Palazzo del Governatore a Parma, una mostra da non perdere (inserita per la qualità fra gli eventi dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018, promosso dal Parlamento Europeo e dal Consiglio dell’Unione Europea) con opere provenienti dal Museo Von Der Heydt di Wuppertal che ospita una delle più imponenti collezioni dell’Espressionismo tedesco e delle tendenze artistiche del periodo dopo la prima guerra mondiale, come la Nuova Oggettività (Neue Sachlichkeit) e le diverse forme di Costruttivismo e Razionalismo. Il Museo tedesco è quello dove Wim Wenders ha ambientato Alice nella città, uno dei suoi film più riusciti, ed anche il documentario in 3D “Pina” essendo il Tanztheater, fondato dalla Bausch. 

L’evento espositivo è organizzato da Solares Fondazione delle Arti, in collaborazione con il Von Der Heydt Museum di Wuppertal, e con il contributo del Comune di Parma, mentre la curatela è stata affidata a Lorand Hegyi che ha selezionato capolavori dei fondatori del movimento per offrire una riflessione che inizia dal secolo scorso quando, prima e dopo il secondo conflitto mondiale, i peggiori fantasmi del genere umano avevano trovato brutale sfogo. Quaranta opere dei maggiori rappresentanti di quelle correnti culturali e artistiche, da Ernest Ludwig Kirchner a Emil Nolde, da Alexei Jawlensky ad August Macke, da Vassilj Kandinskij a Franz Marc.
Il curatore sottolinea, “L’esposizione propone un approfondimento di un così importante movimento artistico, che più di cento anni dopo la sua nascita conserva un messaggio estetico ed etico ancora estremamente diretto ed essenziale attraverso un linguaggio empatico che trasmette con efficacia messaggi toccanti, drammatici e spirituali”.

Uno degli auspici è come le nuove generazioni, che studiano il periodo sui libri, possano cogliere, attraverso le opere esposte, non solo la bellezza, l’innovazione e la fonte di ispirazione per molti artisti successivi, ma anche i tanti parallelismi che affliggono ancora la nostra società. Seppur con le doverose differenze storiche, appare nitida la necessità di affrontare le paure del diverso, il populismo, le semplificazioni politiche, la crisi economica, con altri strumenti, con più maturità e meno brutalità, perché si impari dal passato e non si ripetano gli errori già commessi nella nostra Europa, anche aiutati dall’arte dei grandi maestri i quali ci offrono intatte le critiche e le perplessità sugli spettri di quel momento che divennero, purtroppo, terribili e reali. Come scriveva Klee: “L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”.

Il percorso espositivo si sviluppa in due importanti sezioni. La prima si concentra sull’Espressionismo tedesco, presentando opere paradigmatiche per lo più provenienti dalla cerchia dei gruppi di artisti del Die Brücke (Il Ponte) di Dresda, quali Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Otto Mueller, Emil Nolde, Karl Schmidt-Rottluf, Max Pechstein, del Der Blaue Reiter (Il Cavaliere azzurro) di Monaco, tra cui Vassilj Kandinskij, Franz Marc, Alexei Jawlensky, August Mackedi Der Sturm, la rivista d’arte e galleria con base a Berlino, con autori quali Heinrich M. Davringhausen, Max Beckmann, Karl Grossberg.

La seconda offre la visione dei cambiamenti estetici negli anni del primo dopoguerra, quando artisti quali Karl Hofer, Eberhard Viegener, Otto Dix, Max Ernst, Jankel Adler, rappresentanti della Nuova Oggettività (Neue Sachlichkeit) hanno creato, sotto l’influenza del nuovo Razionalismo e Funzionalismo, della “Pittura Metafisica” e del Neo-Classicismo del cosiddetto “Ritorno all’ordine” sviluppate in Italia, una nuova atmosfera artistica che riflette la disillusione della generazione che ha vissuto la guerra e la conseguente perdita di vite umane, la distruzione di città europee, la presa di potere delle macchine sia durante gli anni della guerra che nei primi anni ’20, ovvero nell’epoca della modernizzazione e della razionalizzazione della produzione, della vita, della società.

Nelle arti visive, nel cinema e nella musica, nella letteratura e nel teatro, nella filosofia e nella teoria politica, l’Espressionismo diventa – poco dopo la sua nascita sulle pagine di riviste e libri, nelle sale espositive e nelle sale da concerto – sinonimo di ‘Modernità’, l’incarnazione del nuovo spirito del nuovo secolo. La nuova arte ha manifestato un controcanto alla vita reale e ha favorito la libera espressione del mondo interiore delle emozioni, dell’immaginazione e dell’intensità spirituale. Influenzati da Friedrich Nietzsche, Henri Bergson, Walt Whitman, Rudolf Steiner, i giovani artisti si sono avvicinati all’antropologia, all’antroposofia, alla teosofia e anche al Romanticismo, rivisitando l’arte medievale, così come l’arte africana e i temi folklorici.

Uno dopo l’altro, si costituiscono gruppi di artisti e gallerie d’arte, riviste culturali e politiche che proclamano la necessità di una Nuova Spiritualità, basata sul potere dell’espressione immediata delle forze e delle energie interiori che scuotono l’umanità. Nel 1905 il gruppo “Die Brücke” viene fondato a Dresda da quattro giovani artisti tedeschi che organizzano in breve tempo diverse mostre della loro nuova attività pittorica. Tre anni dopo, nel 1907, il giovane storico dell’arte Wilhelm Worringer pubblica “Astrazione ed empatia” in cui interpreta le forme astratte come manifestazione di un mondo spirituale alternativo al mondo materiale della natura. Il libro di Worringer ha influenzato l’intera generazione dell’espressionismo.

Poco dopo, nel 1911, Kandinskij e Franz Marc fondarono il gruppo di artisti dell’espressionismo “Der Blaue Reiter”, che raccolse numerosi artisti internazionali del nuovo movimento. Un anno dopo, nel 1912, Vassilj Kandinskij, uno dei padri dell’Astrattismo, pubblicò il suo famoso e influente libro “Lo Spirituale nell’Arte” in cui parlava della “necessità interiore” come forza propulsiva della creatività artistica. Nello stesso anno il poeta, scrittore ed editore Herwarth Walden aprì a Berlino la sua galleria “Der Sturm” che divenne anche il centro più importante dell’Espressionismo così come del Futurismo e del Cubismo. Attraverso l’attività della galleria l’Espressionismo tedesco divenne parte delle Avanguardie internazionali e svolse un ruolo molto influente sia nell’arte che nella teoria. La presenza di artisti internazionali di primo piano nella sua galleria manifestò anche la complessità delle avanguardie, come le diverse prospettive e le strategie sociali e politiche con cui i vari movimenti erano collegati.

Didascalie immagini

  1. Alexej von Jawlensky, Occhi neri, 1912, Olio su tela
    © Von der Heydt-Museum Wuppertal / Photo: Antje Zeis-Loi, Medienzentrum Wuppertal
  2. Wassily Kandinsky, Case a Monaco, 1908, Olio su tela
    © Von der Heydt-Museum Wuppertal / Photo: Antje Zeis-Loi, Medienzentrum Wuppertal
  3. Otto Dix, Leonie, 1923, Litografia a colori
    © Von der Heydt-Museum Wuppertal / Photo: Antje Zeis-Loi, Medienzentrum Wuppertal
  4. Carl Grossberg, Sala macchine, 1925, Olio su tela
    © Von der Heydt-Museum Wuppertal / Photo: Antje Zeis-Loi, Medienzentrum Wuppertal
  5. Ernst Ludwig Kirchner, Natura morta con brocca, 1912, Olio su tela
    © Von der Heydt-Museum Wuppertal / Photo: Antje Zeis-Loi, Medienzentrum Wuppertal
  6. Oskar Kokoschka, Italiana, 1910, Olio su tela
    © Von der Heydt-Museum Wuppertal / Photo: Antje Zeis-Loi, Medienzentrum Wuppertal
  7. August Macke, Paesaggio con tre ragazze, 1911, Olio su cartone
    © Von der Heydt-Museum Wuppertal / Photo: Antje Zeis-Loi, Medienzentrum Wuppertal

In copertina un particolare di:
Alexej von Jawlensky, Occhi neri, 1912, Olio su tela
© Von der Heydt-Museum Wuppertal / Photo: Antje Zeis-Loi, Medienzentrum Wuppertal

 

 

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Dove e quando

  • Fino al: – 23 February, 2019
  • Indirizzo: Palazzo del Governatore, piazza Giuseppe Garibaldi, 19 – Parma