A centoventicinque anni dalla nascita di uno dei pionieri della fotografia di moda, dopo il successo milanese a Palazzo Reale, è arrivata a Palazzo Braschi “George Hoyningen-Huene. Art.Fashion.Cinema” promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e realizzata da CMS Cultura, con il patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Institut Français Italia, in collaborazione con l’Archivio George Hoyningen-Huene; dal 2020 acquisito da Tommy e Åsa Rönngren e spostato a Stoccolma per occuparsi dello studio, della conservazione, valorizzazione e promozione delle opere di questo straordinario autore.

George Hoyningen-Huene (San Pietroburgo 1900 – Los Angeles 1968), figlio di un’americana dell’alta società e di un barone estone, dopo la rivoluzione d’ottobre lascia la Russia e scappa con la famiglia a Londra, per poi trasferirsi nel 1920 a Parigi dove entra a far parte della cerchia ristretta di Man Ray, con il quale collabora attivamente, frequentando artisti surrealisti come Salvador Dalì, Lee Miller, Pablo Picasso, Paul Eluard e Jean Cocteau, presenti in mostra in alcuni scatti senza tempo.

Definito da Richard Avedon “un genio, il maestro di tutti noi” grazie ai ritratti e alle composizioni fotografiche – tra le più sorprendenti del ventesimo secolo – George Hoyningen-Huene è tra i primi negli anni Venti e Trenta a catturare lo stile delle case di moda haute couture di Parigi, tra cui Chanel, Balenciaga, Schiaparelli e il gioielliere Cartier. In particolare, come capo fotografo di Vogue Francia, carica che ricoprì dal 1926 al 1936, Huene s’impose come uno degli autori di punta del panorama del tempo, realizzando con spirito innovativo servizi caratterizzati da un’estetica influenzata dall’arte classica e dal Surrealismo.

Curata da Susanna Brown, la mostra prosegue fino a domenica 19 ottobre, suddivisa in dieci sezioni che ripercorrono tematicamente la carriera; oltre cento fotografie con stampe al platino che esaltano quello stile elegante e sobrio, oltre a sottolineare l’uso innovativo delle tecniche di stampa e le influenze che ne segnarono il lavoro. Con audioguide gratuite – in italiano e in inglese – la mostra (accompagnata da un catalogo di Moebius edizioni) inizia con la sala introduttiva, “Visioni di un’epoca” con fotografie che riportano annotazioni a mano e dati per catalogazioni, prosegue con “Tra jazz e ballets russes: sogni di bellezza nella ville lumière” preceduta da un video che cataputa il visitatore nell’atmosfera parigina del tempo. Le foto ne testimoniano il vivace contesto culturale, tra esse spiccano quelle scattate ai Ballets Russes di Diaghilev, a Serge Lifar e Olga Spessivtzeva che danzano con i costumi disegnati da Giorgio de Chirico, o a Josephine Baker e Jean Barry che ballano al ritmo del jazz.
“La moda mare e il fascino del corpo ideale” racconta la moda del tempo, come Divers, che immortala i fotografi Horst P. Horst e Lee Miller di spalle in uno dei più iconici scatti del Ventesimo secolo, scelto da Anna Wintour tra i suoi cinque preferiti nella lunga storia di Vogue.

In “Riflessi di antichità” – con scatti dove il gioco di chiaroscuri contribuisce alla creazione di un’atmosfera unica – sono protagonisti corpi avvolti da drappeggi e scolpiti dalla luce in pose quasi scultoree, a testimonianza della fascinazione del fotografo per la bellezza ideale e le proporzioni perfette dell’arte classica.
Dedicata ai viaggi “Miraggi di luce: l’odissea visiva di huene” espone scatti realizzati tra Tunisia, Algeria, Egitto e Grecia, con fotografie poi confluite in cinque suoi libri: African Mirage. The Record of a Journey (1938); Hellas (1943); Egitto (1943); Patrimonio messicano (1946) e Baalbeck/Palmyra (1946).
“Culture di luce: il nudo maschile tra classico e moderno“, soggetto interpretato spesso attraverso un’illuminazione a luce diffusa e una cura esasperata della composizione che facevano sembrare gli scatti in studio realizzati en plen air, è anche il titolo della sezione che segna il passaggio di testimone a Vogue tra lui e Horst, quando Huene nel 1936 si trasferisce a New York a capo della redazione di Harper’s Bazaar. Dieci anni dopo, nel 1946, è a Hollywood con il premio Oscar George Cukor, dove raggiunge gli amici Man Ray e Max Ernst e si afferma come ritrattista dei divi e consulente del colore per Cukor e altri grandi registi. 

Nel 1930 Huene immortala un giovane Jean Cocteau in un ritratto dal fascino magnetico, presente in mostra con il film “Il sangue di un poeta“. Protagonista della pellicola visionaria è Lee Miller che nella finzione interpreta una dea moderna, dal fascino mitologico, scolpita nel marmo dell’immaginazione, ma al tempo stesso costretta a un mutismo che, unito al trucco pesante, sembra imprigionarne la figura. Tra le protagoniste di questa esposizione, legata a Huene da una profonda amicizia e da una visione estetica raffinata (negli anni Trenta condivisero un’intensa collaborazione artistica), Lee fu modella per Vogue e soggetto di alcuni dei suoi scatti più iconici; da Huene e Man Ray apprese i segreti della fotografia, divenendo in seguito lei stessa una fotografa di talento e una reporter di guerra.
L’estratto del film di Cocteau introduce alla sezione “L’essenza del sogno: Huene, Chanel e l’influenza del surrealismo” Huene guardò infatti al Surrealismo tanto da trasportarne alcuni elementi nel suo lavoro, come le composizioni insolite, la manipolazione della realtà, le atmosfere sospese e oniriche, rendendo dei semplici ritratti di moda delle autentiche opere d’arte visiva. Un’integrazione raccontata nella sezione, soffermandosi in particolare sulla collaborazione con due case di moda, di cui riuscì a cogliere le anime contrastanti: da un lato l’audacia artistica e sperimentale di Schiaparelli, dall’altro la modernità sobria e rivoluzionaria di Coco Chanel.

“Modelle senza tempo: nuove icone della modernità“ riunisce le opere che lo hanno consacrato tra i più importanti professionisti dell’epoca. Sono quelle dedicate alle sue muse più celebri, come Agneta Fischer e Lee Miller in composizioni anche surrealiste. Celebre lo scatto per Vogue Francia in cui il volto di Lee Miller fluttua nello spazio su fondo nero mentre, come una chiromante, regge una sfera di cristallo in cui appare l’amica e modella Agneta Fisher.
Nel 1942, Miller renderà omaggio al suo maestro Huene con una fotografia simile realizzata per British Vogue.
Fotografie e riviste d’archivio in “La moda di harper’s bazaar” testimoniano la rivoluzione che il fotografo portò nel mondo della moda. Tra queste l’iconica Divers, Horst and Lee Miller, Swimwear by Izod, dove la modella posò di spalle insieme al fotografo Horst P. Horst, allievo e compagno di Hoyningen-Huene.

Ingrid Bergman, Charlie Chaplin, Greta Garbo, Ava Gardner, Katharine Hepburn sono solo alcune delle star, una volta negli Stati Uniti, che Huene ha immortalato e che in mostra sono raccolte nell’ultima sezione “Hollywood e l’incanto del cinema“. Dal 1954 al 1963 lavorò come coordinatore del colore a Hollywood affiancando registi, costumisti, direttori della fotografia e scenografi. Una delle sue collaborazioni cinematografiche più importanti è quella con George Cukor, i due erano legati da una profonda e tenera amicizia. Huene progetta per lui una sezione del magnifico giardino della sua villa a Los Angeles, punto di riferimento e d’incontro per la comunità queer.
Huene attinge regolarmente alla propria conoscenza della storia dell’arte per trovare esempi delle combinazioni di colori che voleva ottenere sullo schermo. In una scena memorabile di Il diavolo in calzoncini rosa, il personaggio interpretato da Sophia Loren appare sulla soglia della sua camera da letto in una sinfonia di azzurri che trae ispirazione dal dipinto Nanà (1877) di Édouard Manet. Sarà poi il costumista dello sfarzoso film Olympia, sempre con la Loren come protagonista. In mostra anche alcuni estratti video di questi film; anche con l’attrice napoletana l’artista instaurerà un legame duraturo di grande amicizia, con scambi di lettere affettuose e colme di stima reciproca. Lei nel 1961, gli scrive: “Spero che vedrai prestissimo il mio film italiano La ciociara, e apprezzerei molto se mi scrivessi il tuo parere personale perché ci tengo moltissimo”. 

Tra il 1946 e il 1950 il fotografo realizza alcuni documentari in prima persona, tra cui The Garden of Hieronymus Bosch e Daphni: Virgin of the Golden Laurels. Nel 1968 aveva in programma un libro contenente i suoi scatti più belli e numerosi progetti fotografici, venne però colpito da un ictus e morì improvvisamente il 12 settembre dello stesso anno nella sua casa di Los Angeles. Cukor sarà il primo a sapere della sua morte.

Dettagli

Didascalie immagini George Hoyningen-Huene

  1. Toto Koopman, Evening dress by Augustabernard, 1934
    © George Hoyningen-Huene Estate Archives
  2. Portrait of the Dalís in L’Instant Sublime, 1939
    © George Hoyningen-Huene Estate Archives
  3. Princess Natasha Paley, 1930
    © George Hoyningen-Huene Estate Archives
  4. Sonia Colmer, Vionnet Pyjamas 1, 1931
    © George Hoyningen-Huene Estate Archives
  5. Josephine Baker
    © George Hoyningen-Huene Estate Archives
  6. Serge Lifar, 1930
    © George Hoyningen-Huene Estate
    Archives
  7. Ava Gardner, 1965
    © George Hoyningen-Huene Estate Archives
  8. Reflections … Miss Hubbell, 1930
    © George Hoyningen-Huene Estate Archive

(courtesy Ufficio stampa Zètema Progetto Cultura)

Dove e quando

Evento: “George Hoyningen-Huene. Art.Fashion.Cinema”

Indirizzo: Museo di Roma a Palazzo Braschi - Piazza di S. Pantaleo, 10 -
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Fino al: 19 Ottobre, 2025