Al Museo del Tessuto di Prato un nuovo allestimento illustra le trasformazioni, del design tessile e della moda, avvenute dalla fine del Settecento fino alla metà del Novecento. Nella Sala dei Tessuti Antichi oltre cento oggetti tutti provenienti dalle collezioni del museo.

Abiti maschili e femminili, tessuti per abbigliamento e per arredamento, figurini di moda, libri campionario, accessori, documentano le trasformazioni del settore tessile in un periodo storico caratterizzato da grandi cambiamenti, sociali, economici, di costume, dovuti soprattutto alla meccanizzazione dei processi produttivi e alla conseguente industrializzazione.

Allestita in ordine cronologico, la mostra illustra le straordinarie trasformazioni del design tessile e i cambiamenti della moda avvenuti in un arco temporale in cui il rapporto tra tradizione e modernità, tra unicità del prodotto artistico e replicabilità del prodotto seriale, diventano il tema di un acceso dibattito sulle arti applicate.

I protagonisti di questo lungo percorso – disegnatori tessili e creatori di moda – con le loro esperienze artistiche e professionali hanno lasciato comunque una traccia e un contributo importante nella storia dello stile, quindi, la possibilità di apprezzarne i linguaggi. Dai diversi revival che attraversano tutto l’Ottocento, all’esperienza di William Morris e del Silver Studio; dalla nascita dei grandi nomi della moda francese all’avvento dei Grandi Magazzini.

Per il Novecento i tessuti di Mariano Fortuny dialogano con gli abiti di Maria Monaci Gallenga interpretando uno storicismo reinventato grazie a nuove tecniche e tagli sartoriali.
Gli anni Venti apportano un nuovo e ricco flusso di esperienze, grazie alle suggestioni artistiche contemporanee che aprono la strada alla modernità.
In Italia, negli anni Trenta, l’esperienza dell’architetto Gio Ponti segna questo traguardo grazie a una progettazione che si estende dall’architettura all’industrial design.

I venti di guerra degli anni Quaranta portano ad un clima di austerità che privilegia il riuso del tessuto e il risparmio della stoffa destinata alle confezioni. Nel dopoguerra, gli anni Cinquanta in Italia aprono la strada ad un generale rinnovamento dei processi industriali e soprattutto del design. Grazie ad eventi come la Triennale di Milano il design tessile si sposa con i nomi più autorevoli dell’arte come Lucio Fontana, Giò Pomodoro e altri autori della corrente astrattista.

Alcuni esemplari sono del tutto inediti perché recentemente entrati in collezione, come l’abito da sposa in due pezzi della fine dell’Ottocento, l’abito a tunica di Maria Monaci Gallenga degli anni Venti stampato a matrice, il mantello da sera dell’Atelier Elsa Schiaparelli, l’abito da cocktail degli anni Cinquanta della sartoria romana Fanucchi.

Altri sono stati oggetto di apposito restauro che ne ha permesso l’esposizione al pubblico in tutta sicurezza. Unico prestito di eccezione il raro esempio di abito da giorno femminile datato 1820-1825 in tela di cotone stampata proveniente dall’archivio di Massimo Cantini Parrini, il costumista pluripremiato che nel 2019 è stato protagonista della programmazione culturale del Museo con la mostra sui suoi costumi per il film “Pinocchio” di Matteo Garrone.

L’evento espositivo si completa di un filmato evocativo di ritratti maschili e femminili realizzato dal Museo stesso per l’occasione.