«L’opera di Gaetano Previati è di una vastità e di un valore che sconcertano […]
Gaetano Previati è stato il precursore in Italia della rivoluzione idealista
che oggi sbaraglia il verismo e lo studio documentario del vero
»
Umberto Boccioni, 1916

Nella prospettiva del movimento futurista, l’artista ferrarese, doveva appargli un padre spirituale «il precursore in Italia della rivoluzione idealista che oggi sbaraglia il verismo». Come rilevavò Giorgio de Chirico, Previati assurge al ruolo di battistrada dell’arte moderna, questa volta in chiave rigorosamente metafisica, per il coraggioso impegno a «esprimere i misteriosi turbamenti del nostro animo». 

Trasferitosi a Milano nel 1876 in piena Scapigliatura – all’epoca i pittori più considerati erano Tranquillo Cremona, Domenico Morelli, Francesco Paolo Michetti – come un ponte tra il secondo Ottocento e le sfide aperte dal secolo successivo, Gaetano Previati (Ferrara, 31 agosto 1852 – Lavagna, 21 giugno 1920) occupa un ruolo primario nel rinnovamento dell’arte italiana, erede dei maestri del passato e figura guida del divisionismo e del simbolismo nel nostro Paese. Una vicenda artistica complessa con ampi spazi ancora da approfondire.

Per tutto questo, a cento anni dalla sua scomparsa, non poteva esserci sede più adatta del Castello Estense per celebrare uno dei figli più illustri e, realizzata nell’ambito del progetto “L’arte per l’arte” dedicato alla valorizzazione del patrimonio artistico ferrarese, una bella mostra è stata organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d’Arte Moderna.
Vittorio Sgarbi, presidente della Fondazione Ferrara Arte, nel catagolo che accompagna l’evento espositivo “Tra simbolismo e futurismo. Gaetano Previati”, fra l’altro, sottolinea: Quando nel 1919 il ferrarese Nino Barbantini gli dedica una grande e rara monografia, scrive del concittadino: «Povero, infermo, scoraggiato a sentirsi rima – nere indietro mentre gli altri facevano o pareva che facessero tanta strada, Previati dubitò e si smarrì sempre di più».

Sono gli anni tra il 1884 e il 1887, in cui esegue
Hashish. Barbantini, che aveva scritto «cosa sia l’arte contemporanea lo ha detto molto bene Baudelaire: intimità, spiritualità, colore, aspirazione verso l’infinito», commenta: «La materia dei corpi e degli oggetti si dissolve nell’atmosfera velata in una fluidità di atteggiamenti espressivi, inventati e deformati dall’autore secondo il suo sentimento. Nella composizione è eliminata qualunque ricerca di decoratività e l’andamento delle linee fondamentali dominato dalla nuvola di fumo stagnante, ha una funzione suggestiva».

Le stesse parole possono convenire al dipinto
Prima comunione, illustrato da Giorgio Nicodemi e ricordato nella monografia di Barbantini tra le opere del 1884 presentate alla Esposizione Artistica di Torino. De Le comunicande (altro titolo dell’opera), elencato tra capolavori di quel periodo dal figlio dell’artista Alberto Previati (1927), si persero poi le tracce. Del pittore, nel frattempo dissolto, si tornò a parlare, nell’imminenza del cinquantenario della morte, con la grande mostra proposta in Palazzo dei Diamanti a Ferrara da Franco Farina, sotto le cure di quattro studiosi di diverso orientamento molto versati negli studi tra il simbolismo e le Avanguardie: Fortunato Bellonzi, Palma Bucarelli, Maurizio Calvesi, Renato Barilli.

Certo, molta dell’attenzione si doveva, oltre all’occasione esterna, alla considerazione dichiarata nei confronti di Previati dai futuristi. Occorre ricordare che il Manifesto dei Pittori Futuristi dell’11 febbraio 1910 cade in coincidenza con l’Esposizione di duecento opere di Gaetano Previati nel palazzo della Società per le Belle Arti a Milano. In quel momento il pittore, divisionista, è il riferimento diretto per il Boccioni degli Stati d’animo, di Lutto e de La città che sale. L’affinità fra Previati e i futuristi è evidente nella dichiarazione del Manifesto: «Per dipingere una figura non bisogna farla: bisogna farne l’atmosfera»
.

È esattamente quello che vediamo (e non vediamo) in Prima comunione, dipinto formidabile per la stesura rapida, sintetica, allusiva. Si distinguono a fatica le forme nello spazio indefinito, si respira un’aria malata, di incenso, di turbamento. Si sentono, più che non si vedano, le luci. E le figure appaiono non finite. La libertà di Previati si esprime in una chiave espressionistica che ha, in quegli anni, un parallelo soltanto in Ensor. Boccioni osserva: «Uno stato di forma, uno stato di colore, ognuno dei quali ridarà allo spettatore lo stato d’animo che lo ha prodotto».

Ma della drammaticità che esce dalla
Prima comunione noi deriviamo una sensazione di sconvolgente verità, nella quale si intravedono gli esiti di Francis Bacon e, in dimensione italiana, di Alberto Sughi. Questo sfuggire alle coordinate temporali era stato intuito da Maurizio Calvesi in direzione contraria, verso il passato, ritrovando un precedente di Previati nella pittura del Rinascimento ferrarese: «una delle fonti per me più probabili della sua pittura così leggera e delle sue forme a bozzolo è un pittore ferrarese del tardo manierismo ferrarese, dal modellato sfilacciato e senza peso, il Bastianino. Arcangeli l’ha infatti accostato al Piccio, al Ranzoni, a Medardo Rosso. Ma Previati l’ha potuto effettivamente conoscere». 

La rassegna “Tra simbolismo e futurismo” presenta una settantina di dipinti e disegni, per la metà, come detto, provenienti dal ricco fondo delle collezioni civiche ferraresi messi in dialogo con l’altra metà – il  nucleo di opere concesse in prestito – e completate da una selezione si documenti inediti dell’Archivio Eredi Alberto Previati per rivelare come il tratto unificante di una personalità così complessa sia la tensione verso il superamento dei tradizionali confini della pittura “da cavalletto”.

Affascinato, per la sua formazione tardoromantica, dai grandi formati e dall’espressione dei sentimenti, egli si misura con alcune delle sfide cruciali con cui gli artisti si confrontano agli albori della modernità. Rappresentare la luce, interpretare le suggestioni della musica, dipingere il ritmo e il dinamismo, dare forma agli stati d’animo, sollecitare le percezioni dell’osservatore sono le parole d’ordine della ricerca di Previati che ne fanno un anticipatore di alcuni percorsi dell’avanguardia del Novecento.

E’ proprio per il supporto di studi inediti a conferire alla mostra la facoltà di rileggrne la parabola artistica focalizzando su alcuni degli aspetti più innovativi. Ben evidenziate, quindi, l’eredità tardoromantica e la tensione verso l’espressione della sensibilità contemporanea sullo sfondo dei rivolgimenti epocali.

Come scrive Chiara Vorrasi nel suo saggio in catalogo: All’interno della frastagliata compagine delle letture interpretative emergono però alcune costanti che mettono in luce la coerenza e la statura della sua personalità artistica. Dai controversi exploit giovanili ai sospirati successi della tarda maturità, il “caso Previati” si segnala soprattutto per la concezione vasta e visionaria della pittura e per la capacità di coinvolgimento percettivo ed emotivo dell’osservatore. «La sua visione tende all’infinito» aveva osservato ancora Tumiati «alle volte persino esorbita dai confini della pittura».

Didascalie immagini opere Gaetano Previati

  1. Nel prato (Pace), 1889-90. Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti. Su concessione del MiBACT
  2. Adorazione dei Magi, 1890-94. Olio su tela, cm 58,8 x 131. Tortona, “il Divisionismo” Pinacoteca Fondazione C.R. Tortona
  3. Hashish o Le fumatrici di oppio, bozzetto, 1887, Olio su tela, cm 27 x 51,5, Collezione privata
  4. Prima comunione (o Le comunicande), 1884 Olio su tela, cm 71 x 126, Fondazione Cavallini Sgarbi
  5. L’assunzione, c. 1903. Ferrara, Museo dell’Ottocento
  6. Gaetano Previati: Armonia, 1908. Olio su tela, cm 166 x 492. Gardone Riviera, Fondazione Il Vittoriale degli Italiani
  7. Paolo e Francesca, 1909. Olio su tela, cm 230 x 260. Ferrara, Museo dell’Ottocento
  8. Paesaggio, c. 1910-12. Olio su tela, cm 80,5 x 150,5. Ferrara, Museo dell’Ottocento
  9. Il sogno, 1912. Olio su tela, cm 225 x 165; Collezione privata
  10. Colline liguri, c. 1912-13. Olio su tela cm 149 x 198, Collezione privata
  11. Ferrovia del Pacifico, 1914-16. Camera di Commercio Metropolitana di Milano-Brianza-Lodi

In copertina un particolare di
Hashish o Le fumatrici di oppio, bozzetto, 1887 

Dove e quando

Evento: Castello Estense – argo Castello, 1 – Ferrara
  • Fino al: – 07 June, 2020