Dante è l’esiliato politico per eccellenza, ed il suo peregrinare da Firenze verso le mete che lo hanno accolto lo ha portato a morire a Ravenna. Ma nell’autunno del1302 Dante partirà da Arezzo, dove aveva trovato rifugio all’indomani della sua condanna, verso la città di Forlì, ospite dei signori ghibellini della città, gli Ordelaffi, che saranno al suo fianco.
Questo è il motivo per il quale la grande mostra dedicata al sommo poeta è stata organizzata nella città romagnola presso i Musei di San Domenico e, così facendo, ha messo a tacere sia Firenze che Ravenna, che si contendevano il diritto di ospitarla. Tutto secondo saggezza di proverbio: fra i due litiganti il terzo gode.

In quanto a godimento, sembrerebbe che il comitato scientifico abbia messo grande impegno nel rendere la mostra incredibilmente ricca, tanto che ci sono circa trecento opere d’arte che vanno a creare un percorso suddiviso in ben diciassette sezioni, comprendendo pittura, scultura, disegno, incisione, manoscritti ed edizioni rare. L’idea dei curatori è quella di ricostruire e analizzare il rapporto che ha legato dal medioevo fino all’epoca moderna la figura di Dante con le arti, conducendo il visitatore alla scoperta della fama del poeta che è divenuto poi mito.
Le gallerie degli Uffizi sono co-organizzatrici e hanno prestato circa cinquanta opere, fra le quali si annoverano dipinti, sculture e disegni. Ma non solo loro hanno fornito il materiale per questa tentata lettura di Dante a tutto tondo, perché le opere sono arrivate da altre città italiane ed importanti centri europei. Questo sforzo condiviso ha generato una mostra di carattere enciclopedico, arricchita da un catalogo importante, a cura di Gianfranco Brunelli, Antonio Paolucci, Fernando Mazzocca e Eike Schmidt, curatori della mostra, composto da saggi di spessore e ottime fotografie. Certo, non è un catalogo divulgativo, ma un prodotto creato per gli studiosi sia di Dante che di arte: un libro destinato alla lettura dei cosiddetti “addetti ai lavori”.
E poco divulgativa è forse anche questa mostra che, pur volendo celebrare Dante nel suo anniversario, rischia di darci così tante vie di esplorazione da diventare, per un vasto ed eterogeneo pubblico, pedante e eccessiva, quasi dispersiva.
Alcune delle sezioni della mostra sono molto interessanti e coinvolgenti, apprezzabili anche per le nuove prospettive proposte, ma non tutte appaiono alla stessa altezza e alcune rischiano di essere macchinose.

La prima parte, dedicata a Dante: dalla fortuna al mito, è composta di sei sezioni, partendo immediatamente in medias res, con il giudizio e la gloria, per poi passare alle illustrazioni di Dante e del suo poema, a Dante inserito fra i cosiddetti Uomini Illustri, fino ad allungare lo sguardo dall’Ottocento alla Grande Guerra per scoprire il ruolo di Dante come motore per rinnovamenti artistici e politici.

L’ultima sezione di questo primo capitolo è come un passo indietro, mostrando la grafica e le edizioni a stampa tra Settecento e Ottocento delle opere di Dante. Questo probabilmente, perché sono arrivate in prestito molte opere grafiche dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie degli Uffizi che sono andate ad affiancare altre opere presenti a Forlì nella Biblioteca Aurelio Saffi. Da questo nucleo base è stata realizzata questa ottima sezione che, a mio modesto parere, avrebbe potuto diventare occasione di una sola mostra, così dando l’opportunità di ammirare le opere grafiche che sono sempre custodite, per ovvi motivi di conservazione, dentro alle teche chiuse delle biblioteche o dei musei, ad uso spesso dei soli studiosi, e quindi non possono essere viste e godute dal vasto pubblico.

La seconda parte, composta da tre sezioni, si dedica a Dante e al rapporto con l’antico e a quello con il suo tempo, che storicamente ha avuto notevole peso nella vita del poeta, ma che non viene approfondito molto.
La terza sezione di questo secondo capitolo ci narra della figura di Beatrice quale emblema di rinnovamento, con interessanti opere di Preraffaelliti quali Henry James Holiday e Dante Gabriel Rossetti che, in verità, erano già stati inseriti nella prima parte della mostra.

La terza parte dell’esposizione è composta di otto sezioni, che forse potevano essere nove con quella dedicata a Beatrice messa nel precedente capitolo. Questo perché il titolo di questa parte è Di canto in canto. Rappresentazioni della Commedia: le varie e molteplici raffigurazioni che gli artisti hanno creato su ispirazione della Divina Commedia. Abbiamo quindi sezioni dedicate ai protagonisti dei celebri canti di Dante, ricche di opere dell’Ottocento, secolo d’oro della riscoperta romantica della Commedia.

Farinata degli Uberti, il conte Ugolino, Piero e Francesca, Pia de’ Tolomei, Lucifero: sono loro le nuove figure mitologiche dell’immaginario collettivo. In conclusione, proprio come il viaggio di Dante e Virgilio, si accede, con le ultime due sezioni, al premio finale, il Paradiso. Con il confortante Previati e la sua Creazione della Luce, l’iconico Paradiso del Tintoretto e l’inquietante Vergine Consolatrice di Bouguereau del 1877, si conclude questo lungo viaggio nell’arte di Dante.

Una mostra sicuramente molto pensata, piena di spunti intriganti e stimolanti, ma anche molto impegnativa, che forse potrebbe far pensare al visitatore comune che il Dante noioso, che abbiamo incontrato fra i banchi di scuola, non era poi tanto lontano dalla realtà.
Il catalogo merita una menzione a parte. Per chi scrive è stato un piacere leggerlo, poiché alcuni dei saggi contenuti gettano nuove luci su Dante e il nostro mondo contemporaneo, linfa vitale per riscoprirlo, comprenderlo e renderlo patrimonio innovatore del nostro asfittico panorama culturale. Mi riferisco soprattutto al saggio di Mario Finazzi, che sarebbe di grande spunto per una nuova mostra, assolutamente adatta e avvincente per le nuove generazioni.

Titolo evento
Dante la visione dell’Arte
Data fine:11 July, 2021
Dettagli
Didascalie immagini
- Alessandro D’Este, Busto di Dante, 1813, Roma, Musei Capitolini, Protomoteca Capitolina
- Giovanni Mochi, Dante Alighieri che presenta Giotto a Guido Novello da Polenta, 1855, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Palazzo Pitti, Galleria d’arte Moderna
- Andrea Del Castagno (Andrea Di Bartolo Di Bargilla), Dante Alighieri (dal Ciclo degli uomini e donne illustri), 1450 circa, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture
- Artista dell’Italia Centrale, Tradizionalmente attribuito a Michelangelo Buonarroti, Ratto di Ganimede, post 1533, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe
- Henry James Holiday, Dante Alighieri, 1875 circa, collezione privata c/o Christie’s
- Romolo Del Gobbo, Paolo e Francesca, 1887-1905 Ascoli Piceno, Pinacoteca Civica / Gaetano Previati, Il sogno, 1912, collezione privata
- Tintoretto (Domenico Robusti), Il Paradiso, 1588-1592, Collezione Intesa Sanpaolo (in comodato presso Fondazione Querini Stampalia, Venezia)
- Sezione 17 “Vergine Madre Figlia del Tuo Figlio”. Vedere L’invisibile: da Michelangelo Buonarroti, Pietà, 1930 circa (calco); 1498 (originale) Città del Vaticano, Musei Vaticani / Matteo Di Giovanni, Madonna con il Bambino e due angeli, 1480 circa, Siena, Banca Monte dei Paschi di Siena, Collezione Chigi Saracini / William-Adolphe Bouguereau, Vergine consolatrice, 1877, Parigi, Musée d’Orsay (in deposito presso Musée des Beaux-Arts, Strasburgo)
IN COPERTINA
Alessandro D’Este, Busto di Dante, 1813, Roma, Musei Capitolini, Protomoteca Capitolina
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