A Monforte d’Alba sarà aperta al pubblico, dal 29 marzo al 17 maggio 2026, la mostra “Ritratti del XX secolo. Le collezioni della Fondazione Bottari Lattes e oltre” curata da Francesco Poli che ha selezionato – tra dipinti, incisioni e sculture – i cinquanta volti, reali e immaginari, che popoleranno le sale espositive in un dialogo tra maestri del Novecento, con opere realizzate da Mario Lattes e altre appartenenti alle sue collezioni. Particolare attenzione è stata dedicata anche ai numerosi autoritratti di Lattes, tra cui quello con con cappello, marionette e uccello del 1990, in cui si rappresentò circondato da fantocci suscitando, in chi osserva, la domanda “è capocomico o parte di questo teatrino?“

Nella sua vasta e articolata attività, caratterizzata da raffinate suggestioni letterarie, così come da inquietanti visioni fantastiche e surreali, Mario Lattes (Torino, 1923 – 2001) aveva sempre coltivato l’interesse per la ritrattistica, ma mai intesa in senso convenzionale. I suoi ritratti sono disegnati e dipinti con incisiva attenzione all’identità individuale, con connotazioni che vanno da quelle più intimistiche, come nel caso dei familiari, a quelle fortemente espressioniste e visionarie, come per il volto di Franz Kafka, derivato da una foto, trasfigurato in una enigmatica atmosfera lunare. Esposte anche opere realizzate da pittori e scultori del suo stesso contesto artistico.

La selezione comprende dipinti di Felice Casorati, di esponenti del Gruppo dei Sei (Jessie Boswell, Francesco Menzio, Carlo Levi), di Luigi Spazzapan, Italo Cremona, Mario Calandri e di tre pittrici: Nella Marchesini, Daphne Maugham e Carol Rama.
Tra le sculture, una preziosa testa femminile in cera di Giacomo Manzù; una figura quasi astratta di Sandro Cherchi e un ritratto con forti richiami al cubismo di Mario Giansone.

Tra le incisioni, tecnica dalla quale Lattes fu sempre affascinato, producendo centinaia di opere, in mostra delle nitide fisionomie dell’amico cecoslovacco Jiri Anderle e un sintetico volto di Mario Surbone. Tra i dipinti, il piccolo ritratto della moglie di Menzio e uno della modella di Calandri, accompagnato da un disegno preparatorio delineato con altrettanta sensibilità. Un altro ritratto di modella, decisamente più ludico e un po’ osé, è Vittoria sul cavallo di gesso di Cremona.

Particolarmente interessante il confronto fra gli introversi autoritratti di Lattes e quelli di Cremona (ironico in canottiera); Spazzapan (carico di vitale tensione segnica) o ancora l’onirico Risveglio con la madre di Levi, dove il pittore si rappresenta con un solo occhio aperto; e quello di bizzarra espressività di Carol Rama.