Se a Roma non avete mai visitato la Galleria Borghese, ecco il periodo giusto per rimediare vivendo una straordinaria giornata in quella che fu la villa “fuori porta” della famiglia del cardinale – e grande collezionista dall’occhio lungo – Scipione Caffarelli-Borghese (Roma, 1º settembre 1577 – Roma, 2 ottobre 1633) figlio di Francesco Caffarelli e di Ortensia Borghese, sorella di papa Paolo V (nato Camillo Borghese).

Sì, sì, il cardinale il cui nome è legato a quello di Caravaggio. Potete iniziare subito seguendo la visita guidata dal prof. Antonio Paolucci realizzata da Rai5 (cliccando qui) scoprendo come la galleria, da sola, valga un viaggio ma, fino al 4 febbraio 2018, è allestita anche una monografica su Gian Lorenzo Bernini (Napoli, 7 dicembre 1598 – Roma, 28 novembre 1680) e allora sì che resterete esterefatti di cosa fece lo scultore per il suo cardinale!

«Poiché le genti nulla curanti di quelle amene delizie [della Villa Borghese del cardinale Scipione], là s’addrizzavano, ove erano collocate queste Statue, e pasciuta a pieno la vista della loro bellezza, né pur degnavano di vagheggiarne quelle tante altre, che si ritrovano sparse per quel deliziosissimo Giardino; dal quale s’incaminavano poi subbito verso la Casa del Bernino, chi per vederlo in faccia, chi per notarne i gesti, chi per assicurarsi dell’età, che la grandezza delle opere faceva credere maggiore, et in fine, siccome succede ne’ casi di gran stupore, era da tutti mostrato a dito per un Mostro di ingegno».

Anna Coliva, direttore generale della Galleria Borghese, sceglie questa citazione per la prefazione del catalogo e spiega: “Così scrive Domenico, figlio di Gian Lorenzo, che è anche uno dei suoi biografi. È anzi il principale responsabile dell’elaborazione mitografica della vita di Bernini, curata dalla famiglia, essendone ispiratore il maestro stesso. Accanto a lui, in quell’impresa, era il fratello maggiore, Pier Filippo, ma fu Domenico a elaborare e consegnare alla stampa gli esiti di una complessa e sofisticata macchina retorica messa in piedi per celebrare la memoria paterna. Nel passo sopra riportato, quindi, vediamo come Domenico presenti la città di Roma quasi fosse il teatro su cui va in scena il trionfo di Bernini. È prima di tutto attraverso la biografia che comprendiamo come Gian Lorenzo vedesse sé stesso e come volesse essere visto dai contemporanei e dai posteri. E con questa mostra vogliamo quindi che il pubblico possa ‘vedere’ chi sia tanto personaggio, quanto abbia lavorato all’ideazione e alla creazione della propria figura e della propria fama.”

Per accompagnare i visitatori alla scoperta di tutto questo, la mostra è suddivisa in otto sezioni – brevemente descritte nella colonna di destra – ma presenta anche una sorta di filo conduttore che lega proprio la Galleria Borghese, scenario per le sculture di Gian Lorenzo, e il Cardinale – suo primo committente per quei gruppi marmorei autonomi che avrebbero dato “figura di immaginazione” allo spazio di ogni stanza – e il successivo committente, papa Urbano VIII (nato Maffeo Vincenzo Barberini) che volle Bernini scultore integrato in una costruzione globale dello spazio che fosse architettura ma capace di comprendere luce, colore, figurazione, illusioni dimensionali e proporzionali.

I curatori della mostra, Andrea Bacchi e Anna Coliva, sempre in catalogo, scrivono: “Nella scultura italiana quattro giganti scandiscono altrettante epoche, dal primo Rinascimento al Neoclassicismo: Donatello, Michelangelo, Bernini e Canova. Tra il 1813 e il 1818 Leopoldo Cicognara scrisse la prima storia della scultura in Italia intitolando a ciascuno di questi la trattazione delle rispettive età, ma solo il “secolo di Bernini” arrivava a coprire grosso modo centocinquant’anni, dal 1600 al 1750. Forse nessuno, prima o dopo di Gian Lorenzo, segnò così a fondo una stagione artistica tanto lunga: Bernini è sinonimo di Barocco, ma forse potremmo persino dire che Barocco è sinonimo di Bernini, poiché questi fu davvero (insieme forse a Rubens) il padre di questo stile.” 

Fra i lavori di autocelebrazione, il David di Gian Lorenzo si colloca fra i capolavori assoluti. Si narra che il volto giovanile dell’eroico uccisore del gigante Golia durante lo scontro fra Israeliti e Filistei proprio non riuscisse a prendere forma nella testa del venticinquenne artista della corte pontificia fino a quando… il futuro papa Barberini non gli resse uno specchio per autoritrarsi: «Nel lavorar egli la faccia del David sopra nominato, ritrasse allo specchio la sua con una espressiva in tutto veramente maravigliosa, et il Cardinale Maffeo Barberini, che sovente nella di lui stanza si ritrovava, con le sue proprie mani gli tenne spesse volte lo Specchio».

L’esposizione è stata realizzata per il ventennale dalla riapertura di Villa Borghese con Fendi partner istituzionale e, con i due curatori, hanno collaborato studiosi e specialisti – Maria Giulia Barberini, Anne-Lise Desmas, Luigi Ficacci, Sarah Mc Phee, Stefano Pierguidi – che da tempo si occupano di Bernini o di specifici aspetti della sua produzione o ancora della sua figura all’interno della grande stagione del Barocco. Accompagna l’evento espositvo un importante pubblicazione di oltre quatrocento pagine edita da Officina Libraria.

Dettagli

DIDASCALIE

  1. Gian Lorenzo Bernini, Busto del cardinale Scipione Borghese - Marmo 80,1 (esclusa base) × 80 cm base 19, 5 cm - Roma, Galleria Borghese - Foto © MiBACT Galleria Borghese
  2. Gian Lorenzo Bernini, Autoritratto giovanile - Olio su tela 39 x 31 cm - Roma, Galleria Borghese - Foto © MiBACT Galleria Borghese
  3. Gian Lorenzo Bernini, Autoritratto maturo - Olio su tela 53 x 42 cm - Roma, Galleria Borghese - Foto © MiBACT Galleria Borghese
  4. Gian Lorenzo Bernini, Apollo e Dafne - Marmo 243 cm (esclusa la base di cm 115) base 130 x 88 cm - Roma, Galleria Borghese - Foto © MiBACT Galleria Borghese  
  5. Gian Lorenzo Bernini Anima Dannata 1619 - Marmo 38 cm (senza base) base di giallo antico 19 cm - Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede Palazzo di Spagna, Roma - Foto © Cinzia Colzi in esclusiva per questo articolo (alla parete si intravede il Bacchino malato di Caravaggio)
  6. Gian Lorenzo Bernini, Ermafrodito Marmo pentelico; marmo di Carrara (materasso) materasso 16 x 169 x 89 cm Parigi, Musée du Louvre - Foto © Cinzia Colzi in esclusiva per questo articolo
  7. Gian Lorenzo Bernini, David - Marmo 170 x 103 cm Roma, Galleria Borghese - Foto © Cinzia Colzi in esclusiva per questo articolo

IN COPERTINA
un particolare di: Gian Lorenzo Bernini, Ratto di Proserpina - Marmo 255 x 109 cm, Roma, Galleria Borghese - Foto © Cinzia Colzi in esclusiva per questo articolo





LE OTTO SEZIONI DELLA MOSTRA
(courtesy Ufficio stampa PCM Studio di Paola C. Manfredi)

  • L’apprendistato con Pietro ha come oggetto l’attività giovanile di Gian Lorenzo (fino al 1617 circa), con un focus sulle opere realizzate in stretto dialogo o in diretta collaborazione col padre Pietro, nelle quali emerge da subito la straordinaria padronanza dello scalpello ereditata proprio da lui.
  • La giovinezza e la nascita di un genere: i putti è dedicato a un genere più volte affrontato dal giovanissimo Bernini ma poi praticamente rinnegato dal maestro, che non voleva essere ricordato per quegli juvenilia. La possibilità di rivedere accostata la Capra Amaltea agli altri putti di Gian Lorenzo (o di Bernini padre e figlio ancora in collaborazione) è l’occasione per riflettere sull’attribuzione del piccolo gruppo borghesiano, un pezzo di cui la critica recente ha messo in luce discrepanze stilistiche rispetto al linguaggio dei due Bernini.
  • I gruppi borghesiani è centrato sulle sculture monumentali di Bernini conservate all’interno del Museo. Il primo gruppo borghesiano, l’Enea e Anchise, viene accostato in dialogo con il dipinto, raffigurante lo stesso soggetto, di Federico Barocci (solitamente esposto in pinacoteca, al primo piano): verrà così ripristinato quel dialogo pittura-scultura che costituì uno dei primi obiettivi critici di Gian Lorenzo, in un recupero filologico del primo allestimento della Galleria Borghese attestato dalla guida di Jacopo Manilli (1650). La sezione segue il percorso espositivo permanente della Galleria, sino all’ultimo gruppo borghesiano, l’Apollo e Dafne.
  • Sull’esempio del padre anche Gian Lorenzo si dedicò, sebbene solo da giovane, ed in rari casi, al Restauro dell’antico e all’integrazione dei marmi antichi. Il prestito congiunto dei due suoi restauri più celebri (Ermafrodito e Ares Ludovisi), accanto a uno dei grandi interventi in questo campo di Pietro (il Marco Curzio Borghese), consente di mettere adeguatamente a fuoco questo aspetto fondamentale dell’attività giovanile berniniana.
  • Un altro approfondimento tematico è dedicato ai Busti, genere maggiormente frequentato dal Bernini scultore in marmo (oggetto precipuo di questa mostra), in cui si ripercorre un lungo arco cronologico della carriera dell’artista, dai primi anni Trenta fino agli anni Settanta del Seicento. Accanto al delicato Paolo V della Borghese vengono esposti pezzi raramente visibili al grande pubblico, come ad esempio i busti del Museo di San Giovanni dei Fiorentini.
  • La sezione dedicata alla Pittura completa la descrizione di Bernini come artista a tutto tondo. Accanto a un ristretto numero di tele la cui autografia è universalmente accolta, è esposto l’unico dipinto attestato come opera di Bernini già da un inventario di primo Seicento, I Santi Andrea e Tommaso apostoli della National Gallery di Londra (già Barberini), opera chiave per la conoscenza di Gian Lorenzo pittore, che non era presente nella mostra del 1998.
  • Bernini e Luigi XIV accoglie il disegno e la terracotta preparatori alla realizzazione di una delle commissioni più importanti dell’intera carriera di Bernini: un monumento equestre al sovrano francese Luigi XIV.
  • Il mestiere di scultore: i bozzetti pone l’attenzione sulla prassi concreta dello scolpire, con un’esposizione diacronica di opere risalenti a più momenti della carriera di Gian Lorenzo. Si tratta di pezzi tutti autografi, ma realizzati non tanto in marmo, il medium sul quale è impostata la specificità della mostra, quanto soprattutto in terracotta e bronzo.  

Dove e quando

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Fino al: 20180204