Nel Chiostro grande della Basilica della SS. Annunziata, fino al prossimo 3 aprile è ospitato “Don Renzo Rossi. Prete di Firenze, cittadino del mondo“, racconto fotografico di una vita sulle strade degli ultimi, dalle periferie fiorentine alle favelas brasiliane curato da Andrea Fagioli, Carlotta Gentile e Piero Meucci.
Densa di episodi significativi è stata la vita di Renzo Rossi, sacerdote fiorentino da sempre accanto a operai, prigionieri politici, poveri del mondo e i dodici grandi pannelli, che espongono circa centotrenta foto – scattate personalmente da don Rossi o conservate nel suo vasto archivio depositato presso Arcton – raccontano una storia che parte dagli anni della vocazione e del seminario, per poi portarci nell’Italia degli anni Cinquanta, quando svolse attività pastorale nelle parrocchie periferiche iniziando ad assistere i lavoratori del Gas di Rifredi e quelli delle Ferrovie di Porta a Prato.

Renzo nacque il 31 agosto 1925, da Attilio Rossi ed Ethel Paolini, primo di tre fratelli – Alfiero, classe 1928 ed Elsa del 1931 – di famiglia umile, con la madre cattolica fervente, già all’età di undici anni sentì la vocazione al sacerdozio. Entrò nel collegio Eugeniano nel 1936 e vi rimase due anni per poi passare al seminario dove completò prima il ginnasio nel 1941 e poi il liceo. Dal 1944 al 1948 studiò teologia nel seminario maggiore e l’11 luglio 1948 fu ordinato sacerdote. Di questo primo periodo della vocazione, dello studio in seminario e dell’ordinazione sacerdotale, l’archivio restituisce un numero consistente di documenti, tra cui tredici quaderni del ginnasio; materiale di studio e appunti; ricordi e riflessioni; minute e lettere; un giornalino dattiloscritto e illustrato intitolato I preti del “48”; un quaderno con meditazioni e conversazioni con i seminaristi; numerose fotografie.

Le immagini lo seguono poi nei sui soggiorni in India, Mozambico e Brasile, dove avviò nel 1965 la missione della Chiesa fiorentina a Salvador Bahia. A conclusione del percorso, una bacheca racchiude foto e documenti relativi al rapporto fra Rossi e Giorgio La Pira, oltre ad alcuni oggetti significativi e alcuni video realizzati da registi e giornalisti.

Inoltre, l’esperienza di don Rossi è raccontata anche nella biografia firmata dal giornalista Andrea Fagioli e pubblicata da Sarnus proprio in occasione della mostra. Il libro, intitolato Renzo Rossi, prete è una narrazione appassionante e particolareggiata che prende spunto dalla grande quantità di documentazione. Il cardinale Giuseppe Betori, nella prefazione al volume, scrive: “Questo piccolo prete rappresentava per me una sintesi del meglio del clero fiorentino, sbocciato dall’eredità del ministero episcopale del venerabile Elia Dalla Costa: tanta fede, intelligenza vivace, apertura verso tutti, servizio generoso, coraggio apostolico“.
Mario Primicerio, presidente della Fondazione La Pira, sottolinea: “Abbiamo promosso l’iniziativa insieme ad Arcton convinti dell’importanza della personalità e dell’opera di don Rossi, che è stato amico di Giorgio La Pira e lo ha seguito negli anni della sua opera come sindaco di Firenze e nel suo impegno a favore dei più deboli. La mostra ripercorre gli anni più fecondi della comunità cristiana fiorentina, mettendo in luce il grande respiro internazionale dell’identità della città della quale don Rossi fu uno dei più importanti interpreti“.
Piero Meucci, presidente di Arcton, ha dichiarato: “Siamo convinti che il nostro compito non sia solo conservare e studiare i documenti, ma anche fare in modo che questi diventino l’occasione per ripensare il modello e il messaggio che i grandi uomini di fede del passato ci hanno trasmesso.

Dedichiamo la mostra al cardinale Silvano Piovanelli, promotore e primo presidente della nostra associazione a partire dalla sua fondazione nel 2012.” Mauro Barsi, presidente di Agata Smeralda, ha aggiunto: “Se il nostro progetto ha preso vita, ormai trent’anni fa, lo si deve anche alla presenza e all’impegno dei non pochi sacerdoti e suore inviati dalla Chiesa fiorentina nei ‘bairros’ di Salvador. Primo fra tutti loro fu proprio don Renzo, che ha condotto un’esistenza di condivisione con i poveri, in un’incessante azione di evangelizzazione e promozione umana, offrendo innanzitutto la sua testimonianza personale, sempre al servizio della vita e della speranza“.
Le parole conclusive affidate ad Anna Migliori, nipote di don Renzo: “La mostra rende omaggio a mio zio anche in occasione dell’anniversario della morte avvenuta il 25 marzo 2013. In quel giorno lo ricorderemo in una messa che verrà celebrata a San Michelino Visdomini alle ore 18:00. La famiglia è particolarmente lieta di vedere che l’ingentissimo patrimonio archivistico lasciato da don Renzo può dar vita a iniziative che non sono solo uno stimolo alla memoria, ma contengono un forte messaggio di fiducia e di impegno per il futuro“.