Al Museo di Palazzo Vecchio prosegue fino al 18 febbraio 2024 la mostra dedicata a Giovanni Stradano (Jan van der Straet, Bruges 1523 – Firenze 1605) organizzata in occasione dei cinquecento anni dalla nascita del pittore fiammingo che molto operò per la città nella quale scelse di vivere e fu il principale, e più versatile, collaboratore di Giorgio Vasari nella decorazione di Palazzo Vecchio.
Impegnato per molti anni nella decorazione delle stanze nuove – fra cui gli appartamenti dedicati agli Dei terrestri, ovvero i Medici, le stanze di Eleonora di Toledo, lo Studiolo di Francesco I – e della Sala grande, nota come Salone dei Cinquecento, Stradano contribuì a un’opera ricca e complessa con la sua personale cifra stilistica.

Per Vasari “buon disegno, bonissimi capricci, molta invenzione e buon modo di colorire” affidandogli l’esecuzione di molte opere tra cui l’originale dipinto per la Battaglia di Scannagallo, emblema della vittoria di Firenze su Siena, e i celebri arazzi delle Cacce, destinati alla villa di Poggio a Caiano.
Ritrattista, paesaggista e soprattutto disegnatore originale, Stradano fu anche Accademico del Disegno sin dalla fondazione della prestigiosa istituzione voluta da Cosimo I de’ Medici nel 1563.

Promossa dal Comune di Firenze – Ufficio Patrimonio Mondiale e Rapporti con Unesco e Muse, con il supporto del Ministero del Turismo, la direzione scientifica e il coordinamento generale di Carlo Francini e Valentina Zucchi e la curatela di Alessandra Baroni, la mostra accende i riflettori su un’ottantina di opere tra dipinti, disegni, stampe, libri, arazzi e strumenti per un inedito approfondimento su uno degli artefici della grandiosità del palazzo, attraverso il confronto tra disegni e opere, su cui si fonda la chiave di lettura della mostra.

Un artista godibile anche alzando lo sguardo verso le pareti e gli impalcati lignei, soprattutto dentro le stanze di Palazzo Vecchio e, molti dei disegni preparatori, sono esposti in mostra in diretto collegamento con le stesse opere finite.
Apprezzabile la scelta di ricreare le connessioni tra gli artefici che si sono avvicendati nel palazzo e le loro opere, per far conoscere sempre di più ai fiorentini, come a coloro che la visitano, le vicende e le storie di quanti operarono dentro le “mura maternali” vasariane”.

Una mostra che, esaltandone la storia, restituisce la ricchezza, la complessità e l’originalità di Palazzo Vecchio e, condivide con il pubblico un approfondimento sull’artista fiammingo al fianco di Giorgio Vasari per molti anni nel rinnovamento della reggia medicea, largamente apprezzato dai Medici anche oltre; è l’occasione per comprendere la portata del fermento che caratterizzò Firenze nella seconda metà del Cinquecento e per approfondire la conoscenza di un grande protagonista dell’arte di quel tempo, capace di creare una potente alchimia tra formazione nordica e sensibilità italiane, oltre a cogliere le stupefacenti novità dell’età moderna interpretandole con acume e creatività.

Da non sottovalutare la rara occasione per comprendere in che modo nacque un capolavoro complesso iconograficamente come la decorazione delle pareti e delle tavole di Palazzo Vecchio, un’opera davvero corale e una celebrazione della potenza militare e tecnologica della Firenze di Cosimo I. Infatti, Stradano comprese, presto e prima di tanti altri, che riprodurre le sue invenzioni nelle stampe avrebbe moltiplicato e prolungato all’infinito il loro successo e la sua fama.