteriosa, quasi impenetrabile, dove genuina fierezza e quotidianità convivono e si incontrano nella purezza di luce dei luoghi e dell’energia vitale dei personaggi che li animano: pastori, guardiani, nomadi, monaci che con saggezza condividono il tempo e lo spartiscono nel loro vivere semplice e autentico».

Inoltre, Gabriele Simongini, sottolinea: «Han Yuchen sente con grande disagio che l’impressionante progresso tecnologico del nostro tempo e la smania di una continua crescita economica, corrispondono per contrasto a un crescente impoverimento morale e a un degrado dell’universo personale e dei rapporti umani. Per lui il Tibet è una sorta di “patria” dell’anima, perduta e originaria, da ritrovare. Il suo è un realismo etico che intende offrire un modello ideale e forse utopistico per una vita più semplice e spirituale».

Con il patrocinio del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura, “Han Yuchen. Tibet, splendore e purezza“, prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con Segni d’arte, è una mostra intima, per scoprire lentamente una popolazione con gli occhi sorridenti. Imperdibile per chi, da sempre, sogna di volare fino a Lhasa e poi… iniziare l’ascesa.

Dettagli

LE SEZIONI DELLA MOSTRA

  • Prima sezione – Paesaggi
    In Tibet ogni luogo ha i suoi colori caratteristici, ogni gruppo le proprie tradizioni millenarie che ancora sopravvivono in buona parte. L’habitat naturale, perlopiù arido e brullo, è immerso in una luce di luminosa serenità. L’altitudine di questo immenso altopiano dà ai suoi abitanti la sensazione precisa di essere più vicini al cielo e quindi alla spiritualità. Le caratteristiche del territorio variano proprio con l’altitudine: montagne, valli, ghiacciai, laghi, canyon, steppe e tundra, con spettacoli naturali dalla straordinaria bellezza. Si trova una grande varietà di piante, fiori e animali rari, oltre che diversi climi in base alla quota. I vasti pascoli, i neri branchi di yak, le bianche greggi di pecore e capre tibetane, le piccole bandiere di preghiera dalle mille cromie, sfilacciate dal vento, sono solo alcuni elementi dei paesaggi che la pittura di Han Yuchen fa dialogare costantemente con le figure delle sue opere, senza trascurare le tante difficoltà connesse alla rigidezza del clima.
  • Seconda sezione – Ritratti
    “Ogni tibetano, per la sua evidente integrità spirituale e la sua limpida purezza d’animo, merita d’essere ritratto”, ama dire Han Yuchen. Così l’artista cinese riesce a stabilire una stretta osmosi fra la luce di una natura dalla bellezza sublime, ma dura ed intransigente, e la luce degli sguardi e dell’interiorità di donne sorridenti, cordiali ed espansive anche durante le attività più faticose o quella degli uomini seri e pensosi, abituati a vivere in condizioni ambientali e climatiche difficili. Quando l’occasione lo consente, l’artista ritrae i suoi soggetti dal vero, come è accaduto nella Prefettura Tibetana Autonoma di Gannan. Il sorriso nascosto della Ragazza con la sciarpa o quello innocente, puro, di Niyma, pur tradendo fatica e sacrificio, infondono serenità interiore. Ogni sguardo, nei volti forti e orgogliosi dei nativi, con la loro pelle dal colore del cuoio, custodisce la scintilla dell’intensità e della dignità della vita, pur nell’età che avanza.
  • Terza sezione – Spiritualità
    “Lo stile di vita pressoché primitivo di questo popolo – ha detto Han Yuchen – non impedisce, bensì favorisce, la fioritura di alte aspirazioni e idealità spirituali”. Abbiamo molto da imparare, sembra dirci l’artista, da questa gente semplice nel senso migliore del termine, determinata, resiliente, profondamente spirituale, abituata a vivere con poco e in perenne ascolto del trascendente che si fa immanente. I ritratti e soprattutto l’atteggiamento dei suoi personaggi esprimono l’esatto contrario dell’”impermanenza”, della consapevolezza cioè che tutto sia transitorio. Come in una sorta di placenta poetica, spirituale, tutto vive in uno scambio alla pari tra forma e vita, alla ricerca di quell’equilibrio complesso che a volte riconosciamo come sacro. Se ne ha una prova, ad esempio, nel quadro La Devota (2010), con quella giovane donna dal fantasmagorico abito da festa (una stola di pelliccia di leopardo delle nevi attorno al collo e una veste di variopinta seta cinese in stile antico, a disegni di draghi) assorta in sacri pensieri e in preghiera, davanti alla lattescente balaustra marmorea del Kumbum, importante monastero lamaista.

 

Orario apertura
tutti i giorni dalle ore 11:00 alle ore 21:00
(la biglietteria chiude un’ora prima)
apertura straordinaria lunedì 15 agosto

Didascalie immagini

opere di Han Yuchen
courtesy Arthemisia

  1. Lungo la via del pellegrinaggio – Along the pilgrimage way, 2009
    Olio su tela / Oil on canvas – cm 135×120
  2. La devota – The faithful, 2010
    Olio su tela / Oil on canvas – cm 180×110
  3. Nyima, 2011
    Olio su tela / Oil on canvas – cm 100×80
  4. La pastorella – The shepherdess, 2012
    Olio su tela / Oil on canvas – cm 170×320
  5. Processione religiosa – Religious procession, 2014
    Olio su tela / Oil on canvas – cm 230×90
  6. Al pascolo – Pasture, 2014
    Olio su tela / Oil on canvas – cm 145×240
  7. Fratello e sorella – Brother and sister, 2015
    Olio su tela / Oil on canvas – cm 135×120
  8. Fumo dei camini delle cucine – Smoke from the kitchen chimney, 2015
    Olio su tela / Oil on canvas – cm 85×130
  9. Ritorno dal battesimo – Coming back from baptism, 2015
    Olio su tela / Oil on canvas – cm 185×170

In copertina un particolare di:
Incanto spirituale – Spiritual fascination, 2015
Olio su tela / Oil on canvas – cm 216×146

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Palazzo Bonaparte - Piazza Venezia, 5 (angolo Via del Corso) - roma
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Fino al: 04 Settembre, 2022