A Gubbio, Palazzo Ducale, Palazzo dei Consoli, Museo Diocesano ospitano fino al 2 ottobre la mostra che rende omaggio al duca Federico da Montefeltro, grande condottiero e uno dei principali mecenati del Rinascimento che, secondo più biografi, avrebbe avuto i natali in questa città il 7 giugno 1422 e dove fece costruire il suo secondo palazzo sul modello di quello di Urbino.


I natali eugubini sono avvalorati dalle parole stesse di Federico che, nel 1446, scrive che a Gubbio andavano il suo affetto e la massima intensità dei suoi sentimenti: «perché ve acertamo che lì è tucto el core nostro et tucta l’anima nostra», frase che diventa anche motivo di titolo per la mostra curata da Francesco Paolo Di Teodoro insieme a Lucia Bertolini, Patrizia Castelli e Fulvio Cervini si inserisce tra gli eventi di punta delle celebrazioni per il seicentenario ripercorrendo i momenti gloriosi vissuti dalla nascita del duca alla morte di Guidubaldo (figlio di Federico) nel 1508, l’ultimo dei Montefeltro. Una straordinaria occasione per rileggere la storia di Gubbio tra la fine del Trecento e gli inizi del Cinquecento.

Federico, inoltre, fece edificare a Gubbio un proprio palazzo, integrandovi quelle che erano le sedi delle antiche magistrature della città umbra, abbandonate già nel 1321. Con una residenza in posizione urbica elevata e fronteggiante la cattedrale, ripropone la condizione del suo palazzo ad Urbino: poteri politico e religioso affiancati e l’uno in prosecuzione dell’altro. Sottolinea così, anche idealmente e in continuità con la memoria dei luoghi del potere, il suo dominio.

Federico muore il 10 settembre 1482, gli succederà Guidubaldo e i Curatori sottolineano: «È con Federico da Montefeltro e con la costruzione del palazzo in “corte vecchia” che Gubbio diviene la seconda sede del ducato, una seconda capitale ricca di vestigia preromane e classiche. Un luogo dove Federico fa replicare lo studiolo – legando indissolubilmente il palazzo marchigiano e quello umbro – e dove la corte può trasferirsi e alloggiare godendo degli stessi privilegi e “comodità” di Urbino, ma lontano dalle ambasce politiche e militari.

D’altro canto la città è un avamposto strategico, lungo la strada che unisce l’Adriatico al Tirreno, il baluardo occidentale del ducato e insieme luogo di diffusione della cultura “urbinate” in un entroterra crocevia di linguaggi artistici e letterari di differente ispirazione. Sono queste le ragioni forti e le motivazioni alla base della mostra di Gubbio in occasione del sesto centenario della nascita di Federico (1422-2022)».

Il percorso espositivo, con oltre duecentosessanta opere, dà spazio, secondo ambiti peculiari, alle opere concesse in prestito da prestigiose istituzioni italiane e straniere nonché da collezionisti privati: manoscritti, dipinti, documenti, medaglie, monete, armi, armature, sculture, arredi. In particolare dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, che conserva l’intera biblioteca di Federico e dei suoi successori, giungono eccezionalmente quindici splendidi manoscritti (tra essi solo due facsimili), distribuiti fra le tre prestigiose sedi ognuna delle quali ospita un ambito peculiare con più sezioni che abbracciano nella totalità la figura di Federico da Montefeltro.

A Palazzo Ducale è raccontata la vita di corte, le vicende costruttive del palazzo e le arti a Gubbio nel periodo feltresco. Palazzo dei Consoli presenta una prima sezione dedicata al fare, guardare e pensare la guerra all’epoca di Federico da Montefeltro e un’altra alla cultura umanistica del duca. Al Museo Diocesano, infine, l’esposizione è dedicata alle scienze matematiche, astronomiche e astrologiche, particolarmente care alla corte e al duca.

Se cuore della mostra è il Palazzo Ducale, allo stesso tempo contenitore ed esso stesso oggetto d’esposizione, un documento la chiude in maniera significativa e simbolica: la lunga lettera latina che Baldassarre Castiglione scrisse nel giugno 1508 «ad sacratissimum Britanniae Henricum de Guido Ubaldo Montefeltro Urbini duce», annunciando la scomparsa dell’erede di Federico, ultimo del ramo diretto della dinastia marchigiana.

Accompagna l’evento espositivo un catalogo di Silvana editoriale.