Partita dal seme gettato con la mostra del 2018, la mostra della Gam di Torino è una evoluzione naturale degli studi fatti due anni fa dalle curatrici Silvestra Bietoletti e Virginia Bertone, Conservatore Capo del museo, e mette sotto i riflettori la presenza del pittore macchiaiolo per eccellenza, Giovanni Fattori, a Torino, e la sua fortuna critica in terra di Piemonte.

La mostra, che rimarrà aperta fino al 22 marzo del prossimo anno, è infatti una grande retrospettiva dedicata al pittore livornese, con oltre sessanta capolavori fra cui tele di grande formato, preziose tavolette e una preziosa selezione di acqueforti. Il tutto è articolato in nove sezioni, che coprono un arco di tempo che va dal 1854 fino al 1894, attraverso le prime sperimentazioni della macchia e le opere capitali degli anni Sessanta e Settanta, per giungere all’età matura e alle sue innovazioni, concludendo infatti con il suo legato artistico, che si ritrova in altri importanti pittori a lui vicini.

Questa esposizione, alla luce dei saggi e degli studi sulla fortuna critica di Fattori, suona come un risarcimento al pittore livornese da parte della città subalpina.

La presenza di Fattori a Torino fu infatti incredibilmente assidua: il nome dell’artista livornese ricorre più volte nei cataloghi delle manifestazioni, in un arco cronologico che dal 1863 giunge al 1907. Complessivamente risultano essere oltre cinquanta i dipinti che egli inviò alle mostre allestite alla Società Promotrice di Belle Arti e alle Esposizioni nazionali che si svolsero nel capoluogo subalpino: una scelta legata probabilmente al consolidamento della sua posizione professionale. Proprio questo elemento ha suggerito di ricostruire l’elenco delle esposizioni torinesi cui egli partecipò, che viene pubblicato negli apparati del catalogo: sono annotati il numero, il titolo e solitamente anche il prezzo delle opere di Fattori giunte a Torino. Grazie a questo incredibile e certosino lavoro, il catalogo realizzato diventa uno strumento imprescindibile per meglio conoscere l’arte e la storia di Fattori. È inoltre completato da interessanti e coinvolgenti saggi su temi innovativi, scritti dai competenti membri del comitato scientifico della mostra, la dott.ssa Cristina Acidini e il dott. Fernando Mazzocca, oltre a quelli delle due curatrici.

Arricchisce la mostra un suggestivo video che racconta i luoghi, le vicende umane e le relazioni artistiche che hanno accompagnato la vita del maestro attraverso le sue stesse parole, che sono state desunte da lettere e documenti d’epoca. Un viaggio nel viaggio, che vuole avvicinare il visitatore all’artista livornese la cui indole fu schiva eppure così carismatica da influenzare future generazioni di artisti.

Nondimeno, la mostra ci racconta le difficoltà consistenti che Fattori ebbe a Torino per essere considerato e poi acquistato.

Considerando nel complesso i titoli dei dipinti esposti da Fattori nel capoluogo subalpino, si può affermare che egli privilegiò, e non solo in occasione del suo esordio, i temi militari puntando probabilmente sul fatto che essi potessero attrarre maggiormente l’attenzione del pubblico piemontese. Ciononostante le reazioni della stampa e dei periodici furono tiepide, spesso limitate alla sola menzione della presenza dell’artista.

Difatti, il dipinto con cui Fattori si presentò per la prima volta a Torino, nel 1863, fu Ambulanza militare (Episodio della guerra dell’indipendenza italiana nel 1859), come riportato nel catalogo della Società Promotrice delle Belle Arti, che sicuramente caricava di aspettative l’artista, poiché la città era capitale del giovane Regno d’Italia. Già Fattori aveva ottenuto un successo nel 1860 con un soggetto simile, Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta, con il quale si era aggiudicato il Concorso Ricasoli.

A distanza di due anni, nel 1862, Fattori porta a termine la versione definitiva dell’opera che viene esposta nella sede della Promotrice fiorentina e che ora è conservata alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti.

 “Com’è noto, in quel celebre dipinto Fattori mette a fuoco un tema preso dalle retrovie dei combattimenti incentrato sulle cure prestate ai feriti da due suore infermiere raffigurate su un carro. L’esistenza di una versione di minori dimensioni di quello stesso soggetto, che reca il titolo Il campo italiano alla battaglia di Magenta, datato 1862, permette di ipotizzare che si possa trattare dello stesso dipinto presentato a Torino nel 1863: solo una supposizione, ma coerente con l’idea di proporre, in occasione dell’esordio nella capitale, la replica del soggetto che era stato determinante nella sua prima, vera affermazione artistica.

Qualche anno più tardi, nel 1870, sarà il giovane drammaturgo Giuseppe Giacosa a dare qualche soddisfazione a Fattori, commentando sulle colonne della rivista L’Arte In Italia la Promotrice torinese: “Mi piace la Vedetta di Fattori. Anche lui è coraggioso e sicuro. Ne’ suoi dipinti c’è una verità e una libertà che indicano lo studio e la coscienza di sé”.

Nel 1868 Fattori aveva partecipato al concorso nazionale di pittura bandito nel 1866, poi rimandato al 1868 per permettere maggior agio di lavoro agli artisti, con L’assalto alla Madonna della Scoperta, che gli valse uno dei quattro premi in concorso.  Come ci fa notare la Bietoletti, il dipinto “coniuga gli esiti delle ricerche spaziali raggiunti a Livorno con dipinti quali Pasture in Maremma (1863-1864), consentendo a chi guarda di partecipare visivamente all’azione militare nel suo divenire; adesso, quindi, l’attenzione non è più concentrata su un elemento specifico, com’era l’ambulanza nella Battaglia di Magenta, bensì sui molteplici aspetti connessi a una scena di guerra – la morte, la fatica, il coraggio, la concitazione, l’obbedienza agli ordini. Aspetti che Fattori rileva nella loro drammatica umanità ricorrendo a un linguaggio formale aspro e severo fondato sul rigore del disegno e la concitazione della pennellata, di straordinaria efficacia emotiva.

Eppure lo sconforto dell’artista è palpabile nelle sue stesse parole: “Se non vendo a Napoli né a Torino è chiaro che i soldati non li vogliano – e quando non li vuole il Ministro né S. Maestà né le L. Altezze, mi dici perché devo farli?” scriveva Giovanni Fattori a Diego Martelli, crucciandosi per l’indifferenza di casa Savoia e del governo verso i suoi dipinti presentati nella primavera del 1877 all’Esposizione nazionale di Napoli e alla mostra della Società Promotrice di Torino.

Un clima sottolineato anche dal numero decisamente modesto di vendite che il pittore livornese riuscì a spuntare a Torino: in totale ammontano a solo dieci dipinti, otto acquistati dalla Società Promotrice di Belle Arti per essere sorteggiati tra i soci, uno solo oggetto di vendita ad un privato, mentre l’unico vero acquisto pubblico avvenne nel 1884, all’Esposizione generale italiana, dove il dipinto Linea di Battaglia fu scelto come acquisto ministeriale per le raccolte della nascente Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Già da quattro anni Fattori era divenuto docente di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze. E erano passati ben venti anni dalla prima volta di Fattori a Torino, anni di giudizi taglienti e spesso irriverenti.

Dopo pochi decenni le cose cambieranno, forse anche grazie alla superba collezione dell’imprenditore e mecenate Riccardo Gualino, che i Torinesi avevano potuto ammirare nel 1928 in occasione dell’allestimento della mostra nella Regia Pinacoteca Sabauda, che contava un nucleo importante di opere di Fattori. Con tenacia nel 1930 il direttore della Galleria Civica d’Arte di Torino Vittorio Viale era riuscito ad acquisire per la collezione un dipinto di Fattori, Gotine rosse, uno struggente profilo infantile, che ebbe subito un eccezionale riscontro di pubblico. “A conferma del successo che il dipinto incontrava nel pubblico che visitava la Galleria Civica è la lettera di consegna da parte dello Stabilimento Grafico Lorenzo Rattero, datata 21 gennaio 1932, di ben quattrocento cartoline aventi per soggetto Gotine rosse: la prima, probabilmente, di una serie di cartoline della collezione civica d’arte moderna che verrà realizzata nel corso degli anni Trenta del Novecento”.

Il percorso della mostra ci conduce dentro queste vicende, permette di leggere la trasformazione pittorica dell’artista, dalle prime riflessioni sulla macchia, che si evolvono in solenni composizioni di scene rurali elevate a poesia di vita quotidiana. Una sezione ovviamente approfondisce i temi militari così amati, mentre la quarta si concentra sui temi post-unitari, dove maestosi paesaggi vengono vivificati quasi solo da animali, se non per la sporadica presenza di uomini al lavoro.

Il mondo rurale, i soggetti del naturalismo agreste, resi con linguaggio severo e meditato, sono esposti nella sesta sezione, che ci dona lo stupendo La strada bianca, dove protagonista è una figura di contadina che incede lenta e solenne, volgendo le spalle allo spettatore.

La settima sezione, è dedicata all’incisione e all’acquaforte, per la quale sono stati scelti fogli limitati nel numero, ma molto rappresentativi, tutti conservati nel Museo Fattori di Livorno. La serie, costituita da tirature originali eseguite in un tempo compreso tra la fine del nono decennio dell’Ottocento e le soglie del nuovo secolo, riguarda essenzialmente temi rurali.

Fattori si applicò alla tecnica dell’acquaforte dagli anni Settanta, acquisendo ben presto una straordinaria abilità, tanto da eseguire di persona l’incisione tratta dal suo dipinto Carica di cavalleria per farne dono ai soci della Promotrice Fiorentina nel 1883. Nel 1900 la sua maestria incisoria gli meritò la medaglia d’oro all’Esposizione universale di Parigi, premio di cui il pittore si schernì parlandone con malcelato orgoglio all’amico Renato Fucini.

Nella penultima sezione troviamo l’amata Maremma, terra aspra, selvatica, rude come lo è stato anche Fattori, ma incredibilmente vera e schietta, “quasi una sorta di affettuosa identificazione con la propria indole, che permise fino all’ultimo a Fattori di ricercare maniere innovative per rappresentare la sua idea del ‘vero’“, come sottolineano le curatrici della mostra Virginia Bertone e Silvestra Bietoletti. Fa parte di questa sezione l’autoritratto del pittore, datato 1894: una figura intensa, la quale si presenta allo spettatore con consapevole genuinità.

Chiude il cerchio l’eredità di Fattori, ovvero gli esempi che dimostrano l’importanza del pittore livornese per il rinnovamento dell’arte italiana del Novecento.

In esposizione troviamo opere di artisti che furono allievi di Fattori, o che ebbero la possibilità di apprenderne la lezione in maniera diretta: Plinio Nomellini, Oscar Ghiglia, Amedeo Modigliani e Lorenzo Viani, oltre a due dipinti di Carlo Carrà e di Giorgio Morandi, conservati alla Galleria d’Arte Moderna di Torino, paradigmatici dell’influenza sull’arte moderna che la riscoperta critica dell’artista ebbe all’indomani della Prima Guerra Mondiale.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Giovanni Fattori, Le Macchiaiole, 1866,
    olio su tela, collezione privata, © Società di belle Arti
  2. Giovanni Fattori, Soldati francesi del ’59, 1859 ca.
    olio su tavola, 15,5 x 32 cm Istituto Matteucci, Viareggio © Istituto Matteucci, Viareggio
  3. Giovanni Fattori, In vedetta, 1872,
    olio su tela, Fondazione Progetto Marzotto, Trissino
  4. Giovanni Fattori, L’assalto alla Madonna della Scoperta (studio), 1866-67,
    Olio su tavola,
Istituto Matteucci, Viareggio © Istituto Matteucci, Viareggio
  5. Giovanni Fattori, Gotine rosse, 1882 ca.
    Olio su tavola,
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino
  6. Giovanni Fattori, La strada bianca, c. 1887,
    Olio su tela,
Istituto Matteucci, Viareggio © Istituto Matteucci, Viareggio
  7. Giovanni Fattori, Pio bove, 1900,
    Acquaforte,
Museo Civico Giovanni Fattori, Livorno
  8. Giovanni Fattori, Autoritratto, 1894,
    Olio su tela,
Istituto Matteucci, Viareggio © Istituto Matteucci, Viareggio
  9. Amedeo Modigliani, La ragazza rossa (Testa di donna dai capelli rossi), 1915,
    Olio su tela,
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino

In copertina

Giovanni Fattori, Sulla spiaggia (Giornata grigia), 1893,
Olio su tela,
Museo Civico Giovanni Fattori, Livorno
[particolare]

 

Catalogo edito da 24 Ore Cultura

Dove e quando

Evento: Fattori. Capolavori e aperture sul ’900

Indirizzo: GAM - Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea - Via Magenta, 31 - Torino
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Fino al: 20 Marzo, 2022