Gian Butturini (1935-2006), fotoreporter internazionale, poliedrico artista della comunicazione, si afferma da giovane a Brescia come designer e architetto d’interni, nel 1969 pubblica London by Gian Butturini; nel 2017 esce il reprint del libro (Damiani editore) con prefazione di Martin Parr, successivamente ritirato dal commercio con l’accusa di “razzismo conclamato”, senza che questa potesse essere discussa.

Butturini ha realizzato quaranta libri fotografici, tra i quali Cuba 26 luglioDall’Irlanda dopo LondonderryTu Interni Io Libero con Franco Basaglia, C’era una volta il MuroDonne lo sguardo, le storie con introduzione di Carla Cerati e due volumi dedicati alla storia cilena. Nell’autobiografico Daiquiri (Edizioni Mimesis) ha narrato le cronache dei suoi reportage.

Inaugurata giovedì scorso negli spazi milanesi di Still Fotografia una rassegna, curata da Gigliola Foschi e Stefano Piantini, promossa dall’Associazione Gian Butturini, presenta cinquanta fotografie, tratte da due suoi lavori e dai suoi libri più famosi.

Raccontano, da un lato, le contraddizioni di Londra alla fine degli anni sessanta, nel periodo passato alla storia come quello della Swinging London, quando cioè la capitale inglese era diventata un crogiuolo di nuove tendenze legate alla moda, alla musica, all’arte e alla cultura in genere, dall’altro, le tensioni politiche e sociali nell’Irlanda del Nord, seguiti al Bloody Sunday, la strage avvenuta a Derry il 30 gennaio 1972 quando l’esercito inglese fece fuoco sulla folla di manifestanti, uccidendone quattordici.

La Curatrice sottolinea: “Questa è una mostra in difesa della libertà di parola, immagine e pensiero. Una mostra contro una cancel culture che, senza confronto e senza discussione, nella liberale Inghilterra ha fatto ritirare dal commercio il libro London by Gian Butturini e infangato la figura di un uomo che per tutta la vita si era impegnato contro ogni forma di razzismo e d’ingiustizia”.

Fu infatti una doppia immagine con una donna di colore che vende i biglietti della metro chiusa dentro un bugigattolo e un gorilla in gabbia che, invece di suscitare indignazione nei confronti delle condizioni di due esseri viventi, entrambi giustamente intrappolati e discriminati, com’era nell’intento di Butturini, ha scatenato un’accusa di “razzismo conclamato”, costringendo l’editore a togliere il volume dalle librerie.

Butturini, che iniziò a scattare immagini sul conflitto nordirlandese una settimana dopo i fatti di Derry, testimonia la radicalizzazione della situazione politica e militare in quel paese. Da autentico fotoreporter, non cerca di creare immagini volutamente forti, fissando azioni belliche o di protesta, quanto testimoniare, per far capire, quanto sta accadendo e lo fa con grande capacità di composizione fotografica unita a una altrettanto notevole sensibilità politica e umana. Nelle atmosfere così cupe e minacciose, tra barricate, cavalli di frisia, fili spinati, soldati armati di mitragliatori, auto bruciate ai lati delle strade, Butturini ritrae i bambini, vittime innocenti in un drammatico conflitto.

La sezione dedicata a Londra racconta la capitale inglese da una prospettiva nuova, critica, non patinata e documenta le incursioni di Butturini tra le strade londinesi popolate da ragazze in minigonna, immigrati, junkie, emarginati, abitanti della City che sembrano vivere in un mondo a parte. È una Londra fuori dagli stereotipi quella che emerge dai suoi scatti, cogliendone tutte le contraddizioni con un occhio innovativo, dove indagine documentaria, interventi grafici e pagine scritte si coniugano a fini espressivi.

Accompagna la mostra un libro edito Still/Pazzini Editore

Dettagli

Didascalie immagini di Gian Butturini
© Photograph Gian Butturini

  1. Londra, 1969. Persone alla fermata di Earl’s Court
  2.  Londra, 1969, Manifestazione con giovani del Partito Comunista
  3. Londra, 1969, Homeless si prepara ad attraversare la strada
  4. ,Londra, 1969, Giovani seduti per strada di fronte a una birreria
  5. Due adolescenti, uno indossa una spilla con simbolo nazista
  6. Derry, 1972. Attivisti repubblicani davanti all’edificio dove campeggia la scritta You are new entering Free Derry (State entrando nella Libera Derry). L’edificio è all’ingresso del quartiere a prevalenza cattolica di Bogside che, tra il 1969 e il 1972, venne dichiarato area autonoma (no-go area) per l’esercito, la polizia dell’Ulster e  per la British Army
  7. Derry, 1972. Barricate nel quartiere cattolico di Bogside. Gian Butturini scrive: “Bogside, la prima e ultima trincea dei cattolici irlandesi. Oltre questa barriera neanche i soldati osano avventurarsi.”
  8. Derry, 1972. Soldato della British Army  sorveglia una strada del centro cittadino

In copertina un particolare  di;
1972 Una strada di Belfast con auto danneggiate durante gli scontri

 

Orari di apertura

martedì, mercoledì e venerdì dalle 10.00 alle 18.00
giovedì dalle 10.00 alle 19.30
sabato dalle 15.00 alle 19.00
info@stillfotografia.it

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Still fotografia - Via Zamenhof, 11 - Milano
[Guarda su Google Maps]

Fino al: 06 Marzo, 2022