Nelle sale monumentali di Castel Sant’Angelo, prosegue fino a domenica 15 febbraio 2026, la mostra promossa e realizzata dall’istituto del Ministero della Cultura Pantheon e Castel Sant’Angelo in occasione del centenario dell’istituzione del Museo Nazionale, avvenuta con Regio Decreto del 4 maggio 1925. Castel Sant’Angelo 1911–1925. L’alba di un museo ripercorre la lunga e complessa storia di questo straordinario edificio, nato come mausoleo imperiale e divenuto, nei secoli, fortificazione, residenza papale, carcere e caserma. La nascita del museo segnò il momento in cui il monumento venne restituito a una dimensione prettamente culturale, istituzione pubblica che, da allora è volta a valorizzare l’edificio e le collezioni che custodisce. Il progetto, ideato dal Direttore ad interim del Pantheon e Castel Sant’Angelo, Luca Mercuri, si avvale del contributo di un comitato scientifico composto da Matilde Amaturo, Luigi Gallo, Ilaria Miarelli Mariani e Mario Scalini.

Le origini di questo percorso affondano le radici in un altro momento simbolico: l’Esposizione del 1911, allestita nel Castello in occasione del cinquantenario dell’Unità d’Italia, perché fu allora che venne trasformato in spazio espositivo, attraverso una retrospettiva sull’arte italiana dalle origini a quel momento, che coniugava archeologia, arti figurative, arti decorative, ambientazioni storiche e percorsi tematici. Un’operazione culturale e simbolica che, proprio per la sua ambizione narrativa e sperimentale, contribuì in modo determinante alla riconfigurazione del monumento nel suo nuovo ruolo e la mostra attuale si ispira a tale esperimento rievocandone, in chiave contemporanea, atmosfere e suggestioni.

L’allestimento – dalle Sale di Clemente VIII, alla Sala della Giustizia, fino all’appartamento di Clemente VII e alla Sala di Apollo – inizia con gli acquerelli di Ettore Roesler Franz, provenienti dal Museo di Roma: vedute raffinate che documentano la città che stava sparendo sotto le trasformazioni urbanistiche richieste dal suo nuovo ruolo di Capitale del Regno. Spicca poi il dipinto di Umberto Prencipe con veduta di Roma nel Quattrocento, dal Museo Boncompagni Ludovisi, concepito proprio per l’evento espositivo del 1911: le sue dimensioni monumentali, il chiarore dell’alba che sta per sorgere, il respiro della composizione hanno ispirato il titolo di quello odierno.

Dalla collezione Gorga, anch’essa protagonista nel 1911, emergono i celebri strumenti musicali, ma anche oggetti archeologici come una stele tardoantica raffigurante un pretoriano. Quest’ultima, insieme a lastre romaniche scolpite, restaurate per l’occasione e restituite dai depositi del Museo delle Civiltà, omaggia la sezione dedicata nel 1911 alla lavorazione del marmo. Notevole è poi la scultura in gesso colorato di Giovanni Prini, con l’incontro tra il pontefice Eugenio IV e il castellano Antonio da Rido, appartenente alla sezione dedicata nel 1911 al racconto dei costumi e degli abiti storici.

Elia nel deserto dagli Uffizi, opera di Daniele da Volterra, allievo di Michelangelo, che rende omaggio alla sezione “michelangiolesca” del 1911.
Dalla Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini proviene la Veduta del Tevere a Castel Sant’Angelo del Vanvitelli, immagine storica che lega il monumento al suo paesaggio urbano, mentre, dall’Accademia di San Luca, una scultura in terracotta del Giambologna, allegoria di fiume, testimonianza del collezionismo accademico romano.

Una sezione specifica è dedicata a Bartolomeo Pinelli, artista che nella Roma dell’Ottocento seppe rappresentare con straordinaria forza visiva i mestieri popolari e le scene di vita quotidiana: le opere esposte si inseriscono in un filone che, nel 1911, intendeva valorizzare le espressioni dell’arte e della tradizione popolare, documentando il volto più autentico della città.

Ampio spazio è dedicato alle armi e armature storiche, in dialogo ideale con la sezione “uomini in arme” del 1911. Accanto a prestiti prestigiosi – come due celate provenienti dal Bargello di Firenze – si segnalano numerose opere restaurate per l’occasione dai depositi del Castello: tra queste, un’armatura medicea della seconda metà del Sediceimo secolo. L’allestimento restituisce con efficacia la forza espressiva di questi oggetti, che dialogano idealmente con il Ritratto di Alfonso I d’Este di Battista Dossi, proveniente dalla Galleria Estense di Modena, figura nota anche per la sua passione per l’artiglieria.
Una sezione è dedicata a Giovan Battista Piranesi e, le celebri Carceri d’invenzione, realizzate come metafora delle prigioni dell’anima, prendono idealmente ispirazione proprio dalle prigioni storiche di Castel Sant’Angelo. Le stampe, tirate appositamente dalla Regia Calcografia per la mostra del 1911, sono esposte in un allestimento che ne sottolinea il legame con la funzione carceraria del monumento, affiancate da oggetti che ne evocano la storia.

Proseguendo, una sezione archeologica in cui incisioni di Piranesi dedicate ai monumenti dell’antichità – tra cui Castel Sant’Angelo – anch’esse stampate dalla Regia Calcografia nel 1911 e conservate nei depositi del Museo, ma mai esposte negli ultimi decenni, dialogano con reperti antichi. Tra questi, materiali archeologici dello stesso Castello, spiccano le puntazze con tracce di legno carbonizzato ritrovate presso Ponte Sant’Angelo, resti degli antichi pali di fondazione ancora perfettamente leggibili, e alcuni bipedali in marmo bollati provenienti dal Mausoleo.
Il percorso si conclude nella magnifica Sala di Apollo, dove è stato riposizionato il grande plastico di Castel Sant’Angelo realizzato nel 1911, che osserva idealmente i busti marmorei di Adriano e Antonino Pio, legati alla fondazione e alla storia del Mausoleo. In un vano laterale, come un controcanto intimo, trova spazio l’angelo in legno dorato del Bracci, scelto come immagine simbolo dell’allestimento.

Alcune immagini storiche sono presentate in teca come preziosi documenti originali per uno sguardo del tempo su quell’evento straordinario. Altre fotografie, riprodotte in grande formato lungo il percorso espositivo, creano un’esperienza immersiva: mettono in dialogo oggetti presenti nel 1911 con quelli oggi nuovamente esposti o con opere che ne rievocano lo spirito. Si segnala l’immagine monumentale dell’inaugurazione, che restituisce l’atmosfera istituzionale e festosa della giornata.
Le fotografie dialogano anche con altri materiali originali del 1911: il manifesto storico della mostra, esposto in originale, la guida originale dell’Esposizione, ma anche una sua copia anastatica sfogliabile, che il pubblico può liberamente consultare. La presenza infine, della guida della mostra attuale, disponibile nel bookshop del Castello, suggerisce un gioco di rimandi tra passato e presente.