1744. Io, Giacomo Casanova, nel mio continuo errare, mi ritrovai infine a Napoli.
Conobbi personaggi influenti, che mi introdussero nella migliore società, dove mi lasciai tentare dal demone del gioco. Un giorno, in una stanza di uno splendido palazzo, mi trovo davanti un uomo dall’aspetto bonario che teneva il banco e dava le carte avendo davanti a sé circa quattrocento zecchini in monete d’oro e d’argento.
Il duca mi fa sedere vicino a lui, presentandomi come amico suo… in meno di due ore io perdo tutto e mi ritiro dal gioco. Poi ceno assai allegramente alla napoletana: un enorme piatto di maccheroni e dieci o dodici altri di frutti di mare di varie specie. 
L’indomani di buon’ora il duca mi mandò a dire dal suo paggio che, se volevo andare con lui a baciare la mano al re, dovevo mettermi in abito di gala. Indossai una veste di velluto raso di color rosa, ricamato a lustrini d’oro, e baciai la mano del re, tutta coperta di geloni.
Ebbi l’onore di pranzare alla destra della duchessa, che, dopo aver esaminato il mio vestito, si credette in dovere di dirmi che non aveva mai visto una maggiore sciccheria. ‘È in questo modo, signora – le dissi – che io cerco di sottrarre la mia persona ad un esame troppo rigoroso’.
(da L’histoire de ma vie di Giacomo Casanova)

In occasione dei trecento anni dalla nascita di Giacomo Casanova (Venezia, 2 aprile 1725 – Duchcov, 4 giugno 1798), la Fondazione Musei Civici di Venezia celebra lo scrittore, poeta, avventuriero, diplomatico con un approfondimento del suo tempo, in particolare sui cambiamenti estetici e sociali che ridefinirono il concetto di eleganza e seduzione del Diciottesimo secolo.

Il seduttore. Il rinnovamento dell’immagine maschile al tempo di Casanova – in corso fino a domenica al 27 luglio al Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume – esplora proprio l’evoluzione della moda nel secolo in cui nacque la modernità dell’abbigliamento maschile.

Attraverso l’allestimento degli ambienti evocativi e scenari di vita quotidiana del Museo di Palazzo Mocenigo, con importanti prestiti, il percorso espositivo evidenzia la progressiva trasformazione: da espressione di potere e forza a simbolo di raffinatezza, cultura e sensibilità. La moda del tempo si affina e semplifica, abbandonando le ridondanze dei secoli precedenti e anticipando l’eleganza discreta che ancora oggi caratterizza l’uomo di classe.

Infatti, nel corso del Settecento, l’immagine disegnata dall’abito, si semplifica, si assottiglia, si ingentilisce, perdendo le connotazioni ridondanti che l’avevano caratterizzata nel periodo barocco. L’abbigliamento maschile viene a codificarsi in una formula – il completo a tre pezzi di veste, sottoveste, calzoni – che resiste con ovvie mutazioni fino ai nostri giorni. È dunque il secolo in cui inizia la ‘modernità’ e, ogni cambiamento significativo della moda, trova ragione nella situazione economica in cui nasce e nel clima culturale dominante. Nel Settecento l’esaltazione della ragione si coniuga, per la prima volta, con una sensibilità nuova: quella femminile.

Un fenomeno connota il Settecento: la vita sociale che si svolge principalmente nei salotti delle dimore di nobili dame. Protagonista è la donna, che, in un confronto per la prima volta alla pari con l’altro sesso, propone e afferma valori diversi e nuove virtù, come l’agilità intellettuale, l’arguzia, la raffinatezza del linguaggio e dei comportamenti, l’attenzione ai moti dell’animo propri e altrui. Nel mondo privilegiato dei salotti, dove non entrano le difficoltà del vivere quotidiano, si discute di letteratura, di filosofia, di musica, di arte, delle ultime mode; si intrecciano relazioni, si gioca e il gioco per eccellenza è quello della seduzione.

La mostra è suddivisa in sezioni tematiche, ciascuna dedicata a un aspetto cruciale della metamorfosi:

  • La vita di società, il Settecento come secolo della conversazione, dei salotti e della mondanità. La figura maschile, un tempo caratterizzata da abiti sontuosi e carichi di simbolismo, si adatta a un nuovo modello di seduzione: non più ostentazione di forza, ma arguzia, cultura e galanteria. 
  • La marsina: verso un fascino rassicurante, l’influenza dell’Illuminismo porta a una semplificazione dell’abito maschile. La marsina perde la sua rigidità e le sue decorazioni fastose per assumere una linea più essenziale e sofisticata. Fino alla metà del Settecento capo principale dell’abbigliamento maschile – chiamato velada e poi marsina – mantiene elementi di origine militare: le falde inferiori sono irrigidite da pesanti sottostrutture, come tele insaldate e cartoni; il doppio gruppo di pieghe sui fianchi serve a contenere la spada portata anche nella vita civile, come privilegio della nobiltà. Nel procedere del tempo le infustiture progressivamente si alleggeriscono, il dorso della marsina si restringe, le falde anteriori scivolano all’indietro e i colli si alzano, conferendo all’immagine della persona slancio e verticalità. Il petto e il ventre rimangono scoperti, delineando l’immagine di un uomo che ora non vuol più apparire come maschio dominante, ma come un affidabile complice.
  • Le armi della seduzione: i colori, la seta. Venezia, come altre capitali della moda, gioca un ruolo chiave nella produzione di tessuti raffinati, con sete dai disegni innovativi e colori audaci che definiscono l’eleganza maschile del tempo. Così come nel mondo animale i maschi si adornano di colori accesi al tempo degli amori, l’uomo settecentesco ama per il suo abbigliamento le tinte decise, che meglio interpretano la fierezza, il coraggio, il fasto, prerogative tipiche del carattere nobiliare. Solo la seta con la sua brillantezza, con gli infiniti toni cromatici e la possibilità di intrecciarsi con filati d’oro e d’argento risponde a questi requisiti. Dalla seconda metà del secolo gli uomini godono di una produzione dai colori accattivanti e dai disegni minuti e preziosi destinata specificamente ai loro abiti. Venezia è tra le poche manifatture che mantiene lavorazioni altamente pregiate, specialmente quelle destinate alle alte cariche dello stato, come gli abiti dei procuratori della Repubblica.
  • Il gilè, ovvero lo svelamento della personalità, questo elemento dell’abbigliamento diventa il dettaglio distintivo del gusto individuale, con ricami e motivi che rivelano la personalità e le inclinazioni di chi lo indossa. È il gilè, meglio della marsina, che rivela il gusto e la personalità di chi l’indossa e talvolta le sue scelte culturali e politiche. Negli esemplari più antichi la sua lunghezza corrisponde a quella della marsina – il modello è l’abbigliamento turco con i diversi capi simili indossati l’uno sull’altro – ma nel tempo si accorcia, adattandosi alle forme più agili della sopravveste. Il gilè può essere confezionato con lo stesso tessuto dell’insieme, ma più spesso vi si contrappone per colore, tessuti e decorazioni più ricche, prediligendo il fondo bianco nella seconda metà del secolo. La sua posizione di capo parzialmente nascosto alla vista lo arricchisce di un significato particolare: il bianco sotto ai colori decisi e ‘maschi’ della marsina, rivela il contrasto fra apparenza esteriore e delicatezza del cuore.
  • Il fasto della corte. Gli abiti e gli accessori di corte erano espressione di potere e status sociale. La magnificenza dei tessuti, l’abbondanza di ricami in oro e argento con l’uso di pietre preziose caratterizzavano l’abbigliamento dei nobili e degli alti dignitari, sottolineando il loro ruolo nell’élite del tempo. Se nei salotti si apprezzano l’eleganza e il gusto, rivelati dalle raffinatezze nelle scelte che riguardano il proprio aspetto, a corte cambia il codice dell’apparire, il cui fine è il fasto. Coloro che circondano le figure reali non rappresentano sé stessi, ma la continuità del potere e dello splendore dei sovrani, declinato nel loro abbigliamento in forme diverse ma conseguenti dai ranghi più alti della gerarchia sociale, dai nobili, all’ultimo lacchè. Ad ognuno è assegnato il proprio posto, che la foggia, i colori, le decorazioni devono rivelare. La corte è come un unico, enorme, multiforme, sfavillante corpo la cui immagine ha l’unico scopo di asserire l’imprescindibilità, la continuità, la sacralità del potere.

Vale la pena ricordare come, la prima, decisiva semplificazione dell’abito maschile avvenne alla corte del re Sole a Versailles verso il 1660. Nato dalla combinazione di un capo militare, il ‘colletto’ di spessa pelle di bufalo lungo fino ai polpacci che protegge dai colpi di spada, e la fascinazione per il semplice ed elegante caftano turco, che copre uniformemente tutta la persona senza spezzarla all’altezza della vita, come invece accadeva per l’abito occidentale. Tradotto in tessuti pregiati, il colletto militare divenne allora la nuova veste maschile, che non rinunciava a elementi che ne ricordino l’origine guerresca: si adornava talvolta di alamari e fusciacche in vita che, come caratteristiche delle vesti turche, rimandavano a un’esibizione delle spoglie del nemico vinto. Alamari e fusciacche rimangono ancora oggi nelle alte uniformi militari.

Grande fascino per l’esotismo, del sogno, del ritorno alla natura; niente induce alla fantasticheria come gli echi di mondi lontani evocati dagli oggetti portati in Occidente dalle Compagnie delle Indie. Dalla metà del Seicento l’Europa viene invasa da prodotti cinesi, indiani, giapponesi, che parlano un linguaggio nuovo e misterioso. Le loro decorazioni influenzano i disegnatori tessili: la Francia – leader in Europa – inonda il mercato di sete dai colori nuovi e dai disegni immaginifici che gli storici hanno chiamato bizarre; poi piante e fiori dalle forme fiabesche, ma disegnate come se fossero vere, sembrano esplodere sulle superfici tessili, per placarsi infine in armoniose formule a meandro, interpreti del gusto dominante che tende alla levità e alla grazia. La rosa, simbolo della femminilità, è il tema dominante.

Dettagli

Didascali immagini

(courtesy MUVE Press
Ufficio stampa Fondazione Musei Civici di Venezia)

alcuni scatti dell’allestimento espositivo
tra cui spiccano splendidi particolari

 

Orari di visita

dal martedì alla domenica 10 – 18
(ultimo ingresso ore 17)
chiuso il lunedì

Dove e quando

Evento: Il seduttore. Il rinnovamento dell’immagine maschile al tempo di Casanova

Indirizzo: Museo di Palazzo Mocenigo - Santa Croce 1992 - Venezia
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Fino al: 27 Luglio, 2025