Avviate nel luglio 2019 per ricordare i duecento anni dall’inizio dei lavori al Tempio di Possagno, le celebrazioni canoviane si protrarranno fino al 2022 quando, il 13 ottobre, ricorreranno i duecento anni dalla morte dell’artista.
L’omaggio che la città di Milano dedica a Canova si dirama tra due istituzioni che mettono in connessione il mondo pubblico con quello privato: la Galleria d’Arte Moderna del Comune di Milano, e le Gallerie d’Italia di Intesa San Paolo.

Canova. I volti ideali è il titolo della riflessione che la GAM dedica ad uno dei pochi temi dell’arte canoviana non ancora trattati in modo capillare, quello appunto delle celebri “teste ideali” come l’artista stesso ebbe a chiamarle.
Era ormai all’apice della sua carriera quando Canova, lo scultore più famoso e richiesto d’Europa, svincolato da ogni commissione decise di dedicarsi alla realizzazione di una serie di effigi femminili che ebbero immediato successo. Non si trattava di ritratti, bensì di figurazioni nate dalla sintesi di elementi provenienti dalla natura, dall’antichità, ma anche dal Rinascimento e dai primitivi portati a summa dall’artista. Nessun personaggio reale, quindi, ma volti idealizzati, perfetti, epurati da ogni difetto e nei quali lo scultore indaga le infinite declinazioni della bellezza femminile.
Nel 1811 con il busto di Clio Canova inaugurò così un genere amatissimo dai contemporanei, raggiungendo l’apice con l’erma della Vestale che replicò in tre marmi esposti per la prima volta insieme. Con quest’opera l’artista andò così a inserirsi in una tradizione che dall’antichità romana arriverà ai contemporanei, influenzando gli artisti fino al Novecento come dimostra l’accostamento delle opere canoviane ad un marmo di Adolfo Wildt.

Alle Galleria d’Italia, invece, la mostra Canova – Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna sposta l’accento sul confronto tra i due “classici moderni” che condivisero il palcoscenico romano dove l’italiano arrivò nel 1781 rimanendovi fino alla morte, mentre il danese vi si insediò per quarant’anni a partire dal 1797. Temi e soggetti comuni furono il campo su cui si sfidarono a colpi di martello scalfito nel marmo; celebri ad esempio i gruppi de Le Grazie esposte in mostra in un inedito confronto diretto grazie ai prestiti dall’Ermitage di San Pietroburgo e del Thorvaldsen Museum. Sempre dal museo russo proviene inoltre un’altra icona canoviana Amore e Psiche stanti a confronto con la Psiche con vaso del danese.

Se Canova era l’artista capace di garantire il primato della scultura grazie al confronto sublime con l’antico, ridando alla Patria un’arte che era diventata vera e propria personificazione dell’identità nazionale, il danese Berthe Thorvaldsen ritornava a un’idea classica più severa che apriva, anche per l’arte nordica, ad una nuova stagione espressiva.
Canova, artista dalla fama universale, e Thorvaldsen, il Fidia nordico, ebbero quindi già in vita una grande fortuna come dimostrano alcuni capitoli della mostra che indagano sia i ritratti e le effigi che molti contemporanei gli tributarono a misura della loro grande ammirazione, sia le raffigurazioni dei loro studi, operose officine che divenivano una sorta di “museo dell’artista” dove erano esposti gessi e marmi spesso oggetto di interesse e di copia da parte di molti altri colleghi.

In una Roma capitale della scultura moderna i due “rivali”, ormai oggetto già in vita di una sorta di venerazione collettiva, partendo da una comune base di solida tecnica artistica si sfidarono quindi sul filo dell’interpretazione di alcuni grandi temi universali della vita e della morte, come il breve percorso della giovinezza, l’incanto della bellezza, le lusinghe e le delusioni dell’amore, creando opere che tuttora non possono che suscitare stupore in chi le osserva.

Didascalie immagini

  1. Antonio Canova, 
    Elena, 1811, 
    gesso, 69 x 35 x 30 cm, 
    Possagno,
    Museo e Gipsoteca Antonio Canova /
    Antonio Canova, 
    Elena, 1819 circa,
    marmo, 64 x 39 x 30 cm,
    San Pietroburgo,
    Museo Statale Ermitage
    foto di Alexander Koksharov
    © The State Hermitage Museum, 2019
  2. Antonio Canova, 
    Vestale, 1821-1822, 
    marmo, 49,8 x 31,9 x 24,1 cm, 
    Los Angeles,
    The J. Paul Getty Museum /
    Adolfo Wildt, 
    Vergine, 1924,
    marmo, 58 x 51 x 15 cm,
    Milano,
    Pinacoteca di Brera 
  3. Antonio Canova, 
    Le Grazie, 1812 – 1816, 
    marmo, 182 x 103 x 46 cm, 
    San Pietroburgo,
    Museo Statale Ermitage,
    foto © The State Hermitage Museum, 2019 /
    Bertel Thorvaldsen, 
    Le Grazie con Cupido, 1817 – 1819,
    marmo, 172,7 x 119,5 x 65,3 cm,
    Copenaghen,
    Thorvaldsens Museum
  4. Bertel Thorvaldsen, 
    Ganimede che riempie la coppa, 1819 – 1821, 
    marmo, 136 x 44,5 x 305 cm, 
    San Pietroburgo,
    Museo Statale Ermitage,
    foto © The State Hermitage Museum, 2019

IN COPERTINA
Antonio Canova, Le Grazie, 1812 – 1816, marmo, 182 x 103 x 46 cm, San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage,
foto © The State Hermitage Museum, 2019
[particolare]