«Quale città v’è o qual fu mmai al mondo,
non si troverrà, né trovar puossi
maestri d’immagine di ciera al pari di questi
che ssono oggidì nella città di Firenze

(Benedetto Dei, circa 1470)

Allestita dalle Gallerie degli Uffizi nei nuovi spazi dell’Ala di ponente al piano terreno, ha aperto ieri la prima mostra dedicata alle collezioni fiorentine di ceroplastica e realizzata per offrire al grande pubbico la riscoperta di un ambito creativo perduto seppur dalla storia antichissima. Un progetto di alto valore chiuso da tempo in un cassetto, che ha trovato mezzi e sinergie per sorprendere e meravigliare con un’arte oggi quasi ignorata, in gran parte scomparse a causa della deperibilità della materia prima e, soprattutto, per la resistenza della critica ad accogliere quelle creazioni tra le cosiddette “arti maggiori”, fenomeno culturale che portò inesorabilmente alla dispersione. Al riguardo vale la pena ricordare il Granduca Pietro Leopoldo che quando, nel 1783 lasciò Firenze per salire sul trono d’Austria, oltre a regalie, ordinò una vendita all’asta di quella che era la straordinaria collezione fiorentina.

Testimonianze di ceroplastica erano già presenti in Naturalis historia (77-78 d.C.) di Plinio il Vecchio, tra l’altro l’autore romano riportava a sua volta usanze ancestrali, nate probabilmente dall’uso etrusco delle maschere mortuarie, divenute poi ritratti fisiognomici con la funzione di simulacri per il culto degli antenati. L’arte della cera è comunque rimasta viva nella sensibilità popolare (fino agli ex voto che ancora oggi si affidano alle fiamme sacre dei santuari cristiani) attraversando il periodo di massima diffusione nella Firenze medicea tra il Quattrocento e la fine del Seicento.

Morbida e neutra, quando veniva lavorata da abilissime mani di scultori rinascimentali, si plasmava in volti e corpi nella forma di immagini perenni. Con la cultura barocca, ossessionata dal passaggio del tempo, questa materia organica nata dalle api, che per la sua natura imita le caratteristiche della pelle, venne esaltata per dare forma al corpo vivo e al suo dissolversi. I curatori, Valentina Conticelli, Andrea Daninos e Simone Verde, in “Cera una volta. I Medici e le arti della ceroplastica” hanno finalmente riacceso la luce su quest’arte, focalizzando sul periodo all’apice dello splendore raggiunto quando, non solo per i santuari, ma anche per le raccolte principesche, questa peculiare forma di scultura, veniva ricercata per le elevatissime forme di virtuosismo.

In occasione della mostra, le Gallerie degli Uffizi hanno sostenuto numerosi interventi di restauro su opere in cera e in terracotta (appartenenti a istituzioni fiorentine, italiane e straniere), interventi indispensabili anche per approfondire le conoscenze sulle modalità di esecuzione. Rilevante è stato il contributo dei musei dell’università di Firenze con il prestito delle due opere di Gaetano Giulio Zumbo (Peste e Morbo gallico) facendo sì che, più della metà della sua intera produzione artistica, sia riunita in mostra.

L’allestimento propone una novantina di opere, un tempo esibite nella Tribuna degli Uffizi e a Palazzo Pitti – tornate visibili per la prima volta – insieme a prestiti provenienti da altri musei. Oltre a una ponderata selezione di cere, dipinti, sculture, cammei e opere in pietra dura, è ammirabile l’Anima urlante all’Inferno attribuita a Giulio de’ Grazia e la maschera funebre in gesso di Lorenzo il Magnifico, realizzata dallo scultore Orsino Benintendi. Dal profilo scientifico, per restituire dignità artistica alla ceroplastica, i Curatori, hanno voluto superarne i luoghi comuni delle origini e della natura culturale che, per gli storici dell’arte Aby Warburg e, soprattutto, Julius Schlosser, il ritratto rinascimentale – così come i busti di tradizione romana – sarebbero stati eredi dei calchi di cera dei volti dei morti, creazione “ancestrale”, connotata da valori religiosi e mistici (Schlosser incardina il suo ragionamento a partire dal Vasari, il quale a sua volta si basava su Plinio).

Invece, nella tesi alla base dell’esposizione, la ricostruzione storica proposta da Vasari sarebbe derivata dalla partecipazione a un’operazione propagandistica con l’obiettivo di porre la scultura del suo tempo quale ‘discendente diretta’ di quella di Roma, rivendicando per Firenze usi e costumi falsamente eredi della storia imperiale. Operazione alla quale Schlosser credette, edificandovi sopra un impianto teorico influenzato dallo sviluppo dell’antropologia, della psicanalisi e del positivismo del suo tempo, ma ignorando documenti e la reale storia della ceroplastica. Stando alle fonti, in effetti, la tecnica rinascimentale dei calchi ricorreva alla creta e non alla cera, nulla a che fare con la ceroplastica antica o con le immagini dei defunti del mondo romano.

A Firenze, la diffusione di sculture in cera sarebbe apparsa solo con lo sviluppo della siderurgia del bronzo (inizi XV secolo), in particolare con l’arrivo della tecnica a “cera persa” introdotta da Lorenzo Ghiberti nel cantiere delle porte del battistero. La riproduzione seriale dei modelli realizzati in questo materiale (necessari alla fusione), sarebbe solo in quel momento diventata un sottoprodotto di commercio per le botteghe che, oltre a busti e statue, avrebbero cominciato anche a realizzare oggetti di piccole dimensioni ispirati alla medaglistica.

Con precisione dalle fonti storiche il percorso espositivo, oltre a volgere al superamento di interpretazioni legate alla sfera del magico e dell’occulto, restituisce alla ceroplastica la sua dignità nell’ambito della storia della scultura. Fermo tutto questo, la mostra è di quelle da vivere seguendo le proprie sensazioni e il catalogo (Gallerie degli Uffizi) è fonte di approfondimento, oltre che utile ad attualizzare studi che potranno rivelare in futuro ulteriori sorprese.

Dettagli

Il percorso espositivo

(courtesy Ufficio stampa delle Gallerie degli Uffizi)

Nella prima sala sono esposte maschere funebri e ritratti in scultura eseguiti con la tecnica del calco, anche a grandezza naturale per mostrare il fronte più ampio in cui l’arte dei calchi si è andata esprimendo nel Rinascimento fiorentino e di cui la ceroplastica ha rappresentato uno dei tanti ambiti produttivi.

La seconda sezione è dedicata alle cere policrome del Cinquecento, a partire da quelle nella Tribuna degli Uffizi, il cui inventario elenca vari autori, Martino Pasqualigo, Giovanni Battista Capocaccia e Costantino de’ Servi, dei quali sono mostrati alcuni lavori. Insieme a questi, il ritrattino in cera di Francesco I de’ Medici, di Pastorino Pastorini, al quale Giorgio Vasari attribuiva l’invenzione della cera policroma, quella cioè dove il colore è incluso nella materia. Un altro tema caro alla ceroplastica del Cinquecento è quello delle bellezze in cera, vestite o “ignude”, collezionate a Firenze anche da Bianca Cappello, esposte vicino a una serie di piccoli ritratti, sempre in cera, di uomini illustri.

La terza sezione indaga un tema molto diffuso nella ceroplastica dei primi anni del Seicento, quello dei “Novissimi”, ossia le cose ultime e ignote a cui va incontro l’uomo: morte, giudizio, inferno e paradiso. Accanto a due esemplari conservati nel Tesoro dei Granduchi a Palazzo Pitti, sono esposte una serie di versioni dello stesso soggetto.

L’ultima sezione è dedicata al più celebre ceroplasta attivo nella seconda metà del Seicento, Gaetano Giulio Zumbo, che operò a Firenze dal 1690 al 1695, in particolare al servizio del Gran Principe Ferdinando de’ Medici. La peste, probabilmente la sua opera più celebre, è accostata, come nell’allestimento settecentesco, a un dipinto raffigurante la Testa della Medusa, all’epoca ritenuto di Leonardo.
Riuniti anche due gruppi frammentari raffiguranti il Morbo gallico, la poco nota Scena di stregoneria della Pinacoteca Nazionale di Sassari e il rilievo raffigurante la Corruzione dei corpi, acquistato recentemente dalle Gallerie degli Uffizi.
Accompagnano le cere di Zumbo una serie di dipinti di soggetto alchemico e di stregoneria: la Strega di Salvator Rosa, recentemente acquistata dagli Uffizi, e alcune altre cere ispirate al maestro siciliano.

Didascalie immagini

alcuni scatti dell’alletimento espositivo
(courtesy Ufficio stampa delle Gallerie degli Uffizi)

 

 

Dove e quando

Evento:

Indirizzo: Ala di ponente al piano terreno - Gallerie degli Uffizi - piazzale degli Uffizi - Firenze
[Guarda su Google Maps]

Date: 18 Dicembre, 2025 - 12 Aprile, 2026