La grande rassegna Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento in corso fino al 23 settembre prossimo nelle due sedi fiorentine della Galleria degli Uffizi e del Museo Nazionale del Bargello, affronta i rapporti di Firenze con il mondo islamico a partire dal XV secolo, epoca in cui questi costituivano una realtà da tempo consolidata: già nel Medioevo i manufatti e le merci pregiate che arrivavano via mare dall’Oriente nel porto pisano proseguivano su imbarcazioni fluviali che risalivano l’Arno fino alle porte di Firenze. Reca una traccia evidente di questi contatti la basilica romanica di San Piero a Grado edificata tra il X secolo e gli inizi del XII nei pressi dell’antico porto di Pisa: le pareti esterne, in pietra, sono scandite da lesene e archetti pensili sopra i quali vennero inseriti come elementi decorativi bacini di ceramica – a motivi geometrici e figurati – di produzione islamica, che risalgono alla stessa epoca di costruzione della chiesa (attualmente sostituiti da copie, gli originali sono custoditi presso il Museo Nazionale di San Matteo a Pisa).

I rapporti culturali e commerciali con il mondo islamico divennero intensi nel corso del Trecento, e un riflesso si trova anche in un capolavoro della letteratura dell’epoca: l’immaginario “orientale” che attraversa molte pagine del Decamerone di Giovanni Boccaccio nasce da un’affascinante miscela tra i racconti di viaggiatori e mercanti, il fiabesco-leggendario e la pura invenzione fantastica.

In quest’epoca cominciano a comparire nella pittura, fiorentina e toscana in genere, tessuti e tappeti di fattura mediorientale, divenuti una presenza consueta nelle dimore dei ricchi mercanti: sontuoso simbolo di un lusso senza confini, apparivano degni di figurare nei dipinti che celebravano la gloria di Maria, come il ricco drappo di broccato che chiude la scena e il grande tappeto su cui poggia il trono di Maria nella Pala di San Marco, dipinta dal Beato Angelico intorno al 1440. Anche i tappeti del Turkestan figurano in numerosi dipinti dell’epoca: splendido – e riprodotto nei minimi dettagli – quello che Domenico Ghirlandaio distende ai piedi della Madonna nella Sacra Conversazione degli Ingesuati, databile intorno al 1485.

Nei primi decennii del secolo, per l’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano (1423), il soggetto stesso aveva fornito al pittore l’opportunità di illustrare con dovizia di particolari e uso di materiali preziosi – lamine d’oro e d’argento – lo sfolgorante lusso orientale delle sete ricamate con filo d’oro e dei broccati di cui si ammantano i Magi. Inoltre, nelle aureole della Vergine e di San Giuseppe compaiono quei caratteri arabi che si ritrovano anche in opere di Masaccio e di altri pittori dell’epoca: tanto erano apprezzate l’eleganza grafica e il valore decorativo delle lettere dell’alfabeto arabo che ne derivò il termine arabesco.

Fino dal tempo di Lorenzo il Magnifico il collezionismo mediceo attinse largamente alla produzione di artigianato di altissima qualità che proveniva dal Medio Oriente: splendidi tappeti, vasi in metalli lavorati con la raffinata tecnica dell’agemina – un intarsio di metalli diversi a creare disegni con effetti policromi – vetri, avori, ceramiche. In occasione della mostra, la Biblioteca Nazionale di Firenze ha concesso in prestito agli Uffizi le pagine del più antico codice datato (1217) del “Libro dei Re”, lo Shāh-Nāmeh, opera del poeta persiano Firdusi (940-1020 circa). Il codice, preziosissimo, è uno straordinario esempio del livello raggiunto dalla miniatura persiana nel XIII secolo; fu portato in Italia alla fine del Cinquecento da Gerolamo Vecchietti, studioso dell’antica lingua persiana e membro della Stamperia orientale medicea, per conto della quale lo acquistò al Cairo.

Mentre il collezionismo dei secoli XVI e XVII ricercava soprattutto i pezzi esotici, straordinari, capaci di destare stupore e ammirazione per la propria eccezionalità, riunendoli in raccolte eterogenee custodite nelle cosiddette Wunderkammer – le “stanze delle meraviglie” che ogni corte europea possedeva a partire dal Cinquecento – in epoca successiva cominciarono a nascere collezioni dal carattere più organico, che spesso riflettevano il gusto della propria epoca; la seconda metà del XIX secolo vide un grande revival di tutto quello che proveniva dall’Oriente, alimentato dai racconti di viaggio di artisti e letterati e dai dipinti dei pittori cosiddetti orientalisti, che riscuotevano grande successo presso il pubblico francese e italiano. Un fascino destinato a sedurre anche alcuni tra i grandi collezionisti italiani e stranieri che tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento vissero a Firenze e i cui lasciti dettero un importante contributo al patroimonio artistico delle istituzioni museali cittadine.

Alla fine del XIX secolo, l’antiquario francese Louis Carrand lasciò le sue raccolte di arti minori, comprendenti oltre tremila pezzi, “alla città di Firenze, per essere poste e allestite nel Museo Nazionale del Bargello”, nei confronti del quale lo stesso Carrand aveva un rapporto speciale: era stato infatti uno degli esperti ai quali era stato affidato nel 1886 – anno in cui si celebrava il V centenario dalla nascita di Donatello – il riordino del museo, dedicato alla scultura del Rinascimento. Grazie a questo lascito il Bargello è divenuto il più importante museo di arti minori d’Italia, con un patrimonio che per varietà di materiali, stili, epoca e origine offre una panoramica dell’evoluzione del gusto attraverso secoli e continenti.

Alla città di Firenze lasciò la sua raccolta anche l’inglese Frederick Stibbert, che tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento riunì nella sua villa sulle colline fiorentine una vasta collezione di armi e armature di vari paesi; col tempo la collezione si arricchì di costumi, quadri e porcellane. L’esposizione in corso al Bargello presenta alcuni pezzi provenienti dall’Armeria Islamica del Museo Stibbert, nel quale alle armi provenienti dal Vicino e Medio Oriente musulmano sono dedicate due intere sale; gran parte di queste armi furono acquistate da Stibbert dopo la dispersione dell’arsenale di Istanbul, avvenuta alla fine dell’Ottocento.

L’ultima in ordine di tempo fra le collezioni che hanno contribuito ad arricchire il patrimonio culturale di Firenze aprendone gli orizzonti verso l’arte del Vicino e Medio Oriente, è quella dell’antiquario Stefano Bardini (1836-1922). Figura carismatica nel mondo del grande collezionismo internazionale, Bardini contribuì a diffondere in tutto il mondo il mito del Rinascimento italiano; in tarda età decise di trasformare la propria collezione in museo e farne dono al Comune di Firenze. Alla passione di Bardini per tutte le forme di arte applicata dobbiamo una raccolta di tappeti orientali antichi nella quale figurano pezzi straordinari: celebre il grande Isfahan a palmette del XVII secolo, lungo 7 metri e mezzo, detto “il tappeto di Hitler” perché nel 1938, in occasione della visita a Firenze di Hitler e Mussolini, il tappeto venne disteso sul marciapiede della stazione di Santa Maria Novella dove arrivò il treno di Stato.

Alcuni tappeti della collezione Bardini sono esposti agli Uffizi nel percorso della mostra Islam e Firenze, che comprende anche una serie di grandi tappeti delle collezioni medicee provenienti dall’Egitto mamelucco e databili tra la fine del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento; tra questi figura l’esemplare più grande conosciuto al mondo realizzato dalla manifattura del Cairo: lungo ben 11 metri e largo 4, il tappeto faceva parte delle collezioni medicee già nel 1557. Poterlo ammirare è un’opportunità rara, la Galleria del Costume di Palazzo Pitti a Firenze che ne detiene la custodia, non lo aveva più concesso in esposizione da molti anni. Scrivono i Direttori della Galleria degli Uffizi e del Museo dei Bargello nel testo introduttivo alla mostra: Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento cade nell’anno del patrimonio culturale europeo e ci sembra di buon auspicio anche per continuare a far svolgere ai nostri musei quel ruolo fondamentale di tutela del passato e di dialogo col presente al fine di favorire la circolazione di arte e cultura tra mondi soltanto apparentemente distanti.”

Didascalie immagini

  1. Bacini in ceramica di fattura islamica sulle pareti della chiesa di San Piero a Grado (Pisa) (X-XII sec.) (fonte)
  2. Beato Angelico: Pala di San Marco (1440 ca) – Firenze, Museo di San Marco (fonte)
  3. Domenico Ghirlandaio: Sacra Conversazione degli Ingesuati (1484) e dettaglio – Firenze, Galleria degli Uffizi (fonte)
  4. Vasellame in metallo ageminato esposto nella mostra Islam e Firenze presso la Galleria degli Uffizi
  5. Shāh-Nāmeh (Il libro dei re), Persia nord-occidentale (Tabriz), scuola turcomana Aqqoyunlu, 1470-1490 circa – Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale 7669
  6. Cofanetto rettangolare, Spagna Omayyade (Cordoba), X secolo. Lamine d’avorio scolpite e incise con montatura rinascimentale in argento con pietre semipreziose e vetri colorati – Firenze, Museo Nazionale del Bargello
  7. Sipar (rotella), Persia, inizio del XVII secolo. Acciaio ageminato in oro, canna d’india, seta, madreperla su pasta nera, cuoio, velluto marrone – Firenze, Museo Nazionale del Bargello
  8. Armi di fattura islamica in mostra al Bargello
  9. La sala dei tappeti nell’esposizione agli Uffizi: in primo piano il tappeto mamelucco lungo 11 metri e largo 4, realizzato al Cairo agli inizi del XVI secolo e acquisito dai Medici a metà del Cinquecento.

IN COPERTINA:
Gentile da Fabriano: Adorazione dei Magi (1423) part. Tempera d’uovo su legno e tela di lino, lamine d’oro e d’argento e lacche trasparenti o colorate – Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture

PROROGA
le sezioni della mostra  ospitate nelle sale
del Museo Nazionale del Bargello
resteranno aperte fino al prossimo 4 novembre 2018

Dove e quando

  • Fino al: – 04 November, 2018