Il più grande disegnatore dopo Botticelli” titola Vittorio Sgarbi nel catalogo che accompagna l’antologica bolognese in corso a Palazzo Albergati. Giovanni Boldini. Lo sguardo nell’anima, curata da Tiziano Panconi, massimo esperto dell’artista, realizzata con il Comitato di studi per i novant’anni dalla morte dell’artista ferrarese scomparso a Parigi l’11 gennaio 1931 e prodotta da Arthemisia con Poema presenta oltre novanta opere per sviluppare un registro narrativo cronologico e tematico, ma, al tempo stesso, con una ricca selezione di opere, esprime al meglio la peculiarità del “divino mondano che ha celebrato la bellezza femminile” svelandone l’anima più intima e misteriosa.

Il Presidente del Comitato di studi, scrive: “Quale ruolo e quale importanza assegnare al disegno, in un artista come Giovanni Boldini, conosciuto, forse in maniera limitativa, come uno dei più grandi coloristi del proprio tempo? Per saper colorare, bisogna saper disegnare. Modernista convinto, Boldini non ha mai rinnegato la propria formazione accademica, prima a Ferrara, dietro gli insegnamenti del padre, pittore ferrarese, cultore del Rinascimento in anni che assistono alla riscoperta degli affreschi di Palazzo Schifanoia, poi a Firenze, dove aveva conosciuto i Macchiaioli.

In questa formazione, il disegno era, naturalmente, base imprescindibile del mestiere, e non solo come consueto strumento di studio e preparazione per le pitture. Il disegno era anche mezzo di apprendimento e di riflessione sulla lezione dei grandi maestri, in maniera, per un artista, più incisiva, nella congiunzione diretta fra mente e mano, di quanto non potesse fare alcun testo stampato.

Le capacità acquisite sono dimostrate nella sua produzione giovanile dove propone con gusto, quasi purista, ma in versione adeguatamente borghesizzata, gli ideali classicisti del Rinascimento. E’ indubbio come la frequentazione del gruppo dei Macchiaioli, seppur solo da simpatizzante, virò nettamente e irreversibilmente la sua arte e Sgarbi, prosegue: “La modernità, sostenuta in primo luogo dai francesi (importantissimo, a Firenze, il soggiorno di Degas), ma a cui gli italiani stavano fornendo una versione originale (oltre i Macchiaioli, anche i napoletani), diventa un’istanza obbligata, l’Accademia un riferimento da sorpassare, il colore il metro di una nuova sensibilità volta a cogliere nelle cose non l’ideale, ma il fremito della vita vissuta.

La pittura diventa, romanticamente, pittoricismo, ricerca dell’effetto lirico che recupera la lezione ‘degenerata’
del Rococò, cancellato dal Neoclassicismo con la stessa drasticità con cui i rinascimentali avevano cancellato il ‘barbaro’ Medioevo. Non conta più la capacità di rendere l’apparenza razionale del reale, ma il coinvolgimento emotivo che quella traccia di realtà, pittoricisticamente rielaborata, riesce a suscitare nell’animo di chi guarda.

Presupposti che tenderebbero a ridurre drasticamente il ricorso al disegno, ma non è così in quanto con i viaggi a Parigi, Londra e il definitivo trasferimento nella capitale francese, all’interno della scuderia di Goupil ha inizio il ventennale percorso di “progressiva emancipazione espressiva del colore dal disegno, fino a fargli assumere quelle caratteristiche forme sfrangiate, vibratili, fortemente gestuali, che diventeranno sinonimo del suo stile, il più glamour in circolazione nella high society del tempo, specialmente per ciò che riguarda la rappresentazione del soggetto femminile, emblema perfetto di una Belle Époque proiettata, entusiasticamente, al progresso delle idee, delle tecnologie e dei costumi.

La mostra, però, non si ferma all’esperienza internazionale e creativa di Boldini, ma, attraverso alcune importanti opere di confronto, presenta anche quelle di artisti a lui contemporanei.
Nel già citato catalogo edito da Skira, pregevolissimo il saggio del Curatore “Boldini a Milano: lettere di Giuseppe Verdi all’editore Giulio Ricordi“.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Giovanni Boldini, Madame X, 1879 circa
    Olio su tavola, 26,2×19,7 cm
    Collezione privata
    Courtesy Enrico Gallerie d’Arte, Milano
  2. Giovanni Boldini, La contessa De Rasty coricata, 1880 ca.
    Pastelli su carta, 44,5×116,5 cm
    Collezione privata
    Courtesy Massimo Vecchia
  3. Giovanni Boldini, Il bar delle Folies Bergère, 1879-1885
    Olio su tela, 81×100 cm
    Collezione privata
    Courtesy Enrico Gallerie d’Arte, Milano
  4. Giovanni Boldini, Ritratto dell’attrice Alice Regnault, 1884
    Olio su tela, 102×84 cm
    Collezione privata
    Courtesy Museoarchives Giovanni Boldini Macchiaiol
  5. Giovanni Boldini, Il Perdono, 1885-1890
    Olio su tela, 200×90 cm
    Collezione privata
    Courtesy Butterfly Institute Fine Art,
    Galleria d’arte, Lugano
  6. Giovanni Boldini, La camicetta di voile, 1906 c.
    Olio su tela, 72×63,5 cm
    Collezione Sacerdoti Ferrari

In copertina

Giovanni Boldini, Busto di giovane sdraiata, 1915
Olio su tela, 65×80,5 cm
Ca’ la Ghironda – Modern Art Museum(cat. 75)
[particolare]

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Palazzo Albergati - Via Saragozza, 28 - Bologna
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Fino al: 13 Marzo, 2022