A Firenze, al Museo Novecento prosegue fino a mercoledì 29 ottobre, Siamo Natura la prima personale in un’istituzione italiana dell’artista e ambientalista americana Haley Mellin, riconosciuta per il suo impegno nella pittura e nella conservazione del territorio.

Fondatrice dell’iniziativa no-profit chiamata Art into Acres, che ha mobilitato artisti a sostegno della protezione di oltre trenta milioni di ettari di foreste primarie, grazie alla collaborazione con comunità indigene locali e a raccolte fondi guidate dal mondo dell’arte, sforzi che hanno contribuito alla formazione di Parchi Nazionali, Aree Protette Indigene e Municipali, terre di conservazione comunitaria – spazi dedicati alla tutela della biodiversità – e al riconoscimento legale delle terre in favore di comunità storiche locali.

Per la prima volta, il lavoro di Haley Mellin viene presentato al pubblico – la mostra è curata da Sergio Risaliti e Stefania Rispoli – come una forma di attivismo artistico, inseparabile dalla sua pratica pittorica e grafica. Parallelamente al suo impegno nella conservazione del territorio, Haley Mellin realizza opere dei paesaggi stessi che contribuisce a proteggere. Le sue pitture si caratterizzano per un’attenzione ai dettagli guidata da una mano leggera quasi evanescente, che mette in evidenza la ricchezza e la varietà naturale degli ambienti rappresentati.
L’artista sottolinea, «L’arte è la conservazione di un concetto, un modo di essere, una storia, una testimonianza, un’eredità. La pittura, per me, è conservare uno stato mentale particolare, un modo di stare nella e con la natura. È un omaggio, non un’alterazione; è tempo, osservazione, studio, ascolto mentre la natura parla».

La riunione delle sue opere con i suoi progetti ambientali, offre una riflessione intensa sulla loro interconnessione evidenziandone l’impegno nella documentazione diretta dei paesaggi protetti, attraverso dipinti di piccolo formato realizzati all’aperto, lavorando stagionalmente in studi all’esterno e riducendo le emissioni mediante la rinuncia a elettricità, riscaldamento, raffreddamento. «La conservazione del territorio, quando ben fatta, è invisibile. Non resta alcuna traccia del tuo passaggio: la vita continua a scorrere come ha fatto per millenni».

In parallelo alla mostra, Haley Mellin ha avviato una collaborazione con il Museo Novecento per la nascita del “Giardino delle Leopoldine” – inaugurato lo scorso 24 giugno in occasione della Festa del santo patrono – un progetto di rigenerazione naturale con la messa a dimora, nel chiostro storico del museo, di circa trecento piante autoctone o legate al paesaggio toscano, frutto di una ricerca sull’assetto originario e gli usi del giardino, luogo di contemplazione e dialogo, di silenzio e profumi.