Aperta nel giorno del secondo centenario della nascita, c’è ancora tempo – fino a domenica 11 gennaio 2026 al museo “Giovanni Fattori” di Villa Mimbelli – per visitare la grande retrospettiva realizzata per commemorare tale anniversario dell’artista.
Curata da Vincenzo Farinella presenta, in sei sezioni, duecento opere: cavalli, campi e contadine, insieme ai soldati dell’Italia del Risorgimento e ancora tamerici, covoni, uomini, donne, nuvole e buoi poderosi, inondati dal sole e avvolti in cieli pieni di luce.
L’evento espostivo attinge all’importante raccolta di opere fattoriane conservata nel museo livornese, integrata da significativi prestiti pubblici e privati per invitare a scoprire, o rileggere, la rivoluzione pittorica della sua natura, la Macchia, la vita sociale e militare colta negli aspetti più umani per dimostrane la visione libera. Infatti, Giovanni Fattori (1825-1908) seppe raccogliere gli insegnamenti della pittura italiana, e i fondamenti del disegno, senza mai imitare alcuno stile, cercando sempre una via personale, lontana dai clamori e dalla retorica perché “l’arte libera soddisfa e consola e distrae”, mantenendo saldi consapevolezza e orgoglio di avere nelle vene “sempre il sangue livornese strafottente”. Sentirsi, anche per questo, emancipato sia nelle grandi opere, testimoni dei moti e dello spirito risorgimentale e della appartenenza al nuovo e potente linguaggio dei Macchiaioli, sia nelle ultime e intense prove.
La mostra ne racconta la terra, il mare e il fermento di un periodo storico attraverso l’umanità dei suoi protagonisti. Grazie a colori e macchie, le opere trasmettono il senso del calore estivo, i profumi, la dilatazione del tempo, l’essenza della vita, di un’esistenza spesso aspra e intrisa di fatica che segna i volti a cui la pittura fattoriana non fa perdere mai la dignità.

Il percorso (accompagnato da un catalogo Dario Cimorelli Editore) si apre con i maestri livornesi e fiorentini (Baldini, Bezzuoli, Pollastrini) e le primissime prove di Fattori, per spingersi, al momento in cui, gli entusiasmi per le lotte d’indipendenza e l’incontro decisivo con il pittore romano Nino Costa, lo orientarono verso le prime avventurose sperimentazioni di “macchia”.
Il periodo del settimo decennio dell’Ottocento, caratterizzato dagli “anni livornesi”, trascorsi nella sua città, quindi dall’adesione alla scuola di Castiglioncello, è ben documentato con un’ampia selezione di opere, da collocarsi agli apici della pittura italiana (e non solo) dell’Ottocento. Nello stesso periodo, nasce il confronto con la nuova corrente naturalista, sorta in Francia, e ben presto destinata ad una capillare diffusione europea.

Negli ottanta e novanta Fattori è alla ricerca di inedite soluzioni formali: la sua ormai riconosciuta maestria nel genere bellico, come affermato pittore delle battaglie risorgimentali, verrà affiancata dall’aprirsi di nuove strade e avventurose sperimentazioni. È il periodo in cui matura rapidamente la stagione di acquafortista, capace di produrre un impressionante corpus di oltre duecento incisioni.

Gli ultimi anni, vedono l’anziano maestro affacciarsi al Novecento con una serie di opere, talora sorprendenti, che svelano la sua influenza su un’intera generazione di giovani artisti, non solo toscani (Amedeo Modigliani, Oscar Ghiglia, Mario Puccini e Lorenzo Viani, Giovanni Bartolena e Renato Natali), addirittura capace di suggestionare il linguaggio grafico di colui che può essere forse considerato il maggiore artista italiano del Novecento, Giorgio Morandi.

Dettagli

Didascalie immagini

1 – la copertina del catalogo

2, 3,  4 – alcuni scatti del percorso espositivo
foto © Novi Livorno
(courtesy Ufficio stampa “adicorbetta”)

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Villa Mimbelli - Museo Civico “Giovanni Fattori” - Via San Jacopo in Acquaviva, 65 - Livorno
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Fino al: 11 Gennaio, 2026