Maestro del Manierismo, Giulio Romano ha lasciato a Mantova testimonianze straordinarie del suo talento di pittore, architetto e uomo di cultura. “Con nuova e stravagante maniera”, realizzata in collaborazione con il Louvre, un’importante possibilità per andare oltre la tradizionale concezione di mostra temporanea e riunire, tutte le forze produttive locali, intorno a Palazzo Ducale così da rafforzare l’immagine di Mantova come città d’arte in Europa e nel mondo. Al di là della sua importanza culturale specifica anche il risultato di come, quando viene fatta rete per un unico grande obiettivo, la concreta opportunità divenga collettiva.

Illustrando la sua “nuova maniera” di fare arte, in particolare nella città gonzaghesca, Giulio Romano, pseudonimo di Giulio Pippi de’ Jannuzzi (Roma, 1492 o 1499 – Mantova, 1546), il più talentuoso tra gli allievi di Raffaello ed erede della sua grande bottega, è il protagonista della mostra aperta ieri e nata dalla collaborazione tra il Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova e il Musée du Louvre di Parigi, curata da Peter Assmann, Laura Angelucci, Paolo Bertelli, Roberta Serra, con la collaborazione di Michela Zurla e di un ampio comitato scientifico ne mettonono in luce le peculiarità e l’aspetto fortemente innovativo.

Un genio poliedrico espresso in forme artistiche e discipline estremamente varie, dall’architettura alla pittura, dagli arazzi all’oreficeria che trovano un comune denominatore nella pratica del disegno, dalla quale far scaturire, attraverso l’esecuzione affidata ai suoi collaboratori, i manufatti più disparati, opere auliche o oggetti d’uso comune. Un suo disegno preparatorio – ad esempio per un affresco – non costituisce la semplice tappa di un più ampio percorso di produzione artistica, ma racchiude in sé l’origine e il concetto dell’opera d’arte. Giulio Romano approfondisce sempre l’idea dietro a ciascuna immagine. La selezione dei suoi disegni esposti in mostra punta tutto sul tema della creatività, del potere artistico che condensa in una singola immagine uno scenario più generale nel quale si stratificano e si dipanano ulteriori significati: ogni scena disegnata contiene sempre ulteriori citazioni che arricchiscono nel tempo il primo colpo d’occhio. Questo particolare aspetto del progetto scientifico ha il merito di operare una riformulazione della figura storica di Giulio Romano rispetto all’idea tradizionale di artista “licenzioso” legata alle sue opere più note.

Jean-Luc Martinez, presidente e direttore del Musée du Louvre ha sottolineato come l’evento espositivo permetta di presentare una scelta di settantadue fogli di Giulio Romano del ricco fondo di disegni di mano dell’artista conservato a Parigi e aggiunge “La presentazione dei disegni del Louvre completata dalla scelta di un’ulteriore quarantina di opere provenienti da altre istituzioni, offre al pubblico la possibilità di percorrere tutta la carriera di Giulio Romano, l’allievo di Raffaello che fu maggiormente influenzato dal suo stile e dal suo modo di lavorare. Questi fogli sono eccezionalmente messi a confronto con le opere finite allo scopo di illustrare la relazione che, all’epoca, legava il maestro, i collaboratori e gli allievi: tra questi ultimi possiamo citare Fermo Ghisoni, Rinaldo Mantovano e, soprattutto, Giovan Battista Bertani, colui che gli succederà nella direzione dei lavori in Palazzo alla sua scomparsa nel 1546”.

La mostra si articola in tre sezioni per approfondire, appunto, la “nuova e stravagante maniera” secondo la personalissima definizione di Giorgio Vasari nelle Vite.  Intitolata “Il segno di Giulio“, la prima sezione è allestita al piano terreno del Castello di San Giorgio e analizza la produzione grafica di Giulio come progettista, designer e pittore presentando il suo fondamentale apporto all’elaborazione del linguaggio manierista. Dagli interventi architettonici agli schizzi per dipinti e oggetti, ogni singolo segno è una novità assoluta da tradurre, copiare e imitare. La sua forza creatrice viene esaminata attraverso una selezione del corpus del Louvre e, attraverso questi capolavori, si documentano i momenti immediatamente precedenti l’arrivo a Mantova dell’artista per poi presentare la sua lunga attività e suoi fogli raccontano l’evoluzione dell’operare e ilustrano le esperienze relative ai diversi cantieri – del territorio e fuori lo Stato dei Gonzaga – come testimoniato dai disegni per Palazzo Te.
La sezione si chiude indagando il rapporto con le arti e il passaggio tra la fase di progetto e la sua realizzazione. I disegni qui esposti trattano dell’attività del Pippi come designer, inventore di argenterie e arazzi, avendo cura di affrontare la produzione di Giulio ad ampio spettro. In mostra anche una decina di fogli in relazione con dipinti e oggetti come vasellame e trionfi da tavola. Viene inoltre presentato un arazzo della serie dei Giochi di putti (Modena, Raffaele Verolino), esposto accanto al disegno preparatorio (Chatsworth, The Devonshire Collections) e a un frammento del cartone preparatorio oggi al Louvre.

Proseguendo, la seconda sezione  – “Al modo di Giulio” – occupa la Corte Nuova e l’Appartamento di Troia, suggerendo un dialogo diretto tra i disegni dell’artista e la decorazione della residenza dei Gonzaga. Il Palazzo Ducale fu il cantiere nel quale Giulio Romano riversa la sua genialità e la sua capacità d’innovare: sala per sala, laddove è ancora possibile, s’instaura una relazione tra i suoi disegni e gli ambienti reali come, a esempio, della Sala dei cavalli dov’è esposto il disegno preparatorio per la decorazione del soffitto con la Caduta di Icaro, (confronto apprezzabile con lo specchio).

In mostra si possono inoltre ammirare i rilievi eseguiti da Ippolito Andreasi detto l’Andreasino che hanno tramandato l’aspetto originario delle stanze progettate da Giulio, particolarmente importanti per approfondire la comprensione delle parti non sopravvissute ai secoli. Così avviene per il Camerino dei Cesari e per la Loggia dei marmi detta poi dei Mesi, ambienti per i quali i disegni dell’Andreasi permettono un confronto diretto tra l’idea di Giulio Romano e quanto sopravvive negli ambienti stessi.
La rassegna si chiude nell’appartamento della Rustica con “Alla maniera di Giulio“, nella quale viene approfondito, da un lato, il tema di Giulio Romano architetto, analizzato grazie a numerosi disegni provenienti da prestigiose istituzioni pubbliche europee, tra cui spicca la Copia da Giulio Romano di Andrea Palladio (Londra, Royal Institute of British Achitects), e, dall’altro, quello della sua eredità, con le opere di allievi e discepoli, come Fermo Ghisoni, Giovanni Battista Bertani, Lorenzo Costa e altri. In questa sezione è stato creato un approfondimento sulle case del Pippi, in particolare su quella di Mantova e sulla produzione di opere religiose. Si possono qui osservare alcune pale d’altare eseguite da artisti della cerchia di Giulio Romano a confronto con i disegni originali del maestro.

Sono altresì utilizzate le più recenti tecnologie digitali al fine di ricreare, attraverso ricostruzioni 3D, oggetti e ambienti giulieschi.
Accompagna l’evento espositivo il catalogo edito da Skira.

Didascalie immagini 

  1. Giulio Romano, Nascita di Apollo e Diana, Parigi, Musée du Louvre
  2. Giulio Romano e bottega, Diomede combatte Fegeo e Ideo, Mantova, Palazzo Ducale, Sala di Troia
  3. Giulio Romano, Diomede combatte Fegeo e Ideo, Parigi, Musée du Louvre
  4. Complesso Museale Palazzo Ducale – Sala di Troia
    © Ministero per i Beni e le Attività culturali, Complesso Museale Palazzo Ducale di Mantova
  5. Giulio Romano e bottega, Orfeo ucciso dalle baccanti, Collezione privata
  6. Giulio Romano, Orfeo ucciso dalle baccanti, Parigi, Musée du Louvre
  7. Giulio Romano, Cristo e l’adultera, Parigi, Musée du Louvre

In copertina un particolare di
Giulio Romano, Diomede combatte Fegeo e Ideo,
Parigi, Musée du Louvre

Orari
dal martedì alla domenica:
dalle 8.15 alle 19.15

chiuso: lunedì, 25 dicembre, 1° gennaio

Dove e quando

Evento: Complesso Museale Palazzo Ducale – piazza Sordello, 40 – Mantova
  • Fino al: – 06 January, 2020