“L’arte è lo sforzo incessante di competere con la bellezza dei fiori e non riuscirci mai”
(Marc Chagall)

Sin dai tempi più remoti, i fiori sono stati sempre presenti nella pittura, così come nella poesia: celebrati per la loro effimera e fragile bellezza, investiti di simbologie a volte complesse, restando però modesti spettatori o al massimo comprimari della scena che veniva di volta in volta rappresentata. Salirono alla ribalta come protagonisti nella pittura olandese del Seicento, ammassati in composizioni nelle quali il concetto di “troppo” non era contemplato: da quel momento i fiori sono divenuti un soggetto che quasi tutti i maestri hanno affrontato, considerati finalmente degni della pittura da cavalletto o della scultura, superando così la consuetudine che spesso li relegava nei taccuini di schizzi o negli acquerelli.

L’Ottocento ha dedicato ai fiori un’attenzione particolare: dalle tele in cui Henri Fantin-Latour (1836-1904) trasfondeva la sua fascinazione per le rose, agli impressionisti che come Renoir e Manet trovavano nei soggetti floreali gli spunti per le loro sperimentazioni, fino ai tripudi multicolori del giardino di Giverny, protagonista in tante opere di Claude Monet, il poeta delle ninfee e dei giochi di luce, esaltati dai riflessi delle corolle che posano leggere sull’acqua. Per van Gogh, il fiore come assoluto è il girasole, soggetto particolarmente amato nella sua solarità, simbolo ed espressione della luce del Midi.

Una meditazione sui temi floreali nella pittura italiana fra Ottocento e Novecento la offre la mostra “Flora. L’incanto dei fiori nell’arte italiana dal Novecento a oggi”, in corso dal 15 marzo al 29 giugno 2025 presso la Fondazione Magnani-Rocca a Mamiano di Traversetolo. Il percorso espositivo, che comprende oltre centocinquanta opere, inizia alla fine dell’Ottocento, quando in Francia trionfava l’Art Nouveau, che non a caso in Italia prendeva il nome di Stile floreale.

Un esempio di come la presenza dell’elemento floreale possa fornire un supporto a valori simbolici ed esaltarne il significato lo offre l’allegoria de La vita, che Galileo Chini dipinse nel 1919: Chini si muoveva in un ambiente artistico ricco di suggestioni, tra simbolismo francese e mitteleuropeo, tra preraffaellismo e secessioni, intrecciando il proprio linguaggio figurativo con echi della produzione di Auguste Rodin, Gustav Klimt, Gaetano Previati e Giovanni Segantini.

Pochi anni prima Oscar Ghiglia, con La signora Ojetti nel roseto (1907), tramandava una visione ancora legata al linguaggio figurativo degli impressionisti: i fiori erano considerati espressione di una natura continuamente mutevole, di fronte alla quale contava “cogliere l’attimo”. Nell’interpretazione di Umberto Moggioli, uno dei protagonisti della Scuola di Burano, i Fiori sotto la pioggia (1918) offrono la domestica quotidianità di umili presenze nel giardino di casa, fissati nel momento in cui la pioggia primaverile sta per cedere il passo ai raggi del sole, mentre il luccichio degli oggetti bagnati già ne riflette la luminosità.

Giocosa, coloratissima e pirotecnica l’interpretazione del giardino offerta da Fortunato Depero in Flora magica, una scenografia per il balletto Le chant du rossignol di Djaghilev, ideata nell’ambito di un progetto talmente ardito e irrealizzabile che si preferì affidare il compito di disegnare scene e costumi a Henri Matisse.

Appare molto lontano dall’esplosione di forme e colori che caratterizza il giardino immaginario di Depero, l’universo di Filippo de Pisis: il Gladiolo fulminato coglie la caducità della bellezza dei fiori, con l’inesorabile scorrere del tempo che ne piega gli steli e ne fa appassire i petali, in un’atmosfera analoga a quella che de Pisis stesso fissa nei versi di Rose: “Le rose un poco stanche piegano il capo / sopra l’orlo dei vasi”.

Per Antonio Donghi, esponente di quel “realismo magico” che costituì forse la più interessante novità nella pittura italiana degli anni Trenta, i petali delle dalie assumono la luminosa fissità di smalti, destinati a non appassire mai per una sorta di arcano incantesimo. Per Casorati, un umile mazzolino di fiori di campo irrompe con la sua macchia variopinta nel sofisticato e quasi monocromo giuoco di volumi che governa l’apparente casualità nella giustapposizione di oggetti eterogenei (una cornice, una cappelliera, uno sgabello).

Alle rose, la mostra presso la Fondazione Magnani-Rocca dedica un’intera sezione: spiccano, in mezzo a tanti dipinti ricchi di colore, le rose di Giorgio Morandi che spuntano a fatica, affastellate senza riguardo, dal collo di un elegante vasetto. Smorte, dall’aria polverosa, hanno l’aspetto innaturale di fiori di stoffa, sbiaditi e consunti dal tempo.

Affiorano alla mente i versi de La rosa non è rossa, dedicati dal pittore e poeta Toti Scialoja al fiore che forse più di ogni altro ha ispirato gli artisti di ogni tempo: “La rosa non è rossa / è appena rosa – è senza / tinta se a tratti è scossa / dal sussulto della tua assenza / che non chiede colore / non misura distanza / – è soltanto dolore / in qualche angolo della stanza.“

Poco lontano, le forme raccolte della Natura morta con rose che Mario Mafai dipinse alla fine degli anni Quaranta, concentrano nelle profonde tonalità del blu e del verde il fresco della rugiada notturna, sprigionato da un mazzo di rose appena colte, il cui volume, corposo e denso, contrasta con l’aerea levità della bottiglietta di vetro azzurrino poggiata accanto ai fiori.

In occasione della rassegna “Flora” viene presentato al pubblico il restauro del Parco Romantico che circonda la villa: un gioiello paesaggistico di dodici ettari che si articola in un giardino all’inglese, un giardino all’italiana e il nuovo giardino contemporaneo, ispirato al New Perennial Movement: qui i visitatori saranno circondati da un paesaggio che cambia continuamente aspetto al succedersi delle stagioni, immersi in una sinfonia di colori sempre mutevoli e armoniosi, come in un grande caleidoscopio vegetale.

Dettagli

Didascalie immagini

(courtesy Studio Esseci, Uffico stampa Fondazione Magnani Rocca)

 

  1. Veduta della Villa Magnani immersa nel grande parco
    (fonte)
  2. Galileo Chini: La vita, 1919 – Collezione privata
  3. Oscar Ghiglia: La signora Ojetti nel roseto, 1907
    Courtesy Società di Belle Arti, Viareggio
  4. Umberto Moggioli: Fiori sotto la pioggia, 1918
    Courtesy Galleria Gomiero
  5. Fortunato Depero: Flora Magica – Scenografia de Le Chant du Rossignol, 1917 –ricostruzione 1981 – Mart Trento e Rovereto
  6. Filippo de Pisis: Il gladiolo fulminato, 1930 – Ferrara, Museo d’Arte Moderna “Filippo de Pisis”
  7. Antonio Donghi: Fiori, 1935 – UniCredit Art Collection
  8. Felice Casorati: Fiori e cappelliera, 1928 – Collezione privata. Courtesy Montrasio Arte, Monza e Milano
  9. Giorgio Morandi: Fiori, 1952 – Milano, Collezione Francesca e Augusto Giovanardi
  10. Mario Mafai: Natura morta con rose, fine anni Quaranta- Collezione privata – Courtesy Galleria Russo
  11. Giulio Paolini: Studio per “Nel mezzo del dipinto Flora sparge i fiori, mentre Narciso si specchia in un’anfora d’acqua tenuta dalla ninfa Eco”, 1968 – stampe fotografiche applicate l’una sull’altra – Torino, Collezione dell’artista

in prima pagina:
Veduta della Villa Magnani immersa nel grande parco
(fonte)

 

Sito web: https://www.magnanirocca.it/flora/

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Villa Mamiani-Rocca, Via Fondazione Magnani Rocca, 4 - Mamiano (PR)
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Fino al: 29 Giugno, 2025