Al Museo Nazionale d’Abruzzo, prosegue fino a domenica 3 marzo la mostra dedicata a Giulio Cesare (1582-1627) e Francesco Bedeschini (1626-1699) – padre e figlio, pittori aquilani – organizzata dal MuNDA in collaborazione con l’Università degli Studi dell’Aquila e la Fondazione Carispaq. Si tratta di uno sguardo in bianco e nero sul Seicento centro-italiano, indagato da un osservatorio decentrato, ma peculiare.

Partendo da una piccola esposizione sul solo Giulio Cesare, tenutasi nel 2014 a Colonia, che ha consacrato la fama di questo disegnatore a un vasto pubblico, per ampliarsi con la possibilità di confrontarne i disegni con le opere pittoriche e giungere ad allargare lo sguardo, attraverso il figlio Francesco, a tutto il Diciottesimo secolo. Si tratta, infatti, del primo evento monografico dedicato in Italia ai due artisti. Dopo un progetto di ricerca pluriennale, approfondisce temi capitali della cultura abruzzese del Diciassettesimo secolo: le ventate artistiche che giunsero da Firenze e Roma sino alle pendici del Gran Sasso, l’arte controriformata prima, il disegno d’ornamento e l’invenzione barocca poi, sono le istanze culturali portate avanti da questa famiglia di pittori che dominò incontrastata la scena all’Aquila, città dove il loro capostipite scese al seguito di Margherita d’Austria (1572) dai domini di Parma e Piacenza.

Una settantina di opere, principalmente di disegni e stampe, oltre a dipinti, maioliche e documenti. Per l’occasione il Museo Nazionale d’Abruzzo ha restaurato quattro grandi opere custodite nei depositi, S. Giacomo Maggiore, Madonna del Rosario, San Trofimo di Arles, Ritratto di Agatone I e ha acquisito il disegno Madonna del Carmine con Santi, eseguito da Giulio Cesare con inchiostro bruno acquerellato e tracce di matita nera e rossa, costruito attraverso la caratteristica tecnica del montaggio di ritagli di fogli.

Nell’esposizione risalta, da un lato la tecnica del “cut & paste”, una sorta di taglia e incolla che consiste nel progettare prove grafiche attraverso la giustapposizione di ritagli di carta disegnati, sviluppatasi soprattutto in Toscana quale pentimento, che diventa in Giulio Cesare pura invenzione, collage; dall’altro il ruolo del figlio Francesco, artefice barocco a tutto tondo, inventore, architetto, direttore del teatro, uomo di governo, che ci ha restituito, attraverso molteplici fogli e studi – pochi rispetto ai centotrentuno libretti e album citati nel suo testamento e oggi dispersi – la visione di una città che fu spazzata via dal terribile terremoto del 1703.

Soffitti, vele, volte, lunette, altari, portali, finestroni, camini, ma anche apparati effimeri, mobili, cartelle decorative, questo era il bagaglio di un personaggio che disegnava “per diletto” arricchendo i palazzi dei dignitari del suo tempo e le chiese municipali più importanti, rendendo il nome della sua famiglia degno di essere celebrato su pergamena dai signori del Magistrato, ossia del governo cittadino. Perché la storia dei Bedeschini è stata anche una storia di ascesa sociale, di legittimazione, di identità civica.

I prestiti sono di caratura internazionale, con la provenienza delle opere dai principali musei di Londra, Monaco, Berlino, ma anche da Roma, Parma e ovviamente dall’Abruzzo. Il corposo catalogo della mostra, realizzato grazie al supporto della Fondazione della Cassa di Risparmio, che nel 2022 ha acquisito un raro libro di disegni di Francesco Bedeschini, contenente studi per cartigli, fregi e vari tipi di decorazioni architettoniche (e ha finanziato anche il restauro di opere della Biblioteca Regionale Salvatore Tommasi esposte in mostra), ripercorre le vicende degli artisti per intero, dà conto del loro corpus grafico e propone confronti e studi inediti sulla cultura aquilana, con uno sguardo aperto al contesto italiano ed europeo.

Numerose le attività collaterali organizzate durante tutto il periodo espositivo: in primis l’acquisizione di opere grafiche dei due artisti da parte del museo e della Fondazione, ma anche una campagna di restauri che per l’occasione ha interessato il patrimonio del museo e di altre istituzioni aquilane, un progetto formativo con le scuole “Fare comunità con arte. Percorsi educativi nell’Aquila del ‘600” da cui è scaturita la pubblicazione di un agile testo per bambini utile a sensibilizzare i più piccoli sulle tematiche legate all’arte, ma anche l’organizzazione di visite guidate al museo e in città, di un ciclo di conferenze e di un concerto di musica seicentesca. Il tutto si concluderà, infine, con un importante convegno internazionale (28-29 febbraio 2024) che garantirà la presenza all’Aquila di alcuni tra i maggiori studiosi di grafica d’Europa.

Accompagna l’evento il catalogo (Editori Paparo,) a ura di Michele Maccherini, Luca Pezzuto, Simonetta Prosperi Valenti e Federica con testi in italiano e inglese.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Giulio Cesare Bedeschini (L’Aquila, 1582-1627)
    a sinistra
    San Giacomo Maggiore
    , 1618 circa
    Collezione privata
    – a destra
    San Giacomo Maggiore, secondo decennio del XVII secolo
    olio su tela; cm 305×176,5
    L’Aquila, Museo Nazionale d’Abruzzo, inv. OPA 199
  2. Giulio Cesare Bedeschini
    Santi patroni della città dell’Aquila, ante 1613
    – a sinistra Pietro Celestino
    – a destra Bernardino da Siena
  3. Giulio Cesare Bedeschini
    Santi patroni della città dell’Aquila, ante 1613
    – a sinistra Massimo di Aveia
    – a destra Equizio di Amiterno
  4. Francesco Bedeschini (L’Aquila, 1626-1699)
    Studio di camino, Libro di disegni, 1677-1696 circa
    L’Aquila, Fondazione Carispaq
  5. Francesco Bedeschini
    Progetto per un nuovo altare/deposito di San Pietro Celestino nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, 1689
    Collezione privata
  6. Francesco Bedeschini
    Progetto per le decorazioni a stucco delle stanze dei Signori del Magistrato all’Aquila, Progetto per la stanza degli aquilani illustri nelle armi, 1691
    Collezione privata

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: MuNDA - Museo Nazionale d’Abruzzo - Via Tancredi da Pentima - L'Aquila
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Fino al: 03 Marzo, 2024