«Elliott Erwitt non è stato solo un fotografo, ma un narratore visivo senza eguali, capace di trasformare l’istante in storia, il quotidiano in arte, l’ironia in poesia. Le sue immagini evocano in chi le osserva emozioni che si muovono su registri diversi, dalla commozione al sorriso, fino al divertimento più spontaneo. Scomparso nel novembre del 2023 all’età di 95 anni, ci ha lasciato un’eredità immensa: un archivio di fotografie che attraversano epoche, culture e sentimenti con un linguaggio universale, invitandoci a guardare il mondo con più indulgenza e meraviglia, mettendosi sempre al nostro fianco in quella leggerezza profonda che lui stesso definiva “The Art of Observation”.

Il suo obiettivo ha catturato momenti iconici della storia: il confronto teso tra Nixon e Kruscev, il funerale di Kennedy, il leggendario match tra Frazier e Alì. Ha ritratto miti del nostro immaginario – Marilyn Monroe, Che Guevara, Marlene Dietrich – ma ha saputo anche fermare attimi di straordinaria intimità e sintetizzare in uno scatto sentimenti universali: un bacio rubato nello specchietto retrovisore, lo sguardo di una madre sulla sua neonata, un cane assorto nei suoi pensieri. Immagini che attraversano il tempo per divenire iconiche.

Ciò che rende unico Erwitt è la sua capacità di intrecciare emozioni e intelligenza, facendoci ridere e commuovere, sorprendendoci con la sua ironia e la sua capacità di cogliere il senso profondo dell’esistenza. Ha immortalato l’assurdo e il surreale con uno sguardo acuto e leggero, trovando sempre in ogni scena una scintilla capace di renderla memorabile.

I suoi cani antropomorfi, protagonisti di intere serie fotografiche, non sono solo immagini divertenti: sono specchi della condizione umana, ironici e malinconici al tempo stesso, talvolta fieri e sorprendenti. I suoi bambini, ritratti nella spontaneità più autentica, ci restituiscono la meraviglia della scoperta e della libertà, ancora intatta esprimono personalità già definite, prive ancora di condizionamenti. I suoi autoritratti, dove prende in giro se stesso, ci ricordano che l’arte – come la vita – non deve mai prendersi troppo sul serio».

Con queste parole, Biba Giacchetti, curatrice di Elliott Erwitt. Icons – in corso a Palazzo Bonaparte fino a domenica 21 settembre – sintetizza, senza lasciare alcuna peculiarità, un maestro dell’ironia e dell’empatia visiva in un viaggio tra le immagini più iconiche della fotografia del Novecento. Un interprete della commedia umana, un artista che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia dell’immagine.

L’esposizione romana presenta oltre ottanta scatti del “cantore della storia umana” che ha trasformato la vita quotidiana in poesia visiva. Un omaggio a quella sua personalissima visione, in un viaggio nella tenerezza capace di raccontarne tutta l’intensità artistica.