“E il signor De Nittis non è solo un impressionista, sebbene il suo occhio fotografico colga con una rapidità daguerriana l’impressione di una scena e di un paesaggio […] I pittori che si ispirano solamente alla verità del loro periodo, come il signor De Nittis, sono certi, in effetti, di durare nel tempo: essi lasciano ai posteri il testamento di tutta un’epoca, che è la vita oggi, la vita moderna, e che sarà domani il ricordo e la storia”
Jules Claretie, L’art et les artistes français contemporains, 1876

Quanto può influire un’invenzione tecnica sul modo di guardare la realtà che ci circonda? E come reagì il mondo dell’arte quando a metà Ottocento la fotografia arrivò a scompigliare le carte, creando a volte una sorta di corto circuito, in virtù del quale pareva che la pittura imitasse la fotografia, che a sua volta mirava a imitare la pittura? Non tutti gli artisti si schierarono con la condanna senza appello pronunciata da Paul Gauguin: “Sono entrate le macchine, l’arte è uscita…Sono lontano dal pensare che la fotografia possa esserci utile”.

La rassegna De Nittis e la rivoluzione dello sguardo,  che il Palazzo dei Diamanti di Ferrara dedica al pittore Giuseppe De Nittis (Barletta 1846 – Saint-Germain-en-Laye 1884), aperta dal 1 dicembre 2019 al 13 aprile 2020, offre una prospettiva inusitata sull’opera di un artista che del mezzo fotografico seppe esplorare e comprendere le potenzialità nel concorrere alla creazione di un linguaggio espressivo propriamente “moderno”: il linguaggio della fotografia si trovava così ad agire in sinergia con quello pittorico, in un percorso del tutto nuovo e dagli esiti imprevedibili, percorso che negli stessi anni affrontarono sia Edgar Degas sia soprattutto Gustave Caillebotte; quest’ultimo seguì De Nittis in due soggiorni in Italia, lavorando al suo fianco nel corso degli anni settanta.

Trasferitosi dalla natia Barletta a Napoli, dove si iscrisse all’Accademia di Belle Arti nel 1861, quattro anni dopo – non ancora ventenne – De Nittis fondava insieme al fiorentino Adriano Cecioni quella che prese il nome di Scuola di Resina: vi aderirono alcuni pittori impegnati a sviluppare un linguaggio figurativo che mirava ad abbandonare l’accademismo di maniera per una visione della natura improntata al realismo. Un principio che De Nittis consolidò nel suo soggiorno fiorentino del 1866, prima di trasferirsi a Parigi l’anno seguente.

A Firenze De Nittis frequentò l’ambiente dei macchiaioli, ricavandone un fruttuoso scambio di esperienze con gli artisti che ne facevano parte. È di questo periodo La traversata degli Appennini – Ricordo, in cui l’artista fa propria la poetica macchiaiola dell’attenzione alla modesta quotidianità; il dettaglio della strada fangosa, con i riflessi del cielo nell’acqua delle pozzanghere e dei solchi tracciati dalle ruote dei carri, è una notazione dal vero che ritroviamo nella Mattinata sull’Arno (Renaioli sull’Arno) che il macchiaiolo Telemaco Signorini dipinge nello stesso periodo.

Parigi offriva a De Nittis la prospettiva su un ambiente artistico in pieno fermento, dove Gustave Courbet percorreva impetuosamente la via del realismo, aperta dal naturalismo di Corot e dei pittori di Barbizon. Proprio in quell’anno 1867, Courbet organizzava una mostra con oltre cento opere proprie, in contemporanea e in aperta contrapposizione con l’Esposizione Universale parigina. De Nittis debuttò inserendosi nell’ambiente artistico “ufficiale” del Salon nel 1869, e partecipando alle edizioni degli anni seguenti; i suoi dipinti furono accolti con grande favore fin dall’inizio, ottenendo un notevole successo anche grazie ai soggetti legati alla vita mondana della Ville Lumière, tanto che il critico Léonce Bénédite lo definì “il più parigino di tutti i parigini”.

Nel 1874 fu tra i pittori che esposero le proprie opere nell’atelier del fotografo Nadar, in una rassegna passata alla storia come l’evento da cui nacque il termine stesso di “impressionismo” e alla quale De Nittis partecipò con ben undici dipinti. Nello stesso anno, la vendita a un prezzo considerevole di una tela che raffigurava alcune signore a passeggio nei viali del Bois de Boulogne spinse l’artista verso una pittura “da salotto” nella quale si celebravano i riti della mondanità parigina, dalle passeggiate e cavalcate al Bois fino alle serate a teatro e nei salotti dell’aristocrazia, con uno spirito analogo a quello con cui Giovanni Boldini, a Parigi negli stessi anni, improntava i propri dipinti.

Non solo a Parigi De Nittis ebbe modo di esercitare la sua particolare sensibilità nel catturare le atmosfere e l’animazione della vita cittadina, ma anche a Londra. Nella capitale britannica soggiornò più volte, dipingendo con proficuo entusiasmo e lasciando una serie di vedute, tra cui quella di Westminster, in cui coglieva il fascino delle atmosfere brumose caratteristiche della città. A Londra il pittore era giunto su invito del banchiere Kaye Knowles, il suo principale mecenate, per il quale realizzò numerose opere. Ricorderà nei suoi Taccuini: «Dipinsi per lui dieci quadri senza tenere conto di quelli che egli stesso aveva acquistato altrove e feci anche il suo ritratto e quello di Mrs. K. […] In casa sua vi era un’intera sala dedicata ai miei quadri».

All’Esposizione Universale che si tenne a Parigi nel 1878 De Nittis venne premiato con la medaglia d’oro e insignito con la Legion d’Onore, un riconoscimento che sanciva ufficialmente il suo successo. In questi anni iniziò a utilizzare la tecnica del pastello – amata particolarmente da Degas – anche in opere di grandi dimensioni, e ad ispirarsi, analogamente ad alcuni Impressionisti, all’arte giapponese, di cui collezionava le stampe. Legato da amicizia a Manet e Degas, la sua elegante abitazione, frequentata da artisti e scrittori tra i quali Zola, i de Gouncourt e Dumas figlio, divenne uno dei salotti parigini più ambiti, all’altezza di quello, celebre, della Principessa Mathilde Bonaparte, al quale De Nittis dedicò nel 1883 uno dei suoi pastelli più famosi.

La sua pittura univa la capacità di andare incontro al gusto che improntava i Salons, a una vena sentimentale e a un carattere illustrativo del tutto originali; qualità che la differenziavano sostanzialmente da quella degli impressionisti, nei quali la rappresentazione della realtà muoveva da basi più scientifiche, adottando un linguaggio figurativo libero e immediato, dagli esiti visivamente rivoluzionari.

Il successo dei dipinti di De Nittis, che la critica del tempo definì “fotografie viventi”, scrivono le curatrici della mostra “era dovuto alla sapiente commistione tra la tradizione vedutista italiana e uno stile ‘da istantanea’, frutto del dialogo con le vedute urbane della fotografia stereoscopica e documentaria, come quella di Baldus e Marville, che negli stessi anni ispirava i colleghi Manet e Caillebotte”.

A Parigi De Nittis trascorse sedici anni fino al 1884, quando la morte lo colse improvvisamente nella casa di campagna a Saint-Germain-en-Laye, dove si era ritirato da poco, allontanandosi dalla mondanità della capitale. Tra i beni rimasti nel suo studio figurava una scatola contenente oltre cento fotografie: anche se non se ne conoscono i soggetti, si può presumere che costituissero un repertorio visivo dal quale attingere, comprendente immagini che testimoniavano come Parigi in quegli anni fosse un grande cantiere in cui fervevano le attività edilizie e industriali. Particolarmente interessanti e insolite nella produzione di un pittore considerato soprattutto “mondano” appaiono alcune opere databili alla fine degli anni settanta – lo stesso tempo in cui Claude Monet dipingeva La Gare Saint-Lazare – nelle quali figurano i cantieri sulla Place des Pyramides e i Capannoni di una stazione ferroviaria. Per catturare lo scorrere incessante della vita nella metropoli, De Nittis si era fatto attrezzare un atelier mobile installato su una carrozza, con la quale percorreva le vie della città, cogliendo non visto attimi fuggenti nell’animata quotidianità cittadina, inquadrati attraverso il finestrino. Una prospettiva particolare, alla quale si debbono i tagli audaci e insoliti di scene e figure, ritratte da un punto di vista rialzato.

Tra le ultime opere, dipinte en plein air e dedicate a soggetti di vita familiare spicca la Colazione in giardino, esposta al Salon del 1884, appena qualche mese prima della scomparsa dell’artista. Scrivono le curatrici della rassegna ferrarese: “All’ombra di un grande albero, seduti attorno a una tavola imbandita che si presenta come un bellissimo brano di natura morta, il figlio Jacques nutre le anatre che popolano il giardino sotto lo sguardo tenero di Léontine. In primo piano, a destra, una sedia è appena stata scostata dalla tavola. È quella di De Nittis, che si è alzato solo un attimo per ‘scattare una fotografia’ e fissare per sempre quel momento felice”.

Didascalie immagini

  1. Alfred Stieglitz: Giorno di pioggia a Parigi, 1895 – Parigi, Musée d’Orsay
  2. Giuseppe De Nittis: Studi di nubi II, 1864-66 – Barletta, Pinacoteca Giuseppe De Nittis
  3. Giuseppe De Nittis: La traversata degli Appennini – Ricordo, 1867 – Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte. Su concessione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
  4. Giuseppe De Nittis: Al Bois, 1873 – Courtesy Archivi Boldini-De Nittis-Zandomeneghi
  5. Giuseppe De Nittis: Alle corse di Auteuil – Sulla seggiola, 1883 – Barletta, Pinacoteca Giuseppe De Nittis
  6. Giuseppe De Nittis: Westminster, 1878 – Courtesy Marco Bertoli
  7. Giuseppe De Nittis: La National Gallery e la chiesa di Saint Martin a Londra, 1877 – Parigi, Petit Palais, Musée des Beaux Arts de la Ville de Paris
  8. Giuseppe De Nittis: Il salotto della principessa Mathilde, 1883 – Barletta, Pinacoteca Giuseppe De Nittis
  9. Henri Lemoine: Bois de Boulogne, lago ghiacciato e pattinatori, 1894-1900 – Parigi, Musée d’Orsay
  10. Giuseppe De Nittis: Effetto di neve, c. 1880 – Barletta, Pinacoteca Giuseppe De Nittis
  11. Giuseppe De Nittis: Colazione in giardino, 1884 – Barletta, Pinacoteca Giuseppe De Nittis

in prima pagina:
Giuseppe De Nittis: Léontine in canotto, 1874 – Collezione privata

Dove e quando

Evento: De Nittis e la rivoluzione dello sguardo
  • Date : 30 November, 2019 – 12 April, 2020
  • Sito web

courtesy Ufficio stampa Studio ESSECI