A Palazzo Tosio, sede dell’Ateneo di Brescia, Accademia di Scienze Lettere e Arti, prosegue fino a domenica 15 novembre l’omaggio tributato a Giuseppe Zanardelli (1826-1903), il più importante uomo di Stato cui la città ha dato i natali. A duecento anni dalla sua nascita, la rassegna, curata da Roberta D’Adda e Valerio Terraroli, intende così onorare la memoria dello statista che, con il suo operato, contribuì allo sviluppo dell’Italia liberale, alla modernizzazione del sistema giuridico e al più ampio progresso politico, economico e sociale del Paese. Però, senza limitarsi nella proposta di repertorio iconografico, la mostra riflette sulla costruzione e sulla trasmissione dell’immagine di Zanardelli, mettendo in luce la costante compenetrazione tra dimensione politica e sfera personale. In tale prospettiva emerge una personalità capace di intendere, cultura e patrimonio, strumenti per l’educazione civile e per la formazione della coscienza collettiva, con un’attenzione costante al valore simbolico e pedagogico delle forme artistiche e monumentali.

Il percorso espositivo si apre con un focus sul rapporto che lo legò allo scultore Ettore Ximenes (1855-1926), figura centrale nella definizione della sua immagine pubblica. I ritratti dello statista presuppongono una rappresentazione consapevole e costruita in cui gesto, postura e intensità espressiva traducono visivamente il ruolo politico e civile. La relazione tra i due, fondata su un rapporto di stima e amicizia, superò la dimensione celebrativa per configurarsi anche come un processo di traduzione plastica dei valori etici e civili incarnati da Zanardelli, che fu anche una sorta di regista della costruzione della memoria nazionale attraverso l’erezione di monumenti celebrativi.

Durante gli incarichi istituzionali, tra i quali la presidenza dell’Ateneo di Brescia, promosse l’esaltazione dei valori risorgimentali e la valorizzazione delle glorie bresciane, come dimostrano i monumenti ancora presenti in città dedicati a Moretto e ad Arnaldo da Brescia, eletto a simbolo della libertà di pensiero. In mostra, a questo tema, attraverso documenti grafici e fotografici, si affianca il fenomeno della diffusione capillare dei monumenti dedicati a Zanardelli: quello progettato da Davide Calandra per il centro cittadino e quello realizzato da Leonardo Bistolfi per Maderno sul Garda. La riflessione sulla costruzione dell’immagine pubblica prosegue nella sezione dedicata alla stampa e alle illustrazioni d’epoca, dove fu al centro di una costante esposizione mediatica, che lo rese protagonista indiscusso del dibattito politico e culturale del tempo.

La satira giocò un ruolo fondamentale nel plasmarne il profilo pubblico: Casimiro Teja in “Il Pasquino” lo rappresentò spesso in chiave sarcastica in relazione a momenti salienti della storia italiana, come l’attentato a re Umberto a Napoli nel 1878 proprio quando Zanardelli ricopriva l’incarico di ministro dell’Interno. Ancora più sferzanti risultano le vignette che furono pubblicate nel settimanale umoristico “La Rana”, nelle quali si commentava il rapporto con Francesco Crispi. Anche “L’Asino” non lo risparmiò commentando le sue posizioni sui temi caldi del momento; dal divorzio alle imprese coloniali in Africa, fino alla legislazione sul lavoro delle donne e dei bambini. A Brescia “Il Frustino” stigmatizzò la politica ferroviaria e quella monumentale imposte sul territorio locale dallo statista concittadino, promotore di idee non condivise in area “clericale” e conservatrice.

Il percorso prosegue con una selezione di volumi appartenuti a Zanardelli, e alla sua biblioteca personale composta da quasi ventimila libri, tra i quali si segnala Il nuovo Codice Penale Italiano illustrato colla bibliografia e colla giurisprudenza formatasi dal gennaio 1890 al luglio 1895 coordinate articolo per articolo, con dedica autografa di Giovanni Luschi a Zanardelli, padre del primo codice criminale unitario per il Regno d’Italia. I libri esposti evidenziano le massime cariche istituzionali ricoperte in circa quarant’anni di vita parlamentare: Ministro dei Lavori Pubblici, Ministro dell’Interno, Ministro di Grazia Giustizia e dei Culti, Presidente della Camera dei Deputati, Presidente del Consiglio dei Ministri.

La compenetrazione tra dimensione pubblica e privata trova inoltre una delle sue espressioni più significative nei progetti di Antonio Tagliaferri (uno dei protagonisti dell’architettura bresciana e lombarda della seconda metà dell’Ottocento) per la residenza a Maderno sul lago di Garda. La selezione delle tavole ricostruisce la genesi e lo sviluppo di questo edificio, in cui architettura, paesaggio e gusti personali si intrecciano in maniera inscindibile, anche riflettendosi nella decorazione pittorica che vide impegnati, tra gli altri, Ettore Ximenes e Cesare Bertolotti.

La mostra si completa con le sezioni della dimensione più intima attraverso la scrivania, la poltrona e il calamaio provenienti dalla villa di Maderno e di alcuni memorabilia: dalle fotografie con dediche autografe di suoi illustri contemporanei, ad alcune immagini del celebre viaggio in Basilicata, alle lettere indirizzate all’amico Ettore Ximenes fino al ritratto di Eleonora Duse realizzato dal monacense Franz von Lenbach.

I temi affrontati nel percorso espositivo sono ulteriormente sviluppati all’interno del catalogo che accompagna la mostra, edito da Skira, e si legano allo spazio urbano tramite il percorso illustrato nel quaderno Giuseppe Zanardelli. Itinerari, promosso da Fondazione Brescia Musei e scritto da Alessandro Bertoli, disponibile gratuitamente. Il volumetto, inserito nella collana dei Quaderni di Fondazione Brescia Musei, delinea quindici tappe nella Brescia ottocentesca sulle tracce dello statista, includendo inoltre una ricognizione dei siti d’interesse distribuiti sul territorio della provincia. Infine, la mostra, fa parte di un progetto che prevede nei prossimi mesi un seminario e un convegno volti a restituire la complessità dell’operato di Zanardelli.