A Bassano del Grappa, nellle sale di Palazzo Sturm prosegue fino al prossimo 19 ottobre “Giambattista Piranesi. Architetto senza tempo” allestita in occasione del terzo centenario della sua nascita (4 ottobre 1720) e come ha dichiarato la sindaca Elena Pavan «Il patrimonio conservato nei nostri Musei Civici non cessa di stupirci con il desiderio di aprire i nostri archivi e di valorizzare le nostre collezioni nascoste ci permette ora, per la prima volta nella storia dei nostri musei, di ammirare i capolavori grafici di Piranesi e di coglierne il genio artistico e la straordinaria abilità nella tecnica incisoria».

Il patrimonio grafico dell’artista di origini venete, conta a Bassano circa cinquecentosettanta opere, un corpus completo che comprende le più celebri Vedute di Roma: tavole raffiguranti i monumenti antichi realizzate dall’artista nell’intero arco della sua vita. A queste si aggiungono i quattro tomi delle Antichità Romane, preziosi volumi che costituiscono il fulcro della visione archeologica di Piranesi. Fondamentali per l’intera opera piranesiana e, allo stesso tempo, punto di partenza per le opere successive di argomento analogo e complementare, queste tavole forniscono un quadro unitario organico della città di Roma attraverso l’individuazione dei monumenti, delle zone e degli spazi, della cinta muraria, della rete degli acquedotti e delle porte urbane.

A tutto ciò si è aggiunta la serie completa delle Carceri d’Invenzione proveniente dalle collezioni della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, il prestito delle sedici tavole pubblicate per la prima volta nel 1748. L’opera completa verrà data alle stampe nel 1761 e, per la loro straordinaria libertà di immaginazione e per la capacità di trasferire nel segno grafico una sensibilità pittorica, le incisioni rivelano l’influenza dei Capricci di Giambattista Tiepolo, incontrato da Piranesi presumibilmente nel 1745, poco prima della sua ripartenza per Roma. 
Documentando la potenza grafica, dopo Albrecht Dürer, di un altro tra i giganti dell’incisione mondiale la mostra curata da Chiara Casarin e Pierluigi Panza sottolinea la testimonianza di «un importante progresso nello studio delle collezioni permanenti della città e consente di sottolineare alcune precisazioni sulle vicende biografiche dell’artista e della sua famiglia.»

Disegnatore, incisore, antiquario e architetto, considerato il più grande esponente dell’incisione veneta del Settecento, l’attività di Piranesi ha influenzato non solo architetti, ma anche scenografi e pittori oltre a lasciare un forte impatto anche sulla fantasia letteraria. Nato a Mogliano Veneto, ma romano di adozione dove giunse appena ventenne, decise poi di trasferirvisi definitivamente a partire dal 1746, iniziando la produzione delle celebri Vedute.
Architetto di un unico edificio, la chiesa di Santa Maria del Priorato a Roma, Piranesi diede vita nelle sue incisioni ad architetture che stupirono il mondo, magnificamente oniriche, ma al contempo potentemente concrete e per questo destinate a colpire la fantasia di molti. Di lui parlarono con ammirazione sconfinata non solo esperti d’arte e di architettura, ma anche poeti e scrittori; tra i molti Marguerite Yourcenar volle dedicargli una biografia dove, a proposito delle Carceri – l’opera più famosa – scrive trattarsi di «una delle opere più segrete che ci abbia lasciato in eredità un uomo del XVIII secolo».

In mostra due video approfondiscono il percorso espositivo e narrano il successo di Giambattista Piranesi all’estero, i punti salienti della vita dell’artista a partire dal ritrovamento dell’atto di battesimo. Si tratta di The Lumière Mystérieuse, scritto e diretto da Massimo Becattini e Giovan Battista Piranesi 1720-1778, realizzato in occasione della grande mostra dedicata all’artista nel 1978 dalla Fondazione Giorgio Cini di Venezia.
Completa il percorso il film realizzato per Le arti di Piranesi. Architetto, incisore, antiquario, vedutista, designer organizzata dalla Fondazione Giorgio Cini nel 2010. Il video di animazione, creato da Grégoire Dupond per Factum Arte, ricostruisce tridimensionalmente ogni ambiente delle sedici tavole delle Carceri, dando allo spettatore la sensazione di poter camminare all’interno di questi spazi contraddittori e visionari.

Nelle Carceri così come in tutte le sue acqueforti la decadenza di Roma viene esaltata nella sua terribile bellezza con una carica visionaria che ha saputo esercitare un importantissimo riferimento artistico per la cultura contemporanea. In mostra sono esposte anche le lettere tra il conte Remondini di Bassano del Grappa e Francesco Piranesi, figlio di Giovambattista e continuatore dell’attività. Nel catalogo sono inoltre presentati nuovi documenti relativi alla genealogia di Piranesi e ai suoi rapporti con Venezia.

Luca Pignatelli è l’artista contemporaneo con il quale i curatori della mostra vogliono testimoniare quanto, ancora una volta, l’insegnamento artistico degli antichi sia vivo nella produzione artistica del presente. Come in Piranesi, anche nei lavori di Pignatelli la storia è assoluta protagonista e diventa di volta in volta quella che lo stesso artista definisce una “rappresentazione stratificata del tempo”. Gli orologi inseriti nella Veduta del Castello dell’Acqua Felice di Pignatelli, oggi, raccontano questa storia e lo fanno mostrandosi in qualità di piccoli oggetti perfetti che hanno scandito il passato e determinato la vita di molti uomini.

Accompagna l’evento espositivo il catalogo scientifico edito da Silvana.

Didascalie immagini 
Giambattista Piranesi

  1. Mausoleo di Santa Costanza.
    Acquaforte 41,5 x 56,4
  2. Arco di Costantino.
    Acquaforte 47,7 x 71
  3. Arco di Tito.
    Acquaforte 47,7 x 70,6
  4. Tempio della Sibilla a Tivoli.
    Acquaforte 51,9 x 68,6
  5. Isola Tiberina.
    Acquaforte 58,8 x 85,2
  6. Piramide di Caio Cestio.
    Acquaforte 45,5 x 57,3
  7.  Veduta resti dei triclini della Domus Aurea di Nerone.
    Acquaforte 45,5 x 57,4

In copertina un particolare di
Isola Tiberina

Dove e quando

Evento: Palazzo Sturm – Bassano del Grappa
  • Fino al: – 19 October, 2020