A Palazzo Pitti è stata prorogata, fino al 29 maggio, la prima mostra dedicata a Dante scienziato in particolare alla dimensione visuale evocata dai suoi versi. Frutto della collaborazione tra Gallerie degli Uffizi e Museo Galileo, curata da Filippo Camerota, Direttore scientifico del museo Galileo, realizzata con il patrocinio e il sostegno del Comitato Nazionale per la celebrazione dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri, prende spunto dalle lezioni accademiche di Galileo – sulla misura e sul luogo dell’Inferno – definendo il poeta “corografo e architetto” e inquadrandone competenze scientifiche nella cultura del suo tempo, tracciandone il profilo come medico, abbachista, geométra, ‘geologo’ e cosmografo.
Dall’inferno all’empireo. Il mondo di Dante tra scienza e poesia” presenta una chiave di lettura della Divina Commedia, particolare e inedita, visitata da tante famiglie, ma soprattutto da giovani colpiti dai numerosi supporti multimediali del percorso a supporto del viaggio che Dante compie da vivo nell’oltretomba, delineando una nuova immagine del mondo, dove la dimensione spirituale e quella fisica si fondono in una sola, credibile, realtà cosmografica.
Infatti, Dante concepì la Divina Commedia come il racconto cosmografico della storia umana, della conoscenza perseguita dall’uomo per volontà divina, e del rapporto, imprescindibile per un cristiano del Medioevo, tra l’uomo e Dio. Pur aderente alla tradizione cosmografica del suo tempo, il mondo di Dante trascende la realtà e lega la vita terrena alla vita eterna, modellandosi sulle certezze della più alta delle scienze, la Teologia, la “divina scienza” che “per la eccellentissima certezza del suo subietto, lo quale è Dio”, è assoluta e inappellabile (Convivio II, xiv, 19-21).

Interessantissima la focalizzazione sul rapporto con la cultura islamica che ricorda come Dante fu profondo conoscitore della filosofia naturale di Averroè, della scienza medica di Avicenna, dell’opera astronomica di Al-Farghani. Dal Kitāb fī ģiawām i’‘ilm an-nuģiūm di Al-Farghani – noto in Occidente come Liber de aggregationibus scientiae stellarum nella traduzione latina di Gherardo da Cremona – derivano quasi tutte le informazioni astronomiche dell’Alighieri.

Le sezioni dell’esposizione replicano idealmente la tripartizione della Commedia e il percorso è articolato in tre sale che rappresentano le tre cantiche. Nella prima, Inferno, il visitatore si trova immerso nelle viscere della Terra; alzando lo sguardo verso la copertura a cupola vede le terre emerse dall’interno, vale a dire dal punto di vista di Lucifero, il cui immenso corpo sta sospeso al vertice della grande voragine conica che ospita le anime dei dannati. Nel Purgatorio, la sala è coperta dal cielo stellato dell’emisfero australe, là dove Dante immagina di trovarsi una volta uscito «a riveder le stelle». Nell’ultima, Paradiso, il visitatore si trova sospeso tra il mondo materiale, riprodotto sul pavimento secondo il sistema tolemaico, e il mondo spirituale, rappresentato sulla cupola dalle schiere angeliche che ruotano vorticosamente intorno al punto luminosissimo da cui tutto ha origine e verso cui tutto è proteso.

Oltre a manoscritti, stampe, disegni, incisioni, mappe del mondo e strumenti scientifici, riproduzioni in alta risoluzione di opere non trasportabili, grandi modelli tridimensionali che rappresentano la Terra e la struttura cosmologica dell’Universo come erano conosciute da Dante, filmati realizzati dal Laboratorio Multimediale del Museo Galileo. Un video prodotto da Infini.to-Planetario di Torino per l’Agenzia Spaziale Italiana mette a confronto il mondo di Dante con le moderne esplorazioni del Sistema Solare. Inoltre, grazie a due proiezioni multimediali immersive i visitatori sono trasportati all’interno delle straordinarie miniature di un prezioso manoscritto della Commedia conservato alla British Library e possono rivivere l’esperienza del viaggio cosmico nell’infinito intrapreso dal Poeta.
Accompagna la mostra un eccellente il catalogo, in italiano e in inglese, edito da Sillabe.