A cinque anni dalla scomparsa (23 agosto 2020), il pittore fiorentino – classe 1934 – viene ricordato con la mostra, a ingresso gratuito, “Giovanni Paszkowski. Epifanie Assorte” in corso alla Sala delle Colonne del Comune di Pontassieve fino a domenica 13 luglio.

Curata dallo storico dell’arte Antonio Natali e dallo scultore Adriano Bimbi – ventesima esposizione della collana Le Colonne, nata nel 2015 con l’obiettivo di promuovere e condividere l’arte del Novecento, offrendo uno spazio rinnovato alle giovani generazioni artistiche – focalizza su una figura del panorama culturale italiano che, ancora ragazzo, iniziò a manifestare la forte inclinazione all’arte disegnando le copertine dei libri del nonno paterno, Giovanni Papini, su richiesta di Enrico Vallecchi. Oggi troviamo le sue opere esposte in tutta Italia e non solo.

Il prof. Natali (per tanti fiorentini indimenticabile direttore degli Uffizi dal 2006 al 2015, dove era entrato nel gennaio 1981), sottolinea: «Il “piacere estetico di vedere” è stato il sentimento più forte provato da Giovanni Paszkowski al cospetto del mondo; magari accompagnato da quel “disagio” e da quell’“estraneità” che, non già l’universale condizione umana gl’impone, bensì la sua personale disposizione etica e ideologica. La quale è – purtroppo per noi – fuori tempo; fuori del tempo, cioè, che c’è toccato di vivere. Giovanni avrebbe sofferto davanti alla volgarità intellettuale della politica imperante».

Nel saggio in cataogo (edito da Polistampa) Adriano Bimbi, scrive «La solitudine delle calcolate geometrie del nostro tempo è il canto gentile che Paszkowski ci lascia udire dai sussurri dei suoi lavori. Ci sono giorni nei quali andiamo a spasso con i nostri pensieri e presi da mille problemi a fatica vediamo la via. La strada, i palazzi, i giardini, il lampione, le finestre, tutte presenze che sono come un’abitudine; sfilano mute quasi come se non ci fossero, eppure sono lì a ricordarci che vivono con noi, respirano la stessa nostra aria, insomma, testimoniano a loro modo ciò che accade».
L’itinerario che si compone di ventuno tele, dove composizioni costruite secondo prospettive rigorose si fanno teatro per un’umanità assorta, calata in atmosfere sospese. Il colore nitido e la precisione formale sembrano eludere la transitorietà del quotidiano, aprendo a epifanie che interrogano lo sguardo e il pensiero.

Il risultato, oltre a offrire la lettura di opere segnate da una poesia forte e vibratile insieme, rappresenta un’occasione di riflessione su una stagione intellettuale fiorentina che ebbe un ruolo centrale nel panorama culturale italiano.
La realizzazione dell’esposizione, e del relativo catalogo, è stata possibile grazie al contributo della Fondazione CR Firenze.