Il Quattrocento è certamente uno dei secoli d’oro dell’arte italiana e, tra gli artisti rappresentativi del periodo, Donatello fu colui che più di ogni altro seppe tradurre nel campo della scultura le novità che la compagine culturale rinascimentale stava portando con sé. Di lui Vasari scrisse: “gli artefici debbono riconoscere la grandezza dell’arte più da costui che da qualunque sia nato modernamente”.

La mostra fiorentina Donatello, il Rinascimento ricostruisce il percorso dell’artista che tanta parte ebbe nel rivoluzionare l’assetto dell’arte italiana. Amico stretto di Brunelleschi, fu dal loro sodalizio che il Rinascimento trasse una considerevole forza propulsiva. Ma l’importanza dell’arte donatelliana si rivede in moltissime caratteristiche che le sono peculiari, dall’aver proposto idee e soluzioni figurative nuove all’aver conferito alle opere una dimensione psicologica capace d’abbracciare varie sfumature emozionali, giungendo infine ad un concetto totalmente moderno di umanità. Rilevantissima è inoltre l’ampiezza geografica dell’influenza donatelliana che dalla Toscana si diramò al Veneto, alle Marche e poi a Roma e Napoli; prima di Donatello un’influenza così sostanziosa è paragonabile solo all’esempio giottesco.

Frutto di una virtuosa collaborazione internazionale tra istituzioni – la mostra farà in seguito tappa allo Staatliche Museen di Berlino e al Victoria and Albert Museum di Londra – l’esposizione fiorentina si dirama in due sedi espositive: Palazzo Strozzi e il Museo Nazionale del Bargello, istituto che conserva il più importante nucleo di opere donatelliane.

Tra i meriti della mostra vi è certamente quello di aver riunito a Firenze per la prima volta più di cinquanta opere di Donatello, evento eccezionale considerando la particolarità di tali manufatti perlopiù ancorati alle destinazioni monumentali originarie. E per permettere la migliore lettura dell’apporto donatelliano al contesto dell’epoca si è scelto d’accostare alle opere del maestro non solamente sculture ma anche dipinti, coprendo inoltre un arco cronologico che si dipana fino ai giorni di Vasari. Al celebre biografo fu infatti chiara da subito la portata del “terremoto” donatelliano, un punto di rottura che introdusse a nuovi modi di pensare, di produrre e di vivere l’arte stessa.

Nelle sue duplici sedi l’esposizione fiorentina ripercorre quindi, per fare un’estrema sintesi, le tappe della vita e della fortuna dell’opera donatelliana focalizzandone diversi aspetti: da alcuni temi iconografici e tecnici peculiari, alle testimonianze dei passaggi nei centri in cui ebbe modo di lavorare (oltre ovviamente a Firenze anche Siena, Prato e Padova), documentando infine l’influenza che esercitò su maestri del calibro di Raffaello, Michelangelo e Bronzino.

L’urgenza di far fronte ad uno stile sempre in evoluzione portò Donatello a fronteggiare varie sfide. Come Brunelleschi, egli prestò grande attenzione alla questione prospettica, sfruttando anche il potenziale drammatico che la prospettiva razionale tanto studiata dall’amico poteva offrire nella rappresentazione di figure e scene complesse. Egli fu del resto maestro dello “stiacciato” sua tecnica distintiva che, pur consistendo nella realizzazione di un rilievo con variazioni minime rispetto al fondo, era in grado di suggerire attraverso numerosi e sottilissimi gradi di spessore un’illusione di profondità prospettica.

Straordinaria fu poi la capacità dell’artista di utilizzare e combinare sapientemente tra loro materiali diversi come marmo, pietra, bronzo, terracotta, legno, stucco, rame sbalzato, cartapesta, paste vitree e ceramiche. Egli aveva ovviamente una conoscenza approfondita dei modelli e delle tecniche del passato di cui si riappropriò ridandogli spesso un nuovo slancio. Esempio peculiare è il ritorno all’utilizzo della terracotta per opere scultoree di tutti i formati, una pratica che era ben nota agli antichi per poi cadere in disuso per secoli fino appunto all’avvento di Donatello.

Sempre alla ricerca di modi in cui sovvertire i canoni tradizionali, per sessant’anni Donatello continuò quindi a sperimentare generi, destinazioni, tecniche e formati disparati, mentre accanto a lui apprendevano il mestiere una miriade di aiuti e garzoni toscani, veneti, dalmati e via dicendo. Con le sculture monumentali di santi e profeti alle quali si dedicò a partire dal secondo decennio del Quattrocento, egli sembrò poi ridare corpo alle figure classiche aggiungendovi tuttavia un afflato emotivo nuovo ed un moto più consistente. Fu da qui che i maestri fiorentini, sia scultori che pittori, poterono da subito attingere ad un repertorio di fisionomie e di esempi di concentrazione morale di cui fecero grande utilizzo.

Se la mostra di per sé offre già numerosissimi spunti d’approfondimento, essa è stata anche l’occasione per procedere ai restauri di quattordici opere (alcuni dei quali verranno eseguiti a mostra conclusa) che permetteranno quindi al visitatore di poter ammirare i volti ripuliti di alcuni importanti capolavori. Infine, quattro speciali appuntamenti con i professionisti che hanno coordinato tali interventi daranno spazio ad un lavoro che troppo spesso rimane dietro alle quinte.

Dettagli

Didascalie immagini

  1. Donatello, Crocifisso, 1408 circa; Firenze, Basilica di Santa Croce. Patrimonio del Fondo Edifici di Culto, Ministero dell’Interno. Foto George Tatge
  2. Donatello, Madonna col Bambino (Madonna Pazzi) dett., 1422 circa
    © Staatliche Museen, Skulpturensammlung und Museum fürByzantinische Kunst.
    Foto: Antje Voigt
  3. Donatello, San Giovanni Battista, 1455 circa – 1457; 1465; Siena, Cattedrale di Santa Maria Assunta, Cappella del Battista
    © Opera della Metropolitana.
    Foto: Bruno Bruchi
  4. Donatello e Michelozzo, Danza di spiritelli, 1434-1438; Prato, Museo dell’Opera del Duomo – Diocesi di Prato.
    Fototeca Ufficio Beni Culturali Diocesi di Prato
  5. Donatello, predella per il San Giorgio, Combattimento di san Giorgio col drago e liberazione della principessa, 1415-1417 circa; Firenze, Museo Nazionale del Bargello. Su concessione del Ministero della Cultura.
    Foto: Bruno Bruchi
  6. Donatello e bottega, Madonna col Bambino (Madonna Piot), 1440 circa; Parigi, Musée du Louvre, Département des Sculptures.
    Foto: Stéphane Maréchalle. Parigi, Louvre.
    © 2021. RMN-Grand Palais /Dist. Foto SCALA, Firenze
  7. Donatello, Convito di Erode, 1423-1427; Siena, Battistero di San Giovanni, Fonte battesimale
    Prima del restauro: © Opera della Metropolitana
    Dopo il restauro: © Opera della Metropolitana.
    Foto: Bruno Bruchi

IN COPERTINA

Donatello, Madonna col Bambino (Madonna Pazzi) dett., 1422 circa © Staatliche Museen, Skulpturensammlung und Museum fürByzantinische Kunst.
Foto: Antje Voigt
[particolare]

 

Catalogo

edito da Marsilio

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Palazzo Strozzi - Piazza degli Strozzi, 50123 Firenze FI / Museo Nazionale del Bargello - Via del Proconsolo, 4, 50122 Firenze FI
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