Un incontro ideale e mistico. Due Michelangelo a confronto in un luogo carico di spiritualità.
Un’installazione del grande regista Michelangelo Antonioni dedicata al Mosè di Michelangelo Buonarroti, conservato in San Pietro in Vincoli a Roma, e alcune immagini del fotografo Aurelio Amendola: a Milano – nella Cripta di San Sepolcro – va “in scena” Lo sguardo di Michelangelo.

Michelangelo Antonioni (1912-2007), uno dei maggiori registi della storia del cinema, al centro della scena nella Cripta di San Sepolcro a Milano. Fino al 15 settembre, Michelangelo alla Cripta di San Sepolcro, a cura di Giuseppe Frangi.

Risale al 2004 l’ultimo documentario di Antonioni, considerato da molti il suo testamento artistico.
Al centro dell’attenzione la statua definita come “la corona della scultura moderna”, quella che Thode vedeva come “un misto d’ira, dolore e disprezzo: ira nelle sopracciglia contratte e minacciose, dolore nello sguardo e disprezzo nel labbro inferiore sporgente e negli angoli della bocca piegati in giù”.

Nella sua sceneggiatura, Michelangelo Antonioni cammina lento, si guarda attorno, si lascia guidare dai giochi di luci e ombre, avanza tra le colonne. Poi l’incontro: si arresta restando immobile, quasi annientato da tanta bellezza, il capolavoro del Buonarroti diventa il suo unico interesse. Ne scruta i particolari, si sofferma sull’espressione forte del profeta, sul volto, sullo sguardo.

Rigido, irascibile e orgoglioso, si dice fosse in realtà interpretato come espressione del carattere di Michelangelo, un Mosè di marmo in grado di parlare, di trasmettere a chi lo osserva tutta la bellezza che l’artista gli ha regalato.

Il silenzio, un lungo e profondo dialogo di sguardi: dagli occhi chiusi della statua del Papa, Antonioni arriva a quelli severi e salvifici di Mosè e delle altre figure che compongono il monumento funebre di Giulio II. Non è solo l’estrema testimonianza di un grande regista. È anche uno sguardo capace di rendere vivo e presente ai nostri occhi un capolavoro del passato.

L’uscita dalla porta della chiesa, accompagnata da un misterioso coro di Pierluigi da Palestrina, fa ritornare Antonioni verso la luce del sole che penetra dall’esterno.

La Fugacità della vita dell’uomo, l’Eternità dell’Arte.

Quasi aggrappandosi a quella ricerca della bellezza perfetta e pura, a quell’impossibilità di tradursi in vita e parola – “Perché non parli?” – Antonioni rivive quella mancata possibilità di parola creando quel silenzio, ottenendolo con una ricerca tecnica complessa che annulla i rumori della città e mantiene solo quelli pertinenti e significanti, come il suono dei passi lungo la navata o il rumore di una fede nuziale che rimbalza sulla superficie marmorea.

Lo sguardo di Michelangelo diventa il suono perfetto. Quasi un dolore sordo di chi ha visto e trattiene tanta bellezza senza poterne parlare.

Come sempre, l’esperienza del regista – nella magia solita del suo cinema – si trasforma nell’esperienza del visitatore. Ultimo regalo che Michelangelo Antonioni riesce a farci.

Ad arricchire il tutto alcuni ritratti fotografici del Mosè realizzati da uno dei più importanti fotografi italiani, Aurelio Amendola, che introducono alla visione del film.
Amendola ha dedicato infatti alla scultura di Michelangelo decine di lavori e di libri mettendo in luce, con la sua tecnica, l’ossessione del bianco che è propria del grande scultore di cui dalla metà degli anni novanta ha fotografato tutte le sculture.
Stampate su carta fotografica applicata su alluminio, le sue foto tra luci e ombre esaltano dettagli, trasfigurano i contorni, li delineano offrendo su un’opera come il Mosé – su cui ormai è stato scritto tutto – un punto di osservazione diverso. Il rapporto tra il fotografo e l’opera di Michelangelo è un rapporto di grande attenzione filologica e di rispetto, ma anche d’intimità. Le immagini restituiscono la severa solennità del Mosé e stabiliscono anche una familiarità che permette di indagarne e scoprirne i più segreti dettagli.

Tutto questo accade nella Cripta di San Sepolcro, che accoglie il cortometraggio di Antonioni e si riconferma uno tra i luoghi più ricchi di spiritualità e non solo.
Ha riaperto infatti nel marzo 2016 dopo 50 anni di chiusura con la promessa di contribuire a raccogliere fondi per i restauri. Il contributo dei 70.000 visitatori sommato ai fondi stanziati dal Ministero dei Beni Culturali hanno permesso di dare il via ai lavori di restauro che consentiranno di apportare operazioni di conservazione e manutenzione a questo luogo millenario e ad alcuni degli elementi storici al suo interno.

I lavori di restauro dureranno un anno durante il quale – grazie alla straordinaria e fattiva collaborazione tra la Pinacoteca Ambrosiana, la Soprintendenza dei Beni Artistici di Regione Lombardia e il Gruppo MilanoCard, che gestisce la Cripta di San Sepolcro – la Cripta rimarrà visitabile e, oltre alle numerose iniziative in programma, ci sarà la possibilità di visitare i cantieri con tour ad hoc, grazie ai quali per la prima volta sarà data la possibilità di scoprire come funziona l’affascinante attività legata alla manutenzione, al recupero, al ripristino e alla conservazione di un monumento così antico.

L’iniziativa è curata da Giuseppe Frangi, prodotta da MilanoCard e Casa Testori, promossa dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana, col patrocinio dell’Associazione Michelangelo Antonioni e la sponsorizzazione di Analysis, racconta lo straordinario incontro tra il regista e il Mosè di Michelangelo Buonarroti.

Didascalie

fermo immagine da:
Michelangelo Antonioni, Lo sguardo di Michelangelo, Cortometraggio, 15 min., Istituto Luce, 2004

 

 

Orari:

tutti i giorni dalle ore 17.00 alle ore 22.00.

le visite hanno inizio ogni ora
informazioni:  cripta@milanocard.it

Dove e quando

Evento: Michelangelo alla Cripta di San Sepolcro
  • Fino al: – 15 September, 2018
  • Sito web